La pandemia ha assestato un duro colpo alle relazioni commerciali tra Cina ed India. L’esecutivo di Nuova Delhi ha deciso di vincolare gli investimenti provenienti da quei Paesi che confinano con l’India ad una previa autorizzazione governativa. Il provvedimento restrittivo andrà a colpire in particolare modo Pechino, dato che gli scambi commerciali con Bangladesh e Pakistan sono già soggetti a limitazioni. Secondo il Ministero del Commercio le nuove limitazioni dovrebbero impedire “acquisizioni opportunistiche” di compagnie indiane da parte di investitori cinesi. Pechino ha espresso irritazione nei confronti delle nuove norme che costituirebbero, a suo dire, una violazione ai principi del libero scambio imposti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. La Cina è, ad oggi, uno dei maggiori investitori sui mercati mondiali ed il 74 per cento di questi flussi è diretto verso l’Asia. Il predominio di Pechino è poi favorito dalla grave crisi economica che sta colpendo Europa e Stati Uniti.

Un futuro incerto

L’India è sinora riuscita a contenere la diffusione del Covid-19 grazie ad un massiccio lockdown che, però, avrà gravi ricadute sul sistema produttivo e sulla crescita economica. Le autorità del Paese hanno confermato la presenza di oltre 31mila casi mentre le morti sarebbero poco più di mille: un bilancio destinato, purtroppo, ad aumentare. L’opinione pubblica indiana potrebbe ritenere, una volta terminata la pandemia, che la Cina sia responsabile di quanto accaduto e ciò determinerà un atteggiamento generalmente ostile, anche a livello politico, nei confronti di Pechino. Al momento, però, le cose non vanno in questa direzione: Subrahmanyam Jaishankar, ministro degli Esteri di Nuova Delhi,  ha reso noto di aver discusso circa una possibile collaborazione per fronteggiare l’emergenza con il suo omologo cinese Wang Yi. Il futuro è, però, incerto: i rapporti tra India e Cina sono legati agli equilibri sullo scacchiere asiatico e su quello globale dove le due nazioni rivaleggiano per la supremazia. Un’alleanza stabile tra le parti appare dunque fuori discussione.

Interessi divergenti

Gli interessi divergenti di India e Cina sono particolarmente evidenti nella crisi del Kashmir: Pechino è legata ad Islamabad da un’amicizia pluridecennale ed eventuali, nuovi sviluppi in loco porterebbero ad un inevitabile crisi con Nuova Delhi. C’è poi il caso dello Sri Lanka: l’isola è oggetto delle attenzioni della Repubblica Popolare ma, al tempo stesso, è strategicamente vicina alle coste indiane. Il Nepal, infine, è un altro terreno di scontro tra le parti: il 90 per cento degli investimenti esteri nel Paese proviene da Pechino che ha anche promesso, nell’ottobre 2019, di elargire 500 milioni di dollari in aiuti economici a Kathmandu. La Repubblica Popolare ha anche finanziato la costruzione di infrastrutture e di progetti energetici nella nazione himalayana, che ha anche aderito al maxi-progetto della Nuova Via della Seta. L’India non è rimasta a guardare ed ha potenziato le proprie relazioni politiche, economiche e militari con gli Stati confinanti e può contare sulla comunanza culturale  con la popolazione nepalese. L’evoluzione degli scenari regionali determinerà il futuro delle relazioni tra India e Cina.

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