(Beirut) C’è il pericolo di infiltrazioni cinesi in Israele. È sempre più invasivo il ruolo della superpotenza asiatica nella sua economia. Il gigante dell’estremo oriente è coinvolto spesso in grandi progetti infrastrutturali e acquista tecnologie all’avanguardia dal piccolo Stato mediorientale. Ciò pone dei problemi. Ad esempio il nuovo impianto commerciale di Haifa è gestito dallo Shangai International Port Group. Haifa è tra i porti più importanti e più trafficati di Israele, e lì è la base dei suoi sottomarini in grado di lanciare missili nucleari. La vendita di tecnologia ultra-specializzata comporta anche delle criticità. Dopo l’intervento americano nel 2005 Israele ha terminato di vendere armi alla Cina. Ma esiste la tecnologia cosiddetta a doppio uso. Come l’intelligenza artificiale e i sistemi informatici che possono essere usati anche nell’attività di intelligence. E ciò preoccupa gli alleati di Israele, soprattutto gli Stati Uniti.

Un altro problema strategico è l’alleanza della Cina con il nemico numero uno di Israele, l’Iran. Pechino ha aiutato Teheran a modernizzare il suo settore militare e gli ha venduto tecnologia nucleare civile. Nei primi otto mesi del 2018 Israele ha venduto beni per 3,5 miliardi di dollari alla Cina, il 63% in più rispetto allo tesso periodo dell’anno precedente.

Einat Lev, finanziere israeliano a Shangai, ha spegato così il fenomeno dell’avvicinamento dei due paesi ad Haaretz: “Il governo cinese è incuriosito dal laboratorio Israele, di come il paese sia diventato rapidamente un campione nell’innovazione e nell’imprenditoria, Israele come ‘Start-Up Nation'”, dal libro best seller di Saul Singer e Dan Senor. Anche perché la Cina si è prefissata di diventare una superpotenza tecnologica entro il 2025. Così i cinesi arrivano in Israele per capire come questo piccolo paese sia diventato una potenza nella creatività e nell’innovazione.

Anche Alexander Pevzner, fondatore del Chinese Media Center della School of Media Studies del College of Management Academic Studies di Israele, afferma che le relazioni sino-israeliane si sono molto ampliate nelgi ultimi tempi. “Ciò è dovuto a due motivi: alla debolezza dell’amministrazione Obama e alla decisione del governo Netanyahu di separare i legami della Cina con l’Iran da quelli propri con Pechino”. Il motto è: “Fare affari senza cercare di persuadere i cinesi a fare pressioni sull’Iran”.

Non è da dimenticare l’iniziativa cinese “One Belt One Road“, che mira a ricreare tramite la costruzione di moderne infrastrutture la via della seta. Una fitta rete che unisce paesi dal Mar Baltico all’Oceano Pacifico. L’obiettivo? Costituire un nuovo ordine mondiale in competizione con quello della superpotenza americana.

Ma l’intesa tra Israele e tutto l’estremo oriente è stata consolidata anche da un intervento di Netanyahu in India: “Anche noi come voi siamo come un albero che ha radici profonde nel nostro antico suolo, eppure gettiamo le foglie nei cieli. Continuiamo a indagare, a cercare nuovi mondi”. Israele flirta ormai in maniera aperta con l’Asia, nonostante i pericoli e le controindicazioni.

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