La gestione dell‘epidemia di Covid-19 ha messo in seria difficoltà il presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Il Brasile, con 10.360 casi e 455 morti, è la nazione più colpita dell’America Latina ma il Capo di Stato ha sminuito, per lungo tempo, la grave emergenza sanitaria definendo il morbo “poco più di un’influenza” e “un’isteria di massa”. Bolsonaro è sembrato più preoccupato delle possibili ricadute economiche della pandemia piuttosto che dell’elaborazione di efficaci strategie di contenimento. In una serie di video postati sui social media nei giorni scorsi, infatti, si può vedere il Capo di Stato visitare alcuni mercati della capitale Brasilia, intrattenere conversazioni con gli astanti, criticare le misure di quarantena imposte da alcuni governatori e sindaci del Paese ed auspicare una normalizzazione immediata della situazione.

Rischio collasso

Negli ultimi giorni Bolsonaro sembra aver ammorbidito il suo approccio alla questione Covid-19 ed ha definito il morbo ” la più grande sfida della nostra generazione” parlando ” della necessità di salvare vite ma senza dimenticare i posti di lavoro. Il presidente brasiliano ha poi affermato che le misure di contenimento non devono però provocare più danni della malattia stessa. Il cambio di passo di Bolsonaro potrebbe essere però avvenuto troppo tardi: il suo discorso è stato accolto da vivaci proteste nelle grandi città ed una parte dei cittadini ne chiede apertamente le dimissioni mentre la sua gestione dell’epidemia è stata criticata tanto dai governatori del Paese quanto da buona parte della comunità internazionale, Organizzazione Mondiale della Sanità inclusa.

Bolsonaro, come testimoniato da alcuni sondaggi, sembra sempre più impopolare: secondo una rilevazione condotta da XP/Ipespe, ad esempio, la percentuale di brasiliani che ritiene che il presidente stia svolgendo un ottimo od eccellente lavoro è passata dal 34 per cento di febbraio al 28 per cento di aprile. In crescita, invece, i brasiliani che disapprovano l’operato del Capo di Stato e che sono passati dal 36 per cento di febbraio al 42 per cento di aprile. Secondo Datafolha, invece, il tasso di approvazione di Bolsonaro è stabile al 33 per cento mentre quello di disapprovazione è passato dal 33 per cento di due settimane fa al 39 per cento del 3 aprile.

Le prospettive

Il rischio più grande, per il presidente brasiliano, è di fare la stessa fine di Dilma Rousseff, sottoposta ad impeachment e costretta ad abbandonare la carica nell’agosto del 2016. Secondo Robert Wood, economista ed espero di America Latina presso l’Economist Intelligence Unit, le azioni di Bolsonaro hanno portato ad un suo isolamento nel governo ed alle prime richieste di impeachment. La procedura, sempre secondo Wood, potrebbe essere posticipata a causa della sua farraginosità, in particolare modo nel caso in cui il Capo di Stato rifiuti di dimettersi spontaneamente: gli sforzi per rimuoverlo, insomma, potrebbero distrarre eccessivamente dalla gestione della crisi economica e sanitaria. Un peggioramento della situazione brasiliana potrebbe però portare comunque a questo sviluppo. L’isolamento di Bolsonaro si è poi rivelato ancora più evidente dopo che appena tre Stati brasiliani su ventisette hanno deciso di allentare le misure di lockdown. João Doria, governatore del prospero e popolo Stato di San Paolo, epicentro dell’epidemia in Brasile, ha chiesto ai 44 milioni di cittadini residenti di non seguire le indicazioni presidenziali mentre Wilson Witzel, governatore di destra dello Stato di Rio de Janeiro ed ex alleato di Bolsonaro, ha affermato che l’atteggiamento del Capo di Stato potrebbe essere meritevole di attenzione da parte del Tribunale Penale Internazionale dell’Aia.

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