L’epidemia di coronavirus che si sta diffondendo in Europa ha messo in evidenza lo scarso livello di coordinamento, a livello di risposte emergenziali alla crisi, tra i diversi Paesi membri dell’Unione europea. L’Italia, ad esempio, ha adottato, dopo un iniziale tentennamento, misure molto drastiche per cercare di risolvere le problematiche mentre altre nazioni, come Regno Unito e Francia, non si sono dimostrate altrettanto pronte nel gestire quanto accaduto. Il rischio, dunque, è che quanto è già accaduto ed accadrà nelle prossime settimane provochi una ferita insanabile nel cuore dell’Unione che, con tutta probabilità, non sarà più la stessa una volta passata la tempesta.

Il ritorno delle frontiere

Bruxelles non sarà, in ogni caso, l’unica a risentire dell’accaduto. Sembra probabile che il futuro dell’Area Schengen, che garantisce la libera circolazione di merci, persone e servizi, possa essere in pericolo.

L’assenza di frontiere e controlli e lo scarso coordinamento tra nazioni ha potenziato enormemente l’espansione del virus e ne ha favorito la diffusione in tutto il Vecchio Continente. Diverse nazioni europee, tra cui l’Ungheria e la Repubblica Ceca,  hanno reintrodotto i controlli ai confini nazionali e Budapest ha anche bandito i cittadini italiani dall’ingresso nel Paese.

La Slovenia e l’Austria, inoltre, hanno assunto iniziative altrettanto dure. Il trattato di Schengen prevede, in realtà, la possibilità di reintrodurre, in circostanze eccezionali, controlli alle frontiere. Queste misure, però, dovrebbero essere applicate solamente in circostanze eccezionali e come provvedimenti estremi. Qualora si tratti di eventi prevedibili possono essere adoperate per trenta giorni rinnovabili, in un secondo momento, per sei mesi. Qualora la minaccia non sia prevedibile, invece, gli Stati membri possono introdurre queste misure per dieci giorni, senza dover avvertire preventivamente Bruxelles, estendibili in seguito a due mesi.

Le strategie di Bruxelles

Le istituzioni europee hanno iniziato ad agire per cercare di elaborare una risposta coordinata all’emergenza coronavirus. Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione europea, ha infatti enucleato diverse misure che potrebbero servire a contenere gli effetti della crisi: dalla possibilità di utilizzare gli aiuto di Stato per supportare le compagnie in difficoltà all’utilizzo della flessibilità, garantita dal Patto di Crescita e Stabilità, nei confronti dei Paesi membri. La presidente ha anche annunciato che la Commissione europea ha fatto il punto sul materiale protettivo e sui macchinari per la ventilazione disponibili ed ha mobilitato 140 milioni di euro fondi pubblici e privati da investire nella ricerca su vaccini, diagnosi e trattamenti del morbo.

Tra le varie misure c’è poi un piano di investimenti da 25 miliardi di euro da distribuire ai sistemi sanitari ed ai mercati del lavoro delle diverse nazioni per mitigare gli effetti della disastrosa caduta dell’economia e dell’emergenza sanitaria. Bisognerà vedere fino a che punto la crisi economica travolgerà Bruxelles e quanto inciderà il crescente isolamento cui è sottoposta: la decisione presa dal presidente americano Donald Trump circa un bando ai voli provenienti dal Vecchio Continente è destinata a lasciare il segno.

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