Gli Stati Uniti non supporteranno più le Forze democratiche siriane (Sdf) se si alleeranno con il presidente siriano, Bashar Al-Assad, o con la Russia. Queste le dichiarazioni del comandante della coalizione internazionale a guida statunitense, il generale Paul LaCamera.

Secondo LaCamera, la legislazione in vigore proibirebbe agli Usa di cooperare con la Russia e con Al Assad, di conseguenza  “se i curdi si riavvicinassero al regime, con il quale non abbiamo relazioni, o ai russi, non saremmo più loro partner”.

Un duro colpo per le milizie siriane, costrette a scegliere tra l’alleanza con gli americani, salvaguardando così il loro progetto di autonomia all’interno del territorio siriano, e la protezione di Al Assad, che comporta invece la rinuncia al sogno di indipendenza.

Alleati degli Usa

Alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni, fin dalla loro creazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces sono state uno dei protagonisti della guerra civile siriana.

Durante la guerra, le milizie curde hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’Isis, contribuendo in maniera decisiva alla liberazione delle principali roccaforti del califfato e divenendo un alleato chiave degli Stati Uniti in Siria.

Sotto il profilo strategico, le aree sotto il controllo dei curdi avrebbero consentito agli Stati Uniti di mantenere una forte presenza sul territorio e contenere la crescente influenza dell’Iran nella regione.

In particolare, il sostegno ai curdi siriani avrebbe permesso agli Stati Uniti di prendere parte alle trattative per la definizione della Siria post guerra civile, considerando che, al momento, è il presidente Bashar Al Assad, sostenuto da Russia e Iran, che si sta delineando sempre più come vincitore del conflitto siriano.

Contrariamente alle attese, tuttavia, nel dicembre dello scorso anno, gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi dalla Siria, un gesto spiegato con la sconfitta dell’Isis nel Paese, “l’unica ragione di essere lì”, stando alle parole di Trump. Le truppe americane dovrebbero essere completamente ritirate dalla Siria entro il prossimo aprile.

I contrasti con Al Assad

Minoranza etnica in un Paese a maggioranza araba, i curdi hanno sfruttato i disordini della guerra civile siriana per proclamare unilateralmente, il 17 marzo 2016, un sistema federale curdo nel nord della Siria.

Un’azione che mirava a formalizzare l’autonomia del territorio, nell’ambito di un governo decentralizzato, ma mai riconosciuta dal governo di Al-Assad,  che l’ha definita “senza base legale”. Viceversa, il governo siriano si è espresso contro la divisione del territorio, rivendicando il controllo delle aree in cui sono presenti le Forze democratiche siriane.

La minaccia turca

La situazione dei curdi siriani è resa ancora più complessa dai rapporti con la Turchia. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, teme che la creazione di uno Stato curdo nel nord della Siria, al confine con la Turchia possa galvanizzare i curdi turchi.  

Ankara considera le People Protection Units – che costituiscono la componente principale del partito dell’unione democratica curda siriana – come un gruppo terroristico legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), una formazione politica e paramilitare curda ritenuta illegale dalla Turchia.

Fighters from the Syrian Democratic Forces (SDF) sit on the hood of a humvee armoured vehicle near the battered Islamic State-held holdout of Baghouz in the eastern Syrian province of Deir Ezzor on February 12, 2019. (Photo by Delil souleiman / AFP)

L’annuncio di Trump di ritirare le proprie truppe dalla Siria ha, dunque, allarmato le milizie curde, che subito, attraverso il Consiglio Democratico Siriano (Sdc) curdo, hanno chiesto il sostegno delle forze governative per mantenere la sicurezza della regione: un importante passo che ha consentito l’apertura dei negoziati fra le due parti.

Le speranze dei curdi

Il governo siriano, al pari dei curdi, si è più volte espresso contro l’ingerenza turca all’interno del suo territorio nazionale. Sabato 26 gennaio, il ministero degli Esteri siriano ha dichiarato che la Turchia “sta occupando i territori siriani, sia attraverso organizzazioni terroristiche affiliate, sia direttamente, attraverso le forze militari turche”. Secondo il ministero, a partire dal 2011, Ankara avrebbe supportato il terrorismo “finanziando, addestrando e facilitando il passaggio dei terroristi in Siria”.

Le trattative tra i curdi siriani e il governo sono tuttora in corso. Domenica 17 febbraio, le Forze democratiche siriane (Sdf) si sono riunite per discutere “il futuro delle relazioni con il governo siriano”. In questa occasione, le milizie curde hanno sottolineato la necessità che Damasco riconosca l’autonomia della regione curda.

Da parte sua, Al-Assad ha avvertito i curdi che Washington non li proteggerà dall’offensiva turca contro il loro territorio. Un avvertimento per ricomporre le fratture prima che sia troppo tardi.