La pandemia sta paralizzando i sistemi produttivi ma non le agende estere delle grandi potenze che, anzi, hanno trasformato la sfida dell’emergenza sanitaria più grave della storia recente in un’opportunità per espandere la loro influenza e promuovere i loro interessi laddove possibile. La Cina è la grande protagonista di questo corso politico, basato sulla cosiddetta diplomazia delle mascherine e mirante alla realizzazione di una “nuova via della seta della salute“, ma sullo sfondo di tutto questo sta proseguendo anche un altro scontro di primo livello: quello fra gli Stati Uniti e l’asse franco-tedesco.

Le accuse di pirateria

Negli ultimi giorni gli Stati Uniti sono stati accusati da Francia e Germania rispettivamente di concorrenza sleale e “pirateria moderna“, contribuendo a riaccendere i riflettori su uno scontro che sembrava essere sepolto.

Nel primo caso, Valerie Pecresse, presidente della regione dell’Ile-de-France, ha denunciato che un carico di mascherine protettive destinato a Parigi è stato oggetto di un ridirezionamento all’ultimo minuto dopo che da Washington sarebbe giunta un'”offerta più elevata” al venditore.

Nel secondo caso, Andreas Geisel, ministro dell’interno di Berlino, ha accusato il governo statunitense di “pirateria moderna” e “metodi da selvaggio West” in riferimento alla confisca di 200mila mascherine N95 in Thailandia, originariamente destinate agli ospedali tedeschi, che sono state poi dirottate negli Stati Uniti. Rolf Mützenich, presidente del gruppo parlamentare SPD, ha invitato il governo federale “ad affrontare il problema e chiedere spiegazioni”.

Le possibili conseguenze

Il Covid-19 ha avvicinato ulteriormente Francia e Germania, aumentando al tempo stesso il loro distanziamento dagli Stati Uniti, perciò nel dopo-crisi è probabile che si assista ad uno scenario che la veda sbilanciate in favore della Cina.

Entrambi i paesi hanno accolto con favore la sovra-esposizione di Pechino nell’Unione Europea, ignorando i moniti di Washington circa l’esistenza di un piano egemonico di Pechino per lo sfruttamento della pandemia ai fini della realizzazione di una “nuova via della seta della salute”.

Mentre l’Italia, ad esempio, ha ascoltato l’avviso della Casa Bianca e acconsentito a bilanciare il protagonismo cinese con le donazioni statunitensi, la Francia è fra i maggiori clienti dell’industria cinese dei beni sanitari, avendo recentemente ordinato un miliardo di mascherine, mentre la Germania sembra essere sempre più convinta dell’idea di connettere Europa e Asia attraverso la Belt and Road Initiative ed è ormai ritenuta dagli Stati Uniti un rivale da fermare ad ogni costo: troppo influente nell’economia globale, troppo simpatetica verso l’agenda cinese.

L’Italia nel mirino

L’Italia è vulnerabile anche in tempi ordinari e lo scoppio dell’epidemia ha accentuato le innumerevoli debolezze del sistema economico e finanziario. La Francia, in particolare, sta tentando di approfittare della crisi in corso per aumentare la propria influenza sul nostro paese ed il Copasir, il comitato parlamentare di vigilanza sui servizi segreti, sta monitorando attentamente la situazione per evitare che gli asset strategici nazionali possano diventare obiettivo di speculazioni e scalate predatorie.

Francia e Germania insieme, invece, hanno raggiunto un accordo e fatto in che modo che fallissero le richieste italiane e di altri paesi dell’Europa meridionale di un piano economico comunitario che non prevedesse la possibile entrata in gioco del Mes, la cui attivazione è legata a delle clausole di condizionalità che potrebbero rivelarsi tanto nocive per l’economia italiana quanto incredibilmente utili per i nostri rivali.

Le crescenti attenzioni dell’amministrazione Trump verso Roma sono da inquadrare anche nel contesto dello scontro egemonico in piedi contro l’asse franco-tedesco, che per la Casa Bianca rappresenta un problema da risolvere al pari della Cina. L’Italia, di nuovo, è l’epicentro di queste battaglie geopolitiche ma non ha un ruolo da comprimario, è il semplice teatro in cui i giocatori combattono.