Joe Biden, ex vicepresidente ed aspirante candidato democratico alle elezioni del 2020, ha rivelato, nel corso di un comizio tenutosi in New Hampshire, che sarebbe pronto, qualora ottenga le nomination presidenziale alle primarie, a scegliersi un vice repubblicano. Quella di Biden, in realtà, è al momento solo una suggestione dato che ha anche aggiunto di non riuscire ad inviduare un esponente repubblicano che potrebbe ricoprire questo ruolo. L’uomo politico aveva già affrontato, in passato, il tema della selezione di un eventuale vicepresidente ed aveva affermato di preferire una persona di un diverso genere sessuale e/o appartenente ad una delle minoranze del Paese come compagno di un possibile mandato presidenziale: tra queste le Senatrici Kamala Harris ed Elizabeth Warren.

Una scelta difficile

Sembra piuttosto improbabile che Joe Biden possa scegliersi un vicepresidente repubblicano: si tratterebbe, infatti, di un unicum nell’ambito della modernità politica americana e questa decisione  provocherebbe, quasi sicuramente, una frattura con l’ala più progressista del suo movimento. Le parole del navigato uomo politico, però, fanno riflettere e mettono in luce i forti contrasti tra i moderati ed i progressisti democratici e le divergenze sulle scelte da adottare per sconfiggere il presidente Donald Trump alla sfida elettorale del 2020. Ci sono, infatti, due possibili modi per vincere contro l’ex tycoon: superarlo a sinistra, proponendo una serie di misure quasi rivoluzionarie per il contesto americano e sperare nella mobilitazione delle minoranze e dei giovani oppure andare a pescare all’interno della sua base elettorale con un programma che guardi a sinistra senza però dimenticare le aree geografiche più lontane dal Nord-Est e dalla Costa Ovest, che trainano l’economia ma che sono spesso lontane dalle sensibilità politiche di altre zone del Paese. Il vero dilemma, per i Democratici, consiste nel capire quale può essere la mossa migliore senza creare fratture interne allo schieramento.

Le prospettive

Il controverso sistema elettorale utilizzato per le elezioni presidenziali potrebbe, forse, aiutare i Democratici nella loro difficile scelta. Ad ogni Stato americano, infatti, corrisponde un certo numero di Grandi Elettori, proporzionali alla sua popolazione, che vengono assegnati ( con un paio di eccezioni rappresentate da Maine e Nebraska) a chi ottiene, all’interno dello Stato, anche un solo voto in più dello sfidante alle elezioni. Un programma politico troppo sbilanciato a sinistra rischierebbe di alienarsi le simpatie del Midwest e del Sud, territori di caccia e di conquista per il Partito Repubblicano e non è assolutamente detto che la vittoria in Stati come quello di New York, California, Illinois ed altri ancora basterebbe ai Democratici per imporsi a livello nazionale. Il raggiungimento della maggioranza assoluta dei Grandi Elettori non è necessariamente conseguenza di una traiettoria elettorale lineare e gli sconfinamenti nel campo avversario possono rivelarsi benefici.

I sondaggi, in ogni caso, continuano a premiare Joe Biden che continua ad imporsi come favorito rispetto ai suoi sfidanti, come  ad esempio Bernie Sanders, per l’ottenimento della nomination alle primarie democratiche del 2020. Il centrismo, dunque, riscuote un certo successo anche se, ovviamente, le dinamiche legate alle dialettiche elettorali potrebbero far mutare lo scenario in maniera improvvisa. Chiunque riuscirà ad imporsi sui propri rivali dovrà riuscire nella difficile sfida di tenere unita la base democratica senza per questo alienarsi le simpatie dei moderati e di una parte dei conservatori: un compito arduo che metterà a dura prova le capacità politiche del vincitore.

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