Le elezioni austriache del 29 settembre hanno dato un risultato piuttosto chiaro: il Partito Popolare guidato dal cancelliere uscente Sebastian Kurz si è imposto con oltre il 37 per cento dei voti. Molto lontani tutti gli altri movimenti. I Socialdemocratici si sono fermati al 21 per cento dei consensi, il risultato più basso della loro storia. La destra radicale dell’Fpo è invece collassata, dopo il caso Ibizagate, a poco più del 16 per cento dei suffragi ed i Verdi, in forte crescita rispetto alle precedenti consultazioni, hanno ottenuto un ottimo 14 per cento dei voti. I liberali del Neos, di centrodestra, si sono invece fermati poco sotto il 9 per cento. La scontata riconferma come Cancelliere di Kurz si accompagna però ad un dilemma: quale sarà il suo partner nell’esecutivo?

Opzioni molteplici

Il Partito Popolare, nonostante abbia ottenuto il suo miglior risultato dal 2002, non potrà infatti governare da solo perché ha 71 seggi sui 183 del Consiglio nazionale. La formazione dell’esecutivo rischia, però, di rivelarsi più complessa del previsto.

Le differenze di programma, il cattivo rapporto tra i due leader e la deludente prestazione elettorale costituiscono, ad esempio, un impedimento politico significativo alla formazione di una Grande Coalizione con i Socialdemocratici, un esperimento già tentato in passato e destinato probabilmente a non essere riproposto. La destra radicale dell’Fpo, alleato nell’esecutivo poi collassato in seguito al caso Ibizagate, sembrerebbe decisa, invece, a passare all’opposizione. Il movimento, guidato da Norbert Hofer, avrà bisogno di tempo e di idee nuove per riconquistare la sua base elettorale, delusa dagli ultimi scandali. Restano poi i Verdi, un gruppo politico in forte ascesa (oltre +10 per cento dei voti dal 2017 al 2019) e decisamente popolare ma con cui potrebbe essere difficile redigere un programma di governo. Le posizioni degli ambientalisti in materia di immigrazione, ad esempio, sono molto lontane dall’approccio severo portato avanti da Kurz. Sarebbe inoltre necessario fare dei compromessi anche sui temi economici ed ambientali e questo potrebbe alienare una parte dell’elettorato del Partito Popolare. I liberali del Neos, invece, non hanno abbastanza seggi per consentire il raggiungimento della maggioranza assoluta nel Consiglio nazionale e potrebbero entrare in gioco solamente nel caso in cui il Cancelliere voglia allargare la base di consensi del futuro esecutivo.

Le prospettive

La scelta di Sebastian Kurz potrebbe, però, essere facilitata dai risultati delle elezioni locali svoltesi, il 13 ottobre, nello Stato del Vorarlberg. Le consultazioni sono le prime ad aver avuto luogo le nazionali ed anche qui i Popolari si sono imposti con oltre il 43 per cento dei consensi, i Verdi sono giunti secondi con il 18, 8 per cento dei voti, l’Fpo ha perso quasi 10 punti rispetto alle precedenti consultazioni e non ha raggiunto il 14 per cento dei suffragi mentre i Socialdemocratici si sono fermati al 9,49. Di certo un’unione tra Popolari e Verdi sembrerebbe essere , al momento, l’opzione migliore per il futuro Cancelliere. In questo modo si eviterebbero le incertezze di un’alleanza con i Socialdemocratici e la cattiva reputazione dell’Fpo. Resterà da vedere se i due schieramenti riusciranno a superare le divergenze politiche ma il precedente del Vorarlberg potrebbe aiutare. Qui Popolari e Verdi hanno governato, insieme, nel corso dell’ultimo mandato e si apprestano a farlo in quello che verrà. L’esperimento potrebbe essere ripetuto anche a livello nazionale. Non è escluso, infine, che Kurz possa optare per la formazione di un esecutivo di minoranza: questa opzione, però, presenta diverse incognite. Sarebbe necessario, infatti, formare accordi preventivi con gli altri schieramenti per il passaggio dei provvedimenti e ciò rischierebbe di rivelarsi complesso,

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