diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Frances Haugen è la gola profonda (“Whistleblower”) che sta inguaiando Facebook e Mark Zuckerberg. Come denunciato al Congresso dall’ex dipendente, ci sarebbe il mancato interesse da parte dei dirigenti della società di correggere una serie di storture e ingiustizie provocate dalla piattaforma social. “I prodotti di Facebook danneggiano i bambini, alimentano la divisione e indeboliscono la nostra democrazia” ha spiegato Haugen. “Vogliono farvi credere che dovete scegliere tra avere un Facebook pieno di contenuti estremi e divisivi e la perdita di uno dei più importanti valori su cui è stato fondato il nostro Paese: la libertà di espressione”. Haugen ha inoltre consegnato 10mila documenti e “leak” al Congresso americano, per poi essere pubblicati da un consorzio di giornali Usa. A Londra, sentita dalla Camera dei Comuni, la gola profonda ha ulteriormente rincarato la dose contro i suoi ex datori di lavoro, accusando Facebook di contribuire ad “aggravare l’odio nella nostra società”, perché “gli algoritmi di Facebook danno la priorità a contenuti estremi” e “il profitto viene prima di tutto”. Dalle accuse di Haugen emerge dunque una narrativa ben precisa: Facebook non fa abbastanza per “limitare” i contenuti sulla sua piattaforma, alimentando così l’hate speech.

Il fondatore di eBay contro Mark Zuckerberg

Questo è un punto di vista molto caro ai democratici Usa, che da tempo intendono intervenire contro Facebook non per tutelare la libertà di espressione ma, al contrario, per censurare i “discorsi d’odio”. Con il rischio, concreto, che nel calderone dei “discorsi d’odio” ci finisca un po’ di tutto – soprattutto quello che non piace ai dem – con possibili limitazioni alla libertà di parole e di espressione, dove a farne le spese sono – e saranno – soprattutto i conservatori. Haugen, naturalmente, non è affatto sola in questa sua crociata con Facebook ma è ben supportata – e finanziata – da uno degli uomini più ricchi e potenti del pianeta: Pierre Omidyar, fondatore di eBay. Come conferma Politico, infatti, la gola profonda Haugen le cui rivelazioni hanno scosso il più grande social network del mondo, ha ricevuto l’aiuto dietro le quinte del magnate e filantropo.

L’organizzazione filantropica globale di Omidyar, Luminate, si occupa della stampa e delle relazioni governative di Haugen in Europa, e la sua fondazione lo scorso anno ha donato 150.000 dollari a Whistleblower Aid, l’organizzazione no profit che fornisce la rappresentanza legale alla Whistleblower di Facebook. A questo si aggiunge il fatto che il principale rappresentante delle pubbliche relazioni di Haugen negli Stati Uniti, l’ex portavoce di Obama, Bill Burton, gestisce gli affari pubblici per il Center for Humane Technology, un’organizzazione no-profit che riceve finanziamenti da Omidyar. Perché il 26esimo uomo più ricco del pianeta sostiene una gola profonda di Facebook, in “combutta” con alcune personalità legate al Partito democratico Usa?

Che cosa si nasconde dietro le rivelazioni della gola profonda

Dietro le azioni di Haugen c’è un disegno e un obiettivo ben preciso: rendere Facebook e i social media in generale un luogo meno “libero” di quello che è ora, più controllato. Il giornalista fondatore di The Intercept e Premio Pulitzer, Glenn Greenwald, conosce molto bene il fondatore di eBay: fu proprio quest’ultimo a finanziare The Intercept nel 2013 dopo che Greenwald abbandonò il Guardian. Greenwald riconosce al suo ex editore di non aver mai interferito nel suo lavoro, almeno finché sulla scena politica non spuntò Donald Trump e il tycoon venne accusato di dubbi legami con il Cremlino (Greenwald ha lasciato The Intercept lo scorso anno in aperta polemica con la redazione).

Come scrive Greeenwald sul suo blog, “il ruolo centrale di Omidyar in questo ultimo schema per imporre un maggiore controllo sui social media non sorprende perché lui e la sua fondazione multinazionale, la rete Omidyar, finanziano molte se non la maggior parte delle campagne e organizzazioni progettate per controllare il discorso politico su Internet sotto la benevola bandiera della lotta alla disinformazione e all’estremismo”. Quando si tratta di internet, sottolinea il giornalista, “poche cose sono più pericolose del permettere a un piccolo numero di miliardari che la pensano allo stesso modo di usare la loro vasta ricchezza per controllare i contorni del discorso consentito. Eppure è proprio quello che sta accadendo. E la campagna ovviamente orchestrata, ben pianificata e ben finanziata incentrata su questa nuova Giovanna d’Arco high-tech, pronta per essere martirizzata per salvarci tutti da un Internet pericoloso, è solo l’ultimo esempio”. Zuckerbeg deve dunque affrontare una fitta rete di interessi che vanno ben al di là di qualche whisteblower.