Non ci sono più le spie di una volta. La Russia perde uno dei suoi fiori all’occhiello, ovvero la credibilità e l’imponenza delle sue agenzie di spionaggio, foriere di miti e leggende, soprattutto ai tempi della Guerra Fredda. Un altro grattacapo per Putin, alle prese con pandemia, disastri ambientali e calo dei consensi.

Bellingcat: il nuovo giornalismo d’inchiesta che le spie temono

Tutto parte da un’inchiesta del Guardian a firma di Luke Harding. Harding è stato inviato di guerra in Libia nel 2011 e, a sua volta, racconta la sua fascinazione per la storia di  Elliot Higgins, un ex-ragazzo prodigio e nerd anni ’80, tramutatosi in asso del giornalismo d’inchiesta digitale stando comodamente seduto sul divano di casa sua. Attraverso un abile uso di Google Maps, social network  e fonti open source, ha scoperto aspetti interessanti e sconosciuti del conflitto libico e di molti altri, ancor prima degli inviati sul posto. A casa e circondato dai giocattoli di sua figlia, Higgins ha portato alla luce una serie di scoop. Ha trovato armi dalla Croazia in un video pubblicato da un gruppo jihadista siriano. Le armi provenivano dai sauditi. Il New York Times raccolse la sua storia e la pubblicò in prima pagina. Higgins è anche colui il quale ha documentato l’uso da parte del regime siriano di bombe a grappolo.

Da lì avrebbe fondato Bellingcat, una delle più imponenti piattaforme di giornalismo investigativo al mondo: appena tre giorni dopo la messa online, nel luglio 2014, la tragedia dell’aereo della Malaysia Airlines divenne la prima grande indagine di Bellingcat, che avrebbe accertato le responsabilità russe nella vicenda. E fu proprio da quel momento che, assieme ad altre piattaforme simili, divenne l’incubo dello spionaggio russo.

L’avvelenamento di Sergej Skripal

Sergej Viktorovič Skripal’ era un ex agente segreto sovietico naturalizzato britannico, ex-collaboratore del Gru (Glavnoe razvedyvatel’noe upravlenie). Nel 2006 venne condannato dalla Russia per alto tradimento a seguito di attività di spionaggio a favore dei servizi segreti britannici. Dal 2010, dopo aver ottenuto l’indulto ed essere stato incluso nello scambio di spie tra Russia e USA, si trasferì nel Regno Unito. Il 4 marzo del 2018, a Salisbury, Skripal’ e la figlia Julija furono vittime di un avvelenamento da un agente nervino, attraverso una sostanza denominata novičhok. Il governo britannico dichiarò immediatamente che «c’era un’alta probabilità» che la Russia fosse coinvolta nell’avvelenamento. Nel settembre dello stesso anno, il governo May decise di rendere pubblici i nomi dei due sicari, Ruslan Boshirov e Alexander Petrov. Vennero diffuse le immagini CCTV dei loro viaggi a Salisbury e mostrata l’apparente arma del delitto: una bottiglia di profumo contraffatta contenente novičhok.

Durante le settimane successive, Bellingcat continuò ad infliggere una serie di umiliazioni al Gru, che potrebbero aver contribuito alla caduta del suo capo, Igor Korobov. Il caso fece molto scalpore non solo per l’avvelenamento in sé, che riportava all’episodio drammatico di Aleksandr Val’terovič Litvinenko, ma per essere stato smascherato da questa new wave del giornalismo d’inchiesta internazionale che rivelava una serie di scivoloni, ingenuità ed errori grossolani degni di agenti alle prime armi.

Fu proprio questo il caso di Boshirov e Petrov, individuati, rispettivamente, grazie ad una foto dei tempi dell’Accademia e all’assicurazione di una vecchia Volvo XC90. I due, a cui venne consigliata un’intervista video apologetica e “riparatrice” su Russia Today, si esposero al pubblico ludibrio con una serie di risposte al limite del comico. Ottime spie, ma pessimi comunicatori mediatici. A peggiorare la situazione, in quell’occasione, il tentativo di Mosca di accusare i servizi segreti britannici e la stessa piattaforma Bellingcat, ritenuta essere sul libro paga dell’MI6.

A chain of stupidity?”

Il caso Skripal impone un interrogativo: lo spionaggio sovietico ha subito davvero un drastico calo di qualità o c’è dell’altro? Harding, intitola la sua analisi con un “A chain of stupidy”, tacciando il sistema stesso di essersi indebolito dopo la fine della Guerra Fredda. C’è però da dire che l’ambiente in cui le spie operano è molto diverso e nulla ha a che fare con realtà come il “vicino estero sovietico” (Tagikistan, Moldavia, Ucraina) nel quale agenti e militari spesso guadagnavano le proprie stellette. L’ambiente in cui lo spionaggio opera oggi è una gruviera composta da deep e dark web, immagini satellitari, agenti doppiogiochisti: sono soprattutto i tools ad essersi moltiplicati e iperspecializzati, gli stessi strumenti che hanno permesso ad Higgins di operare dal divano di casa propria.

Nel caso Skripal, ad esempio, Mosca si è trovata imbottigliata in una sfida di counter-intelligence. Il Regno Unito possiede telecamere a circuito chiuso in ogni angolo pubblico – nelle stazioni ferroviarie, nelle hall degli hotel e negli aeroporti. Tutti i passeggeri che arrivano su un volo da Mosca verrebbero registrati e filmati a priori. Le agenzie di sicurezza occidentali, inoltre, condividono dati e registrazioni, soprattutto dopo l’11 settembre 2001. Nel frattempo, la Russia post- caduta del Muro ha venduto una moltitudine di informazioni ufficiali di massa: indirizzi di casa, immatricolazioni di automobili, elenchi telefonici e altri dati. Per poche decine di sterline era possibile perfino acquistare i registri della polizia stradale. Con i giusti contatti e un modesto pagamento in contanti, era persino possibile ottenere l’accesso al database dei passaporti nazionali. Per paradosso, è stata la dilagante corruzione del sistema post-sovietico a far circolare una moltitudine di informazioni segrete, rendendo la Russia un blocco finalmente permeabile, a vantaggio del giornalismo investigativo interno e straniero.

Come ha sostenuto Jonathan Eyal del Royal United Services Institute, ciò che è cambiato, e che nel caso russo sembra più evidente, è il monopolio dello spionaggio: oggi non è più solo affare degli Stati nazionali ma, potenzialmente, di chiunque abbia cervello, audacia e dispositivi altamente tecnologici, con un evidente confusione di ruoli. Sebbene, dunque, gli standard del Gru restino comunque alti, anche con nuovi tipi di skill come il cyber-hacking, si tratta di un sistema che fatica ad adattarsi all’universo dell’informazione totale del XXI secolo che, oggi, mette sotto scacco tutti i sistemi di spionaggio, compreso l’eterno rivale del Kgb.

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