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“Il piano del G7 di boicottare la Russia al G20 è fallito. Nessuno ha sostenuto i regimi occidentali. Ecco perchè ora sono furiosi”, si legge in una nota diffusa da Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo. “La Russia è stata così isolata che Lavrov ha lasciato la riunione dopo aver parlato”, ha invece dichiarato Catherine Colonna, ministro degli Esteri francese. Al termine del G20 di Bali sono emersi pochi fatti concreti ma almeno due punti di vista differenti su quanto andato in scena.

Da una parte ci sono i russi, che puntano il dito contro il presunto tentativo dell’Occidente, poi fallito, di ottenere il sostegno delle principali economie mondiali per mettere pressione su Mosca e convicerla a ritenersi responsabile della guerra di fronte al mondo intero. Dall’altra troviamo chi, come Colonna, ha letto l’addio anticipato di Sergej Lavrov al summit come un segnale di estrema difficoltà da parte del Cremlino. Sono seguite repliche e controrepliche, note ufficiali e attacchi reciproci.

Fatto sta che quello che avrebbe dovuto essere una sorta di stress test diplomatico, da sfruttare al meglio per capire il grado di isolamento russo nella diplomazia mondiale, si è trasformato in un giallo a tutto campo. Lavrov ha abbandonato la stanza dei colloqui infischiandosene dei discorsi degli altri leader, oppure era impegnato a tenere colloqui bilaterali in una sala attigua? Il potente ministro russo e il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken si sono parlati o ignorati del tutto?



Il flop del G20

Che non fosse una giornata in discesa lo si era intuito fin da subito, quando i Paesi del G7 hanno scelto di rinunciare sia alla cena di inizio dei lavori che alla foto di gruppo. Colpa di Lavrov, considerata una presenza non gradita, che in tutta risposta ha saltato l’ultima sessione del vertice, ovvero quella riguardante la sicurezza alimentare.

Il ministro russo ha attaccato i suoi avversari, spiegando che il blocco occidentale ha sostanzialmente sfruttato un appuntamento del genere per criticare la Russia. “Aggressori, invasori, occupanti. Abbiamo sentito molte cose oggi. La discussione si è spostata quasi immediatamente sulle critiche frenetiche rivolte alla Federazione Russa in relazione alla situazione in Ucraina. Durante la discussione, i partner occidentali hanno evitato di seguire il mandato del G20 e di affrontare le questioni dell’economia mondiale“, ha denunciato Lavrov, parlando con i giornalisti.

L’Indonesia, nelle vesti di padrone di casa dell’appuntamento, ha dovuto accettare una dura realtà: i membri delle economie più importanti del mondo sono tornati a casa senza aver messo nero su bianco uno straccio di accordo o intesa comune. Su nessun argomento.

L’incontro misterioso

La corrida del G20 indonesiano ha lasciato spazio ad un giallo particolarmente rilevante. Secondo quanto riportato da Reuters, che ha riportato le affermazioni di Retno Marsudi, ministro degli Esteri indonesiano che ha presieduto il forum, Lavrov e Blinken avrebbero avuto un faccia a faccia nella sala riunioni. Non è dato sapere di cosa avrebbero discusso. Sappiamo però che Blinken, al termine del G20, ha affermato che le sfide derivanti dall’aumento dei costi alimentari ed energetici sono state “drasticamente esacerbate dall’aggressione russa” all’Ucraina. Non sarebbe invece andata così per il New York Times, secondo cui il segretario Usa – così come altri ministri occidentali – si sarebbe rifiutato di incontrare il ministro russo.

In ogni caso, alla vigilia del G20, il dipartimento Usa spiegava che non ci sarebbe stato alcun incontro ufficiale, a causa della scarsa volontà russa di dialogare. Lavrov si è comunque seduto con diversi ministri di nazioni che hanno rifiutato di unirsi alla “coalizione” guidata dall’Occidente contro il Cremlino. Tra questi Paesi troviamo Cina, India, Brasile, Turchia, Argentina e Indonesia.

Se Blinken e Lavrov hanno avuto un faccia a faccia, è probabile che il punto chiave della loro discussione possa essere individuato nel braccio di ferro sul grano. Mosca continua a ripetere che è compito di Kiev sminare i porti e far uscire i suoi cargo nel Mar Nero. Lavrov, al termine del G20, ha quindi rispedito all’Occidente ogni accusa spiegando che il grano bloccato in Ucraina equivarrebbe all’1% delle riserve mondiali. Tradotto: i problemi di sicurezza alimentare non possono essere collegati alla cosiddetta “operazione militare speciale” russa.





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