La geopolitica della corsa allo spazio
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Il Fn è ad un bivio. Dopo l’uscita di scena, temporanea o meno, di Marion Marechal Le Pen, il quadro si sta facendo mano a mano più chiaro. La notizia dell’abbandono della giovane Le Pen trapelava negli ambienti da settimane, l’ufficialità è arrivata soprattutto mediante questa lettera.. Marine Le Pen sembra aver preso bene la cosa. Meno, molto meno, il nonno Jean Marie. Che ci sia un dibattito interno per analizzare le motivazioni della recente sconfitta elettorale contro Emmanuel Macron, è ovvio. Quale sia la direzione che il Front National prenderà per il futuro, specie in vista delle imminenti legislative, invece, è ancora da chiarire. E proprio l’abbandono di Marion Le Pen potrebbe costituire un indizio in tal senso.La nipote più famosa di Francia, infatti, è sempre stata la punta di diamante dell’opposizione alle linea maggioritaria del partito, quella di Philippot, l ‘uomo che ha contribuito a laicizzare del tutto il lepenismo francese. Non solo: il numero due del Fn è stato fondamentale per liberare il frontismo dai retaggi del passato e per aprirlo a livello programmatico verso la questione sociale. Marion, invece, ha rappresentato il collante con il mondo militante radicale francese (come il GUD o l’Action Francaise); il suo ritiro, insomma, come spiegato qui,  rischia di far perdere parecchi voti degli elettori conservatori al Fn. La tematica dell’immigrazione, esemplificativamente, rischia di passare in secondo piano rispetto alla contrapposizione tra alto e basso, di cui Philippot è uno dei teorici principali. Si parla sempre più insistentemente di una vera e propria svolta repubblicana. Perché? La ragione, se non altro, è facilmente derivabile dalle mappe elettorali delle presidenziali.La maggior parte dei francesi di seconda e terza generazione, prescindendo dal dato religioso che resta comunque rilevante, ha scelto di votare Macron al ballottaggio dello scorso 7 maggio. La problematica, letta così, diviene chiara: molti francesi considerano ancora il Fn come il retaggio di un pericolo passato. Questo fattore, invece di mettere in discussione la linea maggioritaria del partito, in realtà, conferma la bontà del lavoro di Philippot. Se si volessero trovare, in fin dei conti, delle motivazioni politiche sull’abbandono della Le Pen più giovane, non si potrebbe che constatare come la sua visione delle cose, prettamente legata al conservatorismo dello spirito originario del Front national, quello del nonno, si sia rilevata, dal punto di vista del consenso numerico, assolutamente perdente.Il piano di base, dunque, sarebbe la costituzione di un Movimento repubblicano di rinascita, una strategia che terrebbe ben poco in conto gli umori della base storica e che invece cercherebbe di convergere sempre più verso il gaullismo. Già l’accordo con Dupont-Aignan, che sarebbe divenuto premier nel caso in cui Marine Le Pen avesse vinto le elezioni, andava letto in questo senso. C’è, infine, un’altra strategia sul tavolo delle possibilità: quello di insistere con la linea antiglobalista ( in realtà la prima proposta non esclude l’altra). Il tentativo di includere, insomma, quanti più elettori anti-sistema possibili, compresi quelli di Mélenchon. Come spiegato qui, il simbolo scelto sarebbe la rosa blu già utilizzata in questa campagna elettorale. Il nome del movimento, invece, diverrebbe “in nome del popolo“.

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