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Nonostante la designazione del nuovo primo ministro del Paese, Mohammed Allawi, non si sono ancora placate le proteste che dallo scorso ottobre stanno interessando l’Iraq. Tuttavia, mentre precedentemente sciiti e semplici oppositori del governo sostenevano la stessa linea, il fronte delle proteste che si riconosce nella guida spirituale sciita Moqtada al-Sadr ha assunto una posizione allineata con il nuovo esecutivo, data la sua vicinanza con le posizioni dell’Iran. Dopo l’appoggio del chierico iracheno al nuovo esecutivo, il fronte sciita ha deciso di fermare le proteste, attendendo quali siano gli indirizzi che saranno intrapresi dal governo di Allawi; mentre il resto degli oppositori del ceto politico attuale del Paese continua a rivendicare nuove elezioni che scongiurino ingerenze esterne.

L’attacco al campo di proteste di Najaf

Nella giornata di mercoledì i manifestanti sciiti a Najaf hanno preso d’assalto uno degli avamposti occupati dai manifestanti contro l’attuale governo insediato, provocando secondo le fonti mediche otto morti e circa una ventina di feriti. La notizia, riportata dall’agenzia di stampa Reuters, ha quindi evidenziato la sostanziale rottura tra i due blocchi delle proteste, che in questo momento hanno intrapreso posizioni divergenti ed in conflitto tra loro. Durante l’assalto, compiuto con ordigni molotov ed al quale ha fatto seguito la risposta armata dei manifestanti, si è assistito a scene di guerra civile, che hanno rievocato il passato ancora ben conosciuto dalla popolazione dell’Iraq.

Al-Sadr ha preso le distanze dall’accaduto, evidenziando come sia legittima per la fronda anti-governativa l’intenzione di portare avanti le proteste. Tuttavia, la sua presa di distanza dalle proteste ed il suo momentaneo sostegno all’esecutivo guidato da Allawi suggeriscono come la rottura del fronte delle proteste sia ormai definitiva e potrebbe causare nuovi scontri in futuro.

Allawi ha il sostegno dei partiti filo-iraniani

Allawi è potuto salire al potere del Paese grazie al sostegno dei partiti filo-iraniani, allineati con le posizioni di Teheran; in uno scenario che gli ha garantito anche il sostegno della popolazioni sciita allineata con la figura del religioso al-Sadr. Tuttavia, lo stesso allineamento con le posizioni dell’Iran ha provocato delle nuove proteste sul fronte contrario alle ingerenze estere nel Paese, alimentando una nuova serie di sommosse popolari che hanno raggiunto il proprio apice nello scontro cittadino di Najaf.

Pronti via, Allawi si trova dunque costretto a gestire dei nuovi sviluppi delle proteste civili, che mai come in questo momento potrebbero portare verso la guerra civile il sud del Paese. Accantonato il rischio di manifestazioni in grado di paralizzare completamente l’apparato statale, adesso la paura è quello che nelle strade di Najaf si assista a nuovi scontri urbani, calando la città nella guerra civile (con il rischio di derive dovute alle differenti confessioni).

In questo scenario, Allawi è costretto ad iniziare il proprio lavoro con cauti piedi di piombo, rischiando di rallentare il programma di ripresa dell’Iraq che con la sua elezioni poteva apparire ben avviato anche grazie al sostegno di al-Sadr. Tuttavia, l’evolversi della vicenda ha sottolineato ancora una volta come la popolazione irachena sia quanto mai spaccata, soprattutto per quanto riguarda la gestione politica del Paese; con una parte della popolazione che gradirebbe l’avvicinamento a Teheran, mentre l’altra vorrebbe gli interessi stranieri definitivamente fuori dal Paese.