Joe Biden giungerà in Europa per il suo secondo viaggio all’estero della sua presidenza in un’atmosfera decisamente mutata rispetto alle aspettative dei mesi scorsi. Cosa si aspettavano gli europei e cosa Biden prevedeva, nei mesi scorsi? In fin dei conti di vedere una maggiore considerazione politica, un maggior multilateralismo e una crescente accettazione americana delle aspettative del Vecchio Continente dopo la fase complessa della presidenza Trump. In quest’ottica, il duo costituito da G20 e Cop26, tra Roma e Glasgow, avrebbe dovuto rappresentare il sigillo di una rinnovata leadership Usa nel campo occidentale capace di coniugare multilateralismo, solidarietà transatlantica e una rinnovata attenzione ai problemi globali come i cambiamenti climatici.

Gli incontri sull’agenda di Biden

Più prosaicamente, Biden ha dimostrato la sovrabbondanza del mantra America is back ripetuto da gennaio in avanti. L’America non se ne era mai andata, Trump non ha smantellato l’impero e i determinanti della potenza, tra il 2017 e il 2020 gli indicatori chiave della proiezione estera degli Usa (deficit commerciale, truppe all’estero, operazioni nel Vecchio Continente) non si sono affatto ridimensionait e sono state seguite delle rotte e tracciate delle questioni strategiche da cui anche la nuova amministrazione non ha affatto recesso. Una fra tutte la marginalizzazione dell’Europa nel calcolo strategico Usa, ormai orientato decisamente sull’Indo-Pacifico.

Foreign Policy ha sottolineato che l’agenda che Biden perseguirà in Europa, durante il viaggio che lo porterà a vedere il Papa, a incontrare Mario Draghi, Emmanuel Macron e altri leader europei e a presentarsi per la prima volta come leader di postura globale, sarà essenzialmente di matrice statunitense: lo sarà la difesa della global minimum tax sulle transazioni digitali, concessione data per preservare il potere tecnologico a stelle e strisce, lo sarà l’impegno a un uso geopolitico della battaglia per il clima, lo saranno i faccia a faccia con Macron e altri leader che hanno questioni aperte con Washington come Recep Tayyip Erdogan. Tra i leader che incontrerà, forse solo Papa Francesco presenterà una propria, piena visione strategica per gli equilibri globali.

Le richieste europee agli Usa

Vero è, del resto, che Biden non avrà i tappeti rossi attesi fino a pochi mesi fa in Europa. Angela Merkel non ha fatto sconti alla nuova amministrazione e, pur essendo in uscita, nel 2021 ha difeso l’alleanza geoeconomica con la Russia, il rafforzamento strategico tedesco, le politiche volte a contrastare commercialmente un’America percepita come insidiosa rivale; Emmanuel Macron è furioso dopo l’affare Aukus, ha definito Biden “un Trump senza Twitter”, e nel faccia a faccia col presidente Usa al G20 romano è pronto a far valere le sue ragioni; Boris Johnson vorrà chiarimenti sul ruolo britannico nell’alleanza e nella “relazione speciale” profondamente sbilanciata verso Washington tra Regno Unito e Stati Uniti; in generale, la sconfitta afghana e il susseguente accordo Aukus hanno spinto gliI States a esplicitare una volta di più la loro volontà di correre da soli al comando dell’alleanza occidentale, forzando la retorica multilateralista ritenuta di ostacolo a pronte decisioni.

Di un “ritorno sulla Terra” per Biden dalle illusioni dell’ultimo anno ha parlato conversando con la Cnn Heather Conley, direttrice del programma su Europa e Russia al Center for Strategic and International Studies, che ha sottolineato come “l’instabilità e la fragilità dell’Europa contribuiscano a rendere fragile la partnership transatlantica.

Biden è del resto sembrato dare maggiore attenzione al summit per la creazione dell’Aukus o a eventi come il Quad delle scorse settimane rispetto alla riunione del G20 e alle altre tappe dell’agenda Europea. Tanto che ha deciso di posticipare di alcune ore la partenza per mediare con il caucus del Partito Democratico al Congresso, impegnato in un’aspra battaglia sui pacchetti di spesa che possono segnare il futuro della sua presidenza.

Il ruolo dell’Italia nella visita

Un discorso a parte lo merita l’Italia. Paese che dall’ascesa al governo di Mario Draghi è sempre più centrale nell’agenda Usa, è schierata convintamente al fianco di Washington e da ospite del G20 e co-organizzatrice del Cop26 potrà muoversi dinamicamente. L’incontro di Biden con Draghi e Sergio Mattarella in visita ufficiale, in tal senso, rappresenterà un pegno a un’alleanza strutturale di cui le due figure apicali del potere italiano sono portavoce; inoltre, come nota La Stampa, l’Italia “ha la capacità di svolgere un ruolo centrale” in diversi dossier di interesse per gli Usa: “sicurezza del Mediterraneo, migrazioni, Libia, contrasto alla minaccia terroristica”; inoltre, la spinta di Draghi sul Recovery Fund e la svolta neo-keynesiana in Europa va nella direzione dell’agenda Biden volta a evitare una riproposizione dell’austerità che sarebbe rovinosa per le economie occidentali e la ripresa globale. I

l declino dell’attenzione Usa per l’Europa focalizza dunque il centro delle mire della superpotenza sul nostro Paese, con la consapevolezza che applicare nell’area euro-mediterranea il leading from behind di obamiana memoria possa aprire la strada a una più attiva concentrazione statunitense sul teatro vitale dell’Indo-Pacifico. Non è detto che la manovra riesca, di fronte a un Vecchio Continente che si sente marginalizzato e messo in secondo piano dall’antico alleato. Senza avere, in tal senso torto. Ma senza nemmeno avere la forza per invertire il corso della storia, in una fase in cui non sono ancora arrivati a compimento i progetti di autonomia strategica in ambito tecnologica e la strada verso la Difesa comune si presuppone ancora complicata.

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