C’è un grande assente nell’escalation tra Russia e Ucraina delle ultime settimane che non ha saputo né far sentire la propria voce né giocare il ruolo da protagonista che le spettava: l’Europa. O, per meglio dire, l’Unione europea. Se è vero che l’Ue in tema di politica estera ha competenze limitate in favore degli stati membri, è altresì vero che una posizione comune dei tre leader di Francia, Germania e Italia avrebbe coinciso con una presa di posizione più forte. Ma invece l’Ue è stata del tutto incapace di svolgere il necessario ruolo di mediazione tra Russia e Ucraina. Intendiamoci, l’inconsistenza dell’Ue nelle crisi internazionali non è una novità, già con l’Afghanistan e ancor prima con la primavera araba e la guerra in Siria, si era dimostrata la carenza europea nell’assumere un posizionamento che tuteli gli interessi delle nazioni del vecchio continente.
Il problema – e questo è fisiologico quando ci riferiamo a un’entità sovranazionale come l’Ue – è che non sempre gli interessi di una nazione coincidono con quelli di un’altra e ciò è evidente in particolare nell’Est Europa.
Est Europa diviso
Nei paesi europei più vicini al possibile conflitto, le sensibilità nei confronti della Russia sono molteplici; se in Polonia e nei paesi baltici è forte il sentimento anti russo, diverso è il caso ungherese dove il governo Orban, consapevole della dipendenza energetica dalla Russia, è molto più cauto. Non giovano inoltre i rapporti tutt’altro che di buon vicinato con l’Ucraina determinati da ragioni storiche e dalla situazione della minoranza magiara che ancora oggi vive nell’ovest dell’Ungheria. Diverso ancora il caso della Romania che è uno dei principali avamposti della Nato nell’area.
Al netto di chi spinge per un approccio più forte (paesi baltici e Polonia) e di chi è più cauto (nazioni Europa occidentale), fino a pochi giorni fa tutti erano concordi nel cercare una strada diplomatica per evitare di arrivare a uno scontro aperto con la Russia. L’evolversi della situazione nelle ultime ore e il riconoscimento del Donbass hanno però scompaginato le carte in tavola e complicato la situazione. Di certo la strada che si è intrapresa, quella delle sanzioni, penalizza non solo la Russia ma anche la stessa Europa poiché le sanzioni colpiscono sia chi le riceve sia chi le effettua.
L’errore di Borrell
Non ha aiutato nel dialogo con la Russia la mancanza di autorevolezza e forza degli interlocutori europei, emblematico il tweet dell’Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell che, riferendosi alle sanzioni verso la Russia, ha scritto: “niente più shopping a Milano, feste a Saint Tropez, diamanti ad Anversa” riassumendo in poche righe tutta l’inadeguatezza dei vertici dell’Ue nel trattare una questione così delicata. Non a caso il presidente del gruppo ID Marco Zanni ha annunciato un’interrogazione sul caso affermando: “purtroppo non è la prima volta che, nei riguardi della questione russa ucraina, Borrell commette leggerezze e tutti quanti abbiamo ancora vivido il ricordo dell’umiliazione da lui subita a Mosca, maltrattato dal ministro Lavrov. Borrell si dimostri adeguato al suo ruolo o si faccia da parte: la questione Ucraina è purtroppo molto seria e delicata, l’Ue non può permettersi di affrontarla con imprudenza o passi falsi”.
Il vero fallimento dell’Ue nella crisi russo-ucraina è stata l’incapacità di parlare con una sola voce ed è rappresentata dal rapporto tra i leader francese, tedesco e italiano con Putin. Se gli incontri con Emmanuel Macron e Olaf Scholz non hanno portato (nonostante gli annunci francesi) a un nulla di fatto, Draghi non ha ancora incontrato il capo del Cremlino nonostante l’Italia possa giocare un ruolo importante visto sia il prestigio internazionale dell’ex Bce sia il ruolo di cerniera tra Europa occidentale e orientale svolto storicamente dal nostro Paese.