L’obiettivo dell’Unione europea è quello, entro marzo 2021, di vaccinare almeno l’80% della popolazione di età superiore agli 80 anni e l’80% degli operatori sanitari e sociali in ogni Stato membro nella lotta contro il Covid-19. Entro l’estate del 2021 gli Stati membri dovrebbero avere vaccinato almeno il 70% dell’intera popolazione adulta. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un editoriale pubblicato sul quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha respinto nuovamente le accuse secondo cui l’Ue avrebbe concluso troppo tardi gli accordi di pre-ordine dei vaccini contro il coronavirus. La presidente della Commissione Ue ha spiegato che le difficoltà nella fornitura di vaccini contro il Covid-19 in Europa sono legate al fatto che c’è “una carenza globale di componenti importanti necessarie nella produzione dei vaccini”, ha scritto la presidente della Commissione. E’ fuorviante presumere che un contratto firmato prima avrebbe comportato una consegna più rapida. Piuttosto, il collo di bottiglia è ora dovuto a processi di produzione complessi e alla mancanza di elementi fondamentali per il vaccino. Riconoscendo che questo problema si sta rivelando “doloroso” a causa delle grandi aspettative dei cittadini europei, von der Leyen ha sottolineato: “Se ne fossimo stati tutti consapevoli al momento dei rischi legati al lancio di tale produzione di massa, avremmo mitigato le aspettative di una rapida vaccinazione”.

Il flop di Ursula von der Leyen

I ritardi dell’Unione europea nella campagna di vaccinazione, tuttavia, sono sotto gli occhi di tutti. E sul banco degli imputati la prima a finire è proprio Ursula von der Leyen. In una durissima analisi, Politico sottolinea che “i difensori del presidente della Commissione europea” possono analizzare” i contratti dell’UE con Big Pharma” che vogliono, difendere” i tortuosi protocolli di approvazione dei farmaci presso l’Agenzia europea del farmaco” e “lamentarsi della scarsità della produzione di vaccini in Europa quanto vogliono. Niente di tutto ciò cambia la semplice realtà: che nei momenti critici della crisi, Ursula von der Leyen ha preso decisioni che hanno ostacolato il lancio del vaccino e messo a dura prova la coesione dell’Unione europea”. La colpa dell’ex ministro tedesco è quella di aver voluto affrontare le trattative con le cause farmaceutiche “come un accordo commerciale”, sottolinea Politico, incaricando un negoziatore dell’Ue esperto in materia. Oltre ai prezzi più bassi, l’Unione europea ha insistito sul fatto che le case farmaceutiche si assumessero la responsabilità legale per qualsiasi errore. Cosa che, ovviamente, non è stata nemmeno presa in considerazione.

Giusta o sbagliata che sia la posizione della Presidente, sta di fatto che ci sono voluti mesi per raggiungere un accordo. Il che ha posto l’Unione europea dietro a Stati Uniti, Regno Unito e Israele, Paesi in prima linea in questa campagna vaccinale. Risultato? Il Regno Unito ha immunizzato circa il 15% della sua popolazione, gli Stati Uniti l’8%, mentre la maggior parte dei paesi dell’UE deve ancora superare la soglia del 3%. Dopotutto, nota sempre Politico, per chiunque abbia familiarità con il passato di von der Leyen come politico in Germania, la sua cattiva gestione della crisi Covid-19 non dovrebbe sorprendere.

Perché l’Europa sta fallendo

Naturalmente, non tutto il peso del fallimento dell’Ue può essere spiegato con le scelte di Ursula von der Leyen. Innanzitutto, invece che cercare di capire i propri errori, Bruxelles ha tentato di ha tentato distogliere l’attenzione aprendo una diatriba con l’azienda farmaceutica AstraZeneca, imponendo controlli sulle esportazioni ai produttori di vaccini e provocando una piccola crisi diplomatica con il Regno Unito. Come nota la rivista americana Foreign Policy in un’analisi impietosa inerente la (disastrosa) gestione della pandemia da parte dell’Unione europea, quando i casi di Covid-19 sono aumentati nell’ottobre 2020, la maggior parte degli Stati membri dell’Ue ha aspettato troppo a lungo prima di rispondere. A novembre, con le unità di terapia intensiva che si avvicinavano rapidamente al collasso, hanno imposto i lockdown più duri al mondo.

“L’Unione europea – sottolinea Foreign Policy – ha 105 milioni di persone ad alto rischio, tra operatori sanitari e over 65. Solo per vaccinarli completamente prima di riaprire l’economia, l’Ue dovrebbe reperire circa 210 milioni di dosi (per Pfizer e Moderna servono due dosi ciascuno). Ad oggi, gli stati membri dell’Ue hanno somministrato solo 17 milioni di dosi. Gli Stati Uniti ne hanno amministrati 42 milioni e il Regno Unito 12 milioni”. La prima causa del ritardo è dovuta agli enti regolatori. L’Agenzia europea per il farmaco (EMA) ha impiegato fino al 21 dicembre 2020 per approvare il vaccino Covid-19 di Pfizer, quasi tre settimane dopo il Regno Unito, approvato quello di Moderna solamente all’inizio di gennaio e AstraZeneca alla fine di gennaio. A questa lentezza si è aggiunta la strategia fallimentare della Commissione guidata da Ursula von der Leyen che pone l’Unione europea come fanalino di coda nella lotta contro il Covid-19. E che difficilmente riuscirà a raggiungere gli obiettivi che si è posta riguardo la campagna di vaccinazione.

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