Posizione sempre più in bilico per il direttore dell’Fbi Christopher Wray dopo l’avvio dell’offensiva repubblicana sull’Obamagate. Come riporta The Hill, infatti, i repubblicani vogliono scavare a fondo sulle origini del Russiagate e capire fin dove si è spinto il grande complotto contro la Campagna di Donald Trump nel 2016. Il tycoon vuole vendicarsi dei vertici dei vertici delle agenzie – l’ex direttore dell’Fbi James Comey e l’ex vicedirettore Andrew McCabe, l’ex capo della Cia John Brennan, James Clapper, ex direttore dell’intelligence – che a suo dire avrebbero tentato di cospirare contro la sua presidenza, e questo mette in una posizione estremamente delicata proprio Christopher Wray, dal 2 agosto 2017 direttore del Federal Bureau of Investigation dopo il licenziamento del suo precedessore, James Comey.

Le accuse dei repubblicani

Come già anticipato da InsideOver nelle scorse settimane, i deputati Jim Jordan e Mike Johnson hanno chiesto che il direttore dell’FbiWray fornisca al Congresso una serie di informazioni dopo le rivelazioni sul caso Flynn: in particolare, i repubblicani vicini a Trump chiedono chiarimenti sul misterioso agente dell’Fbi, Joe Pientka, che partecipò all’interrogatorio con l’ex consigliere per la sicurezza nazionale. Fox News ha precedentemente stabilito che Pientka era altresì coinvolto nell’indagine sull’ex collaboratore Trump, Carter Page. Oltre a un’intervista a Pientka, i repubblicani hanno chiesto di parlare con Bill Priestap, ex vicedirettore della divisione controspionaggio dell’Fbi. Proprio nelle scorse settimane, il presidente Trump ha lanciato ulteriori accuse di tradimento nei confronti degli ex funzionari dell’Fbi che hanno preso di mira Flynn nei primi giorni della sua amministrazione. “La bufala della collusione Russia è il più grande scandalo politico nella storia americana. Tradimento!!!”: 

Che cosa è successo a Flynn? I documenti recentemente dissecretati includono una nota scritta di Priestap nel quale viene suggerita agli agenti dell’agenzia la condotta da adottare negli interrogatori a carico del generale. Rivelazioni che hanno portato il Dipartimento di Giustizia a ritirare tutte le accuse contro il primo consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump: il Dipartimento di Giustizia ha affermato di aver concluso che l’interrogatorio di Flynn da parte dell’Fbi era “ingiustificato” e che è stato condotto “senza alcuna legittima base investigativa”.

Wray stretto fra due fuochi

L’offensiva dei repubblicani dopo il caso Flynn pone dunque Wray in una posizione estremamente delicata. Come nota The Hill, infatti, mentre i repubblicani pretendono la massima collaborazione da parte del direttore del bureau, i democratici sostengono che la decisione di Barr di far decadere tutte le accuse contro Flynn sia una mossa politica, che mina la credibilità del Dipartimento di giustizia, “Wray si trova nel mezzo” osserva The Hill, e deve cercare di proteggere l’onorabilità della sua agenzia senza alienarsi la simpatia del presidente degli Stati Uniti Trump, sempre più critico nei confronti dell’Fbi. Ma la pazienza dei repubblicani vicini al tycoon comincia a finire e il malcontento nei confronti del direttore del bureau cresce ogni giorno.

“Dov’è Christopher Wray in tutto questo?” osserva il senatore Gop Johnson. “Avrebbe dovuto ripulire l’Fbi, avrebbe dovuto mostrarsi disponibile, ma non lo ha fatto. Dobbiamo ripristinare l’integrità e la credibilità di queste agenzie, e questo non è il modo di farlo”. Dello stesso tenore il giudizio del senatore Jim Jordan che su twitter si chiede: “Dov’è Wray?”. Pare che il presidente Donald Trump voglia licenziarlo [Wray] da settimane, ma i suoi consiglieri gli hanno chiesto di non farlo, per non scatenare un terremoto politico a pochi mesi dalle elezioni presidenziali. Conclusione? The Donald ha seguito il consiglio del suo staff, almeno per ora…

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