Nuovi documenti declassificati dal direttore dell’intelligence nazionale John Ratcliffe e consegnati ai senatori Gop Chuck Grassley e Ron Johnson dimostrano che all’inizio del 2017 la comunità d’intelligence e i principali funzionai dell’amministrazione Obama sapevano che il screditato dossier sulla presunta collusione fra la Campagna di Trump e la Russia, realizzato dall’ex spia britannica Christopher Steele e finanziato da Fusion Gps, Washington Free Beacon, dalla Campagna di Hillary Clinton e dal Comitato nazionale democratico, non era attendibile. Ratcliffe ha diffuso l’allegato di due pagine, aggiunto alle conclusioni di gennaio 2017 di Fbi, Cia e della National Security Agency sulla presunta collusione russa dove è scritto nero su bianco che le informazioni fornite da Steele al bureau erano confermate “in maniera limitata”.

Come riporta il Washington Examiner: “Una fonte dell’Fbi [Steele] che utilizza fonti secondarie identificate e non identificate ha offerto volontariamente informazioni altamente sensibili dal punto di vista politico nell’estate del 2016 sugli sforzi della Russia nell’interferire nelle elezioni presidenziali statunitensi”, si legge nell’allegato. “In questo caso abbiamo solo una limitata conferma della segnalazione della fonte e non l’abbiamo utilizzata per raggiungere le conclusioni analitiche della valutazione di Cia, Fbi e Nsa”. Sebbene la relazione di Steele avesse “solo una conferma limitata” e non fosse inclusa nel corpo principale dell’ICA, l’Intelligence Community Assessment, è stata tuttavia inserita nell’allegato all’ICA stesso declassificato da Ratcliffe. Come ha poi scoperto l’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia Michael Horowitz nella sua indagine, il rapporto Steele fu allegato all’ICA per volontà “dei funzionari dell’Fbi” e su particolare pressione dell’ex vicedirettore Andrew McCabe.

Lindsey Graham convoca al Congresso gli ex funzionari di Obama

Il presidente del Comitato giudiziario del Senato Lindsey Graham, che ha il compito di fare luce sulle origini del Russiagate e dell’inchiesta condotta dal Procuratore speciale Robert Mueller, ora ha l’autorità di convocare a testimoniare gli ex funzionari dell’amministrazione Obama. Sono circa una cinquantina gli ex funzionari che Graham potrebbe convocare davanti al Comitato giudiziario del Senato, tra cui l’ex direttore dell’Fbi James Comey, l’ex direttore della Cia John Brennan e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, Susan Rice. I democratici hanno chiesto a Graham di fare un passo indietro ma i repubblicani si sono rifiutati di arretrare e hanno dichiarato che resta da esaminare e verificare se le principali agenzie governative hanno deliberatamente spiato e cospirato contro Donald Trump.

Pochi giorni fa l’ex vice procuratore generale Rod Rosenstein è stato il primo testimone a essere sentito dal comitato giudiziario del Senato presieduto da Graham nell’ambito dell’indagine sulle origini del Russiagate. Graham ha interrogato con insistenza a Rosenstein sulla legittimità della nomina del procuratore speciale Robert Mueller a capo dell’inchiesta, che non ha rilevato alcun collegamento tra la squadra di Trump e le ingerenze russe sulla campagna elettorale. L’ex numero due del dipartimento di Giustizia ha ammesso che non avrebbe firmato il mandato del 2017 per la sorveglianza Fisa dell’ex consigliere di Trump, Carter Page.”Non credo che l’indagine sia stata corrotta, ma certo comprendo la frustrazione del presidente alla luce del risultato, ovvero che non vi è alcuna prova di cospirazione tra i consiglieri della campagna elettorale di Trump e i russi. Indaghiamo su persone che non sono necessariamente colpevoli. E non ho mai presunto che questa gente fosse colpevole di nulla”, ha affermato Rosenstein.

Quegli incontri a Roma fra l’Fbi e l’ex spia Steele

C’è un filo diretto che collega l’inchiesta sulle origini del Russiagate a Roma. Come ricordava La Stampa lo scorso febbraio, proprio a Roma, il 3 ottobre 2016, si era svolto un incontro segreto e cruciale tra gli investigatori dell’Fbi e il loro informatore britannico Christopher Steele, autore del famoso rapporto sulle presunte relazioni pericolose fra Trump e il Cremlino. Un dossier che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex membro dell’agenzia di spionaggio per l’estero della Gran Bretagna ha ammesso in seguito, finanziato peraltro da Fusion Gps, dal Comitato nazionale democratico, dalla Campagna di Hillary Clinton e dal Washington Free Beacon. In buona sostanza, dai nemici di Trump. L’inchiesta dell’Fbi sulle connessioni tra la campagna di Trump e la Russia portò alla nomina del consigliere speciale Robert Mueller, il quale ha prodotto il dossier conclusivo sull’inchiesta che stabilisce che non c’è alcuna collusione fra Donald Trump e la Russia, come dichiarato anche dal Procuratore generale William Barr.

Steele, ricorda La Stampa, dopo la carriera nell’intelligence, aveva successivamente fondato una sua agenzia investigativa, la Orbis, e in tale veste aveva conosciuto Michael Gaeta, assistente legale presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Una volta avviata l’inchiesta “Crossfire Hurricane”, l’Fbi aveva riaperto il canale con Steele attraverso Gaeta. Quindi il 3 ottobre del 2016 Gaeta aveva invitato l’ex agente dei servizi segreti a Roma, offrendogli 15.000 dollari per scambiare informazioni con tre agenti impegnati nell’indagine su Trump. La conversazione in un luogo segreto era durata circa tre ore, e Steele se era offerto anche di mettere l’Fbi in contatto col manager dell’hotel di San Pietroburgo che aveva visto Trump con le prostitute. Il tutto è contenuto nel rapporto su “Crossfire Hurricane” che l’Inspector General del dipartimento alla Giustizia Michael Horowitz ha pubblicato il 9 dicembre scorso, dalla pagina 108 alla pagina 115, e ancora a pagina 386.

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