Il futuro della commissione anti-Putin negli Usa è a rischio

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Il nome della Commissione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, meglio conosciuta come “Helsinki Commission”, ente indipendente del governo federale degli Stati Uniti con sede a Washington, è tornato di strettissima attualità dopo l’invasione russa dell’ucraina del 24 febbraio 2022. In maniera analoga e complementare all’Usaid, da oltre 45 anni la Commissione statunitense controlla il rispetto degli accordi di Helsinki e si prefigge l’obiettivo di “promuovere la sicurezza globale” attraverso la “promozione dei diritti umani, della democrazia e della cooperazione economica, ambientale e militare” nella regione dell’Osce, composta da 57 nazioni, da Vancouver a Vladivostok. Co-presieduta dal repubblicano Joe Wilson della Carolina del Sud e dal senatore democratico Ben Cardin del Maryland, ora la Helsinki Commission, tra i maggiori sponsor e supporter della politica dell’amministrazione Biden in Ucraina attraverso l’invio di armi da destinare alle truppe di Kiev, è finita nel mirino dei repubblicani “Maga” fedeli all’ex presidente e candidato alla Casa Bianca, Donald Trump.

Come riporta Politico, infatti, ora l’ente bipartisan rischia di rimanere senza fondi per via di una legislazione promossa dal deputato repubblicano dell’Arizona, Andy Biggs, supportata da alcuni esponenti del partito vicinissimi all’ex presidente come Matt Gaetz. Ma a infangare il nome della Helsinki Commission è soprattutto il recente scandalo che riguarda Kyle Parker, influente consulente della commissione. Regolamento di conti interno, come ipotizza proprio Politico? Scontro sulla futura politica estera Usa? Sta di fatto che il futuro della commissione “anti-Putin” negli Usa è sempre più a rischio.

Lo scandalo che ha travolto la Commissione che sostiene Kiev

“Falco” e fervente anti-Putin, tanto da essere sulla lista degli americani banditi dalla Federazione Russa, ora Kyle Parker è accusato di essere un agente del controspionaggio ucraino. Come riportato dal New York Times, infatti, Parker è sotto indagine del Congresso per i suoi frequenti viaggi in Ucraina e per aver fornito 30.000 dollari in equipaggiamento alle truppe di Kiev: inoltre, avrebbe frequentato le prime linee ucraine indossando mimetiche militari ucraine, oltre ad aver assunto un funzionario ucraino per una borsa di studio negli Stati Uniti nonostante le obiezioni dei funzionari di etica e sicurezza del Congresso. Le accuse hanno indotto il presidente della Helsinki Commission, Joe Wilson, a chiedere il licenziamento di Parker al fine di progettare la sicurezza nazionale, citando “gravi presunti atti impropri che coinvolgono individui ucraini e altri stranieri”.

Come sottolinea il New York Times, la Helsinki Commission “è una voce chiave a favore dell’Ucraina, sia a Capitol Hill che in Europa” e Parker non è un funzionario qualunque, ma un esperto e longevo assistente del Congresso americano. L’accusa mossa contro di lui è molto grave: avrebbe così esagerato nel suo convinto sostegno alla causa ucraina da essere potenzialmente considerato un agente straniero. Il rapporto, scritto dal direttore esecutivo della Commissione di Helsinki, Steven Schrage, e dall’avvocato Michael Geffroy, afferma infatti che Parker è stato “consapevolmente o inconsapevolmente preso di mira e sfruttato da un servizio di intelligence straniero”. 

Promotore del Magnitsky Act 

Parker non è nome nuovo alle cronache. Nel 2018, in piena isteria dovuta al “Russiagate”, il leader russo Vladimir Putin propose all’altra presidente Usa Donald Trump di fornire l’assistenza di Mosca nelle indagini degli Stati Uniti sulle interferenze elettorali del 2016; in cambio gli Usa avrebbero dovuto consentire agli agenti del Cremlino di interrogare alcuni cittadini americani tra cui Michael McFaul, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, e il finanziere di origine americana Bill Browder, che ha esercitato con successo pressioni sul governo statunitense per imporre nuove sanzioni a Mosca. Tra gli americani nel mirino del leader russo c’era proprio anche Kyle Parker, il funzionario del Congresso al centro dello scandalo e promotore del Magnitsky Act, legge che venne concepita per perseguire con sanzioni ad personam i responsabili di reati di corruzione e gravi violazioni dei diritti umani.

il recente scandalo e il conseguente dibattito sul futuro della “Helsinki Commission” si lega alla campagna elettorale statunitense. Indebolita la commissione, più influente di quanto non si pensi, sarà più facile per i repubblicani Maga interrompere il flusso di denaro – e di armi – verso Kiev. E il futuro della stessa commissione potrebbe essere in serio pericolo se a novembre dovesse tornare Donald Trump nello Studio Ovale. Magari non sparirebbe, ma la Helsinki Commission verrebbe drasticamente depotenziata, come suggeriscono le recenti mosse dei repubblicani trumpiani. Un futuro “grigio” per l’organizzazione figlia della Guerra Fredda, considerata un pilastro del potere americano all’estero.