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L’emergenza coronavirus, che sta alterando gli schemi consolidati delle relazioni internazionali e che continua ad incidere pesantemente sulla tenuta socio-economica dei Paesi più colpiti, sembra aver risparmiato, almeno per il  momento, la Federazione russa. Mosca, infatti, segnala la presenza di appena 17 casi sul proprio territorio nazionale che è il più esteso del mondo e che condivide una frontiera terrestre particolarmente estese, ma chiusa da tempo, con la Cina. L’assenza di una minaccia sanitaria macroscopica, però, non rende Mosca immune dalle conseguenze che il coronavirus sta provocando sui mercati finanziari mondiali e nello specifico sulla produzione e sui prezzi del petrolio. La Federazione russa produce ed esporta petrolio ma non fa parte dell’Opec, il cartello che riunisce i più grandi produttori mondiali di questa risorsa e le cui politiche sono entrate in rotta di collisione con quelle di Mosca.

Divergenze e minacce

Gli Stati dell’Opec hanno infatti deciso di tagliare la produzione di oro nero a causa della crisi economica mondiale generata dal coronavirus e del preventivato calo della domanda mentre Mosca si è opposta al peso ed alla durata temporale di questi tagli. Queste divergenze hanno provocato il collasso dei colloqui in corso tra le parti per trovare un’intesa ed un crollo del rublo, che si è  fortemente indebolito nei confronti del dollaro e che ha raggiunto il tasso di cambio più basso, 1 a 74, con la valuta americana dal 2016 ad oggi. Vladimir Putin, dunque, dovrà prestare particolare attenzione a quanto sta accadendo per evitare che la situazione possa sfuggire di mano.

Il Capo di Stato, in ogni caso, poteva contare, nel mese di febbraio 2020, su un tasso di approvazione del 69% mentre l’opposizione politica, frammentata e divisa, ha ben poche possibilità di imporsi alle elezioni legislative e/o presidenziali. I nemici giurati di Putin, tra cui ci sono Alexei Navalny ed Olga Misik, sono in grado di mobilitare un certo numero di persone nell’ambito di manifestazioni di protesta contro il governo ma potrebbero faticare ben di più alle urne. I partiti politici di opposizione presenti in Parlamento, tra cui c’è il Partito Comunista, non sembrano in grado di contrastare la forza del Cremlino.

Le prospettive

Il calo del prezzo del petrolio sembra destinato ad incidere sullo stato di salute dell’economia russa, che si è affidata e continua ad affidarsi a questa risorsa per prosperare. Il rallentamento economico della Cina, inoltre, potrebbe aggiungere ulteriori danni ed infliggere perdite fino a 10 miliardi di dollari all’export russo. Uno scenario d’incertezza dovuto al coronavirus potrebbe poi portare ad un decremento degli investimenti di Mosca sul mercato interno e quindi ad una contrazione della crescita e del tenore di vita dei cittadini mentre qualora il virus si diffonda su larga scala e fossero necessarie chiusure e quarantene, la Federazione rischierebbe di entrare in recessione. Una serie di prospettive preoccupanti, queste ultime, che potrebbero aprire a scenari al momento difficili da preventivare ma che, almeno al momento, non minacciano direttamente Putin. Le prossime settimane saranno comunque fondamentali per comprendere meglio come Mosca intenda muoversi sullo scacchiere interno e per analizzare le ricadute sul Paese.

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