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Sergio Mattarella osserva vigilando il duello che rischia di lacerare definitivamente l’esecutivo giallorosso, già segnato da profonde divisioni interne e competizioni politiche muscolari. A pochi mesi dall’apertura del semestre bianco in cui non gli sarà concesso di sciogliere le camere, nel pieno della seconda ondata della pandemia e con la necessità di discutere una legge di bilancio e un piano per la ripresa vitali per il rilancio del Paese Mattarella si trova nella difficile situazione di capire come guidare l’evoluzione delle sempre più complesse dinamiche istituzionali italiane. In cui la farraginosa coalizione M5S-Pd-Italia Viva-LeU non sta trovando un obiettivo comune nel cui nome fare squadra e lavorare.

Mattarella non vuole che le rivalità personali tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, in particolare, facciano schiantare l’esecutivo e aprano una crisi al buio in una fase politica in cui è ritenuto un suicidio per il Paese la corsa alle urne in assenza di garanzie sulla legge di bilancio e i progetti del Recovery Fund.

L’esecutivo è oggetto di diversi tentativi di “scalata” legati al percepito indebolimento di Conte, alla sua ostinazione nell’accentrare su Palazzo Chigi buona parte delle prerogative politiche e alla preparazione di manovre tattiche in vista delle prossime tornate di nomine, scelte istituzionali (Quirinale 2022) e, con orizzonte 2023, elezioni. Il Partito democratico non vuole che lo schianto del governo sui temi della lotta alla pandemia e dei dossier economici trascini con sé le responsabilità di alcuni suoi ministri, Roberto Gualtieri e Paola de Micheli in primis, e chiede un esecutivo più attivo; il Movimento cinque stelle vede la fronda degli anti-Mes da un lato e le manovre di Luigi Di Maio per sopravvivere a una sua futura debacle elettorale dall’altro; ma il giocatore maggiormente esposto è proprio Renzi, andato in all-in con una serie di durissime richieste a Conte, focalizzate principalmente sul cambio di governance sul Recovery Fund.

La verifica di governo convocata da Conte è temporaneamente sospesa, e ciò genera apprensione sul colle più alto della Repubblica: Conte e Renzi si confrontano, simulano un duello ma sono pistoleri con le armi scariche. Conte in caso di rottura della coalizione giallorossa non ha un futuro politico certo, mentre Renzi teme di tornare a elezioni, fattispecie che ne annullerebbe il potere parlamentare. Ne nasce una guerra di nervi che logora il Paese e l’azione di governo. Come nota Affari Italiani, “dopo la guerra psicologica dei giorni scorsi con appuntamenti fissati e rinviati di continuo siamo al “gioco del cerino” con sommo sgomento del Quirinale (entrambi i “duellanti” sono stati tenuti molto riservatamente a “rapporto” nei giorni scorsi) sempre più preoccupato (e imbarazzato) per la piega che potrebbe prendere la verifica di governo”. Addirittura, dopo l’incontro lampo di giovedì sera Conte e Renzi non sarebbero nemmeno riusciti a concordare un comunicato congiunto capace di raffreddare i toni. Andando contro quelle che sono precise indicazioni del capo dello Stato.

Il presidente della Repubblica sta provando, con dichiarazioni, atti concreti e dialoghi informali, a creare quel clima di unità nazionale che mese dopo mese si sta perdendo nel Paese e che è necessario per affrontare virtuosamente l’emergenza pandemica. Nella consapevolezza che la caduta del governo, in queste circostanze, gli creerebbe diversi grattacapi.

In primo luogo è ben chiaro che nessuno voglia governare sulle macerie. Dunque una formula di governo con una coalizione alternativa e un premier di indirizzo politico è difficile da ipotizzare prima della fine della legislatura, sia per assenza di schemi alternativi sia perché alcuni partiti, come la Lega, si vanno riorganizzando. Nel Carroccio Giancarlo Giorgetti tesse le trame delle alleanze internazionali della Lega per prepararla alle sfide del futuro, ma non ha fretta di spingere il segretario Matteo Salvini per un’accelerazione in tal senso. Diverso potrebbe essere il discorso, in caso di caduta del governo, per un governo di scopo istituzionale volto a traghettare il Paese alle urne o addirittura all’elezione del nuovo presidente della Repubblica nel 2022, ma l’opzione di un esecutivo dimidiato nel contesto dell’anno successivo a quello della pandemia non entusiasma certamente Mattarella.

Né Mattarella sembra intenzionato a togliere ai giallorossi le castagne del fuoco in caso di un’accelerazione della crisi o dello strappo di uno tra Conte o Renzi. Niente crisi al buio: questa è una delle frasi che hanno sempre segnato la dottrina presidenziale di Mattarella, che mai penserebbe ad alchimie parlamentari o alla chiamata di un nome di peso (vedasi Mario Draghi) per risolvere lo stallo tra i partiti. Negli anni di Mattarella il Quirinale ha approfondito il suo ruolo di garante degli equilibri internazionali in cui l’Italia è inserita e non vuole fare a meno di questa posizione di “arbitro” rompendo la tradizionale terzietà. Non a caso le maggiori fasi di crisi per il Quirinale, negli ultimi anni, sono arrivate proprio quando Mattarella ha derogato a questo principio, come nel controverso affare Savona che rallentò la nascita del governo Conte I.

Irritazione e nervosismo sono dunque i sentimenti prevalenti al Quirinale nei confronti di Renzi e Conte. Mattarella chiederà, nella fase finale del suo mandato, risultati concreti e azioni a favore della ripresa economica e del contenimento della pandemia, conscio che il Paese non capirebbe una crisi legata esclusivamente a poltrone e giochi di potere. Quel che né Conte né Renzi capiscono è il fatto che, nel richiamarli alle loro responsabilità, Mattarella li stia implicitamente difendendo dal disastro di immagine e di credibilità che rappresenterebbe per loro l’apertura di una crisi in piena emergenza pandemica dopo i disastri degli ultimi mesi del governo giallorosso. Ma presi dal loro duello i contendenti, troppo autoreferenziali per concentrarsi su altro, sembrano non volerlo capire. Ma non solo. Secondo quanto riportato da Affari italiani, “i sempre premurosi spin doctor di palazzo Chigi avrebbero voluto vergare un comunicato stampa congiunto con il leader di Italia Viva? E se si, perché non è stato fatto?”.

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