La Russia è stato uno dei pochi paesi al mondo a prendere il Covid-19 in contropiede, adottando misure drastiche che, però, hanno evitato fino ad oggi la diffusione dell’epidemia all’interno dei propri confini. La durezza con cui il Cremlino ha deciso di contrastare il Covid-19, ad esempio blindando il confine meridionale con la Cina, optando per lunghe quarantene preventive e fermando e controllando i turisti cinesi per le strade, sta suscitando malumori a Pechino, che adesso accusa il partner di condurre una politica discriminatoria, invitandolo ad abbassare i toni della guerra al Covid-19.

Pechino protesta

Martedì il giornale russo Novaya Gazeta ha pubblicato una lettera di protesta dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Mosca indirizzata alle autorità della capitale. Nella lettera viene accusato il sistema di “monitoraggio onnipresente” implementato dalle autorità con il quale vengono sorvegliati i movimenti dei turisti cinesi a Mosca, dall’accesso alla metropolitana fino ai bus pubblici, definendolo discriminatorio e potenziale causa di ripercussioni a livello di relazioni bilaterali.

Grazie alla politica di tolleranza zero che la Russia ha adottato sin dallo scoppio dell’epidemia, riducendo significativamente il numero di cinesi che possono entrare nel paese per ragioni di affari e turismo, non è stato registrato ancora alcun caso di covid-19, ma i metodi con i quali si sta assicurando la preservazione della salute pubblica sono fonte di fastidio per la Cina. I turisti provenienti dall’impero celeste denunciano di essere costretti a scendere dai mezzi pubblici o dalla metropolitana su richiesta delle forze dell’ordine, per essere portati in ospedale a effettuare controlli, e in alcuni casi di essere stati seguiti fino agli hotel in cui risiedono.

L’ambasciata denuncia che “il monitoraggio speciale dei cittadini cinesi sui trasporti pubblici di Mosca non esiste in nessun altro paese, neanche gli Stati Uniti e nei paesi occidentali” e non va sottostimata l’importanza del riferimento voluto all’Occidente, con il quale Pechino sta combattendo una guerra fredda multidimensionale. L’atteggiamento russo, in pratica, viene considerato sproporzionato, soprattutto se comparato alla reazione dei “rivali” europei e statunitensi.

La risposta di Mosca

Il sindaco della capitale, Sergei Sobyanin, ha replicato alle accuse, invitando l’ambasciata a comprendere la necessità di un tale sistema di sorveglianza massiva e, anzi, ad incoraggiare i turisti cinesi a rispettare gli obblighi imposti dalla situazione d’emergenza, fra i quali le quarantene all’arrivo e i controlli per strada.

Le autorità moscovite stanno ricorrendo ad un sistema di riconoscimento facciale, forte di oltre 2mila telecamere sparse negli snodi fondamentali della metropoli, per identificare i potenziali portatori del Covid19, seguirne i movimenti e, infine, fermarli e portarli ad eseguire i controlli ospedalieri.

Dalla scorsa settimana, le autorità hanno proclamato ordini di quarantena per circa 2500 turisti in arrivo dalla Cina sono stati messi in quarantena, consistenti nel divieto di allontanarsi dagli hotel o dal luogo in cui risiedono. Qualora dovessero infrangere il protocollo, il sistema di riconoscimento facciale ne consentirebbe la rapida cattura, impedendo grandi spostamenti.

Intanto, i rapporti fra i due paesi sono ridotti al minimo storico: traffico aereo quasi azzerato, flussi turistici crollati, commercio transfrontaliero fermo, regime di visti semplificato temporaneamente bloccato. Come Kommersant riporta, tutte queste misure stanno irritando la diplomazia cinese, che ritiene di avere la situazione epidemica sotto controllo e di non capire “la logica che sta guidando le azioni delle autorità russe”.