Strade deserte, negozi chiusi, voli cancellati, moschee vuote: il coronavirus sta cambiando la vita anche dei Paesi del Golfo che hanno messo in atto diverse misure per bloccarne la diffusione. I contagi da Covid-19 nei sei Stati del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar) aumentano giorno dopo giorno: secondo gli ultimi dati ufficiali, al 18 marzo si registrano 1.156 casi totali ai quali si aggiunge la prima vittima, una 65enne del Bahrein. A dare l’annuncio è stato il ministro della Salute del piccolo regno spiegando che le condizioni di salute della donna erano già precarie. La 65enne, da un mese ricoverata in isolamento, era rientrata a febbraio dall’Iran, focolaio del virus cinese in Medio Oriente.

Il focolaio del Medio Oriente

Con oltre 17mila casi (17.361) e 1.135 decessi (147 solo nelle ultime 24 ore), l’Iran è il terzo Paese al mondo per contagi e vittime dopo Cina e Italia. Fin dall’annuncio dei primi casi però, la comunità internazionale ha iniziato ad avere il sospetto che Teheran volesse nascondere i dati reali. Molti esperti infatti ritengono che i numeri siano molto più alti e che le autorità iraniane abbiano mentito sulla portata del contagio soprattutto nelle prime settimane. Nelle ultime ore, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha parlato di dati “promettenti” sul numero dei contagi e annunciato che il Paese ha superato il picco dell’epidemia. Parole che continuano a fomentare i dubbi – alimentati anche dalla creazione di fosse comuni per seppellire le vittime – e che non risparmiano le critiche da parte degli storici nemici di Teheran, ma non solo. L’Iran ha iniziato a prendere le misure restrittive in gran ritardo: la mancata istituzione delle zone rosse fin dallo scoppio dell’emergenza sanitaria ha permesso alle persone di circolare liberamente e al Covid-19 di diffondersi in tutto il Paese e anche all’estero. E così, dal Paese degli Ayatollah, il virus cinese ha scavalcato i confini e raggiunto la penisola arabica.

Le tensioni

I primi pazienti nella maggior parte dei Paesi Gcc, secondo quanto riportano le diverse autorità locali, erano tutti cittadini rientrati da poco dall’Iran. Così l’emergenza sanitaria si è subito trasformata seguendo le divisioni e le ostilità che da decenni regnano sulla regione. Il coronavirus infatti non è riuscito a disinnescare le tensioni nell’area. Anzi, ha fatto crescere i contrasti tra sunniti e sciiti. La prima a puntare il dito contro il Paese di Ali Khamenei è stata l’Arabia Saudita che ha accusato l’Iran di non timbrare i passaporti ai cittadini sauditi, assumendo così un “comportamento irresponsabile e rappresentando un pericolo sanitario per tutto il mondo”. Per contenere la rapida diffusione del coronavirus, il Regno di re Salman ha deciso di chiudere subito scuole, università e negozi, ha sospeso i collegamenti con diversi Paesi, annullato eventi e vietato i pellegrinaggi di Umrah (il pellegrinaggio “minore” che può essere fatto in qualsiasi momento dell’anno). L’Arabia Saudita ha inoltre isolato la provincia orientale di Qatif dove vive la minoranza sciita del Paese che compie spesso pellegrinaggi nei santuari iraniani. È proprio da quella provincia, che più volte in passato ha dato problemi alla famiglia reale, che proviene la maggior parte dei casi di coronavirus. E così il Regno, impaurito da una possibile esplosione di contagi, ha deciso di bloccare ingressi e uscite con posti di blocco e ricordato il divieto di recarsi nel Paese degli Ayatollah.

Molti dei contagi registrati in tutta la Regione quindi sono collegati ai viaggi nei luoghi sacri agli sciiti in Iran, accusato più volte di coprire la diffusione del virus. “Con questo comportamento, l’Iran ha permesso alla malattia di viaggiare all’estero e, a mio avviso, ciò costituisce una forma di aggressione biologica che è criminalizzata dal diritto internazionale, in quanto ha messo in pericolo la nostra sicurezza e salute e quella degli altri”, ha tuonato su Twitter il ministro dell’Interno del Bahrein. Da parte sua, Teheran si è difesa spiegando di non aver mai nascosto i dati sui contagi e invitando i Paesi Gcc a non politicizzare l’emergenza sanitaria.

Nella Regione però c’è anche ha offerto il proprio sostegno all’Iran nella battaglia contro il coronavirus. Si tratta degli Emirati Arabi Uniti che, nonostante la divisione politica con Teheran, hanno trasportato nel Paese focolaio del virus circa 7,5 tonnellate di aiuti medici in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità. Il ministro degli Esteri ha espresso le sue condoglianze al popolo iraniano e “sottolineato l’importanza del lavoro collettivo e degli sforzi per sopravvivere a tali sfide globali”.

Ma il coronavirus ha riaperto un’altra spaccatura, quella tra Qatar e gli altri Paesi del Golfo. Lo scontro è avvenuto sui social network dove una giornalista freelance ha accusato il piccolo emirato della creazione del Covid-19 con l’intenzione di compromettere l’Expo del 2020 negli Emirati e Vision 2030, l’ambizioso piano di riforme del principe saudita Mohammad bin Salman. Un tweet che ha creato profonda indignazione anche a Riad e che la stessa autrice, dopo lo scoppio delle polemiche, ha definito come “satira”. Autorità, giornalisti e intellettuali hanno inviato tutti a restare uniti per affrontare insieme l’emergenza sanitaria, ma si sa, nel Golfo i rapporti sono sempre in bilico.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME