Emergono nuovi elementi sullo Spygate e sul ruolo del professor Joseph Mifsud, il docente maltese scomparso nel nulla al centro dei colloqui fra i procuratori americani William Barr e John Durham e i vertici dell’intelligence italiana nei due incontri del 15 agosto e del 27 settembre. L’avvocato Sydney Powell, che rappresenta il generale Michael T. Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump dimessosi dalla carica in seguito a notizie sui suoi rapporti con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak, ha presentato una mozione in cui chiede di visionare i dati contenuti nei due telefoni Blackberry recentemente entrati in possesso del Dipartimento di Giustizia Usa e appartenenti a Joseph Mifsud.

Secondo l’avvocato, in quei file ci sarebbe la prova che Mifsud incastrò il generale Flynn cercando di collegarlo alla Russia e alimentando così la narrativa della collusione con il Cremlino, esattamente come fece con l’ex advisor della campagna di Donald Trump George Papadopoulos: operazione di controspionaggio a cui parteciparono, secondo Papadopoulos e gli avvocati di Flynn, l’Fbi, il Doj e i servizi d’intelligence stranieri. Esattamente ciò su cui stanno indagando e cercando di fare luce William Barr e John Durham.

La difesa di Flynn vuole i telefoni di Mifsud

Alla richiesta dell’avvocato di Flynn, Il Dipartimento di Giustizia Usa ha replicato così: “Se stabiliremo [che gli smartphone] contengono informazioni rilevanti, glieli faremo avere”. Come spiega Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, l’avvocato Powell aveva chiesto già a settembre “qualsiasi informazione, comprese registrazioni o i 302, circa la presenza e coinvolgimento di Joseph Mifsud nel coinvolgere o riferire della presenza di Mr. Flynn e dello stesso Mifsud alla cena di Russia Today tenuta a Mosca il 17 dicembre 2015″. Fu in quell’occasione che Flynn conobbe il presidente russo Vladimir Putin. La fotografia che li ritrae allo stesso tavolo fu fondamentale per sostenere che l’ex generale fosse un agente russo e, quindi, per alimentare la narrativa della collusione fra la Campagna Trump e la Russia.

Una cena alla quale pare partecipò – così pare – anche il docente maltese. Per quanto riguarda i documenti 302, come spiega Punzi, sono i rapporti in cui gli agenti Fbi riassumono il contenuto dei colloqui avuti con i loro informatori e “agenti non primari”. Il che vorrebbe dire, se esistessero rapporti 302 con Mifsud di quella cena, che l’Fbi ha interrogato il professore maltese collaboratore della Link Campus almeno dal 2015, sapendo benissimo che non si trattava di un agente russo come invece ha fatto intendere il Procuratore speciale Robert Mueller.

Il mistero dei due telefoni

La domanda che sorge spontanea è: da quando il Dipartimento di Giustizia Usa è entrato in possesso dei due smartphone di Mifsud? Che cosa contengono? Sono stati consegnati a William Barr e a John Durham o all’intelligence americana nel corso dei due incontri romani? Secondo Chris Blackburn, esperto di intelligence, “apparentemente il Dipartimento di Giustizia ne è entrato in possesso [dei due smartphone] prima del viaggio in Italia. Non so però se sono stati usati a Roma”. È comunque probabile che di questo materiale contenuto nei due smartphone si sia parlato negli incontri romani, oltre che della deposizione che lo stesso Mifsud ha rilasciato qualche mese fa al Dipartimento di Giustizia.

Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, Joseph Mifsud era nascosto in Italia fino alla scorsa primavera, poco prima della pubblicazione del rapporto Mueller. L’avvocato svizzero di Mifsud, Stephan Roh, ha dichiarato all’Epoch Times che il suo cliente ha vissuto fino a poco tempo fa in Italia, ma che il docente ha deciso di nascondersi di nuovo dopo la pubblicazione del rapporto finale sul Russiagate del consigliere speciale Robert Mueller (dunque il 18 aprile 2019).