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Il nodo Copasir e una corretta risoluzione della questione della presidenza, contesta tra la Lega e Fratelli d’Italia, sarà una fondamentale cartina di tornasole per dimostrare l’omogeneità e la sostenibilità dell’alleanza tra le forze di centrodestra con una prospettiva che guardi oltre al governo Draghi.

Se la coalizione di centrodestra vuole presentarsi in vista dei futuri appuntamenti elettorali non solo come un’alleanza elettorale in grado di dare seguito concreto alla predominanza oggi attribuitale dai sondaggi ma anche come un omogeneo sistema in grado di esprimere una strutturata cultura di governo deve superare importanti sfide. E la capacità di mostrare una visione di sistema delle questioni legate alla sicurezza nazionale, prescindendo dalle posizioni politiche assunte dai partiti membri sul governo Draghi, è un passaggio fondamentale per dare forma a tale cultura. Lo scontro tra la Lega, detentrice della presidenza con l’onorevole Raffaele Volpi, Fdi, che la rivendica ai sensi della Legge 124 del 2007 che norma l’attività dei servizi segreti, va di pari passo con la valorizzazione del ruolo del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica quale snodo strategico per la tutela e la definizione dell’interesse nazionale, quale consesso non solo intento a un ruolo di supervisione ma anche a una proattiva e programmatica opera di monitoraggio delle minacce al sistema-Paese. Un ganglo vitale tra servizi, Parlamento e governo, uno dei “polmoni” grazie a cui l’attività dello Stato in tempi di grandi incertezza può effettivamente respirare.

Per mezzo dei loro frontmen al Copasir la Lega, Fratelli d’Italia (col vicepresidente Adolfo Urso) e Forza Italia (guidata nel comitato da Elio Vito) hanno contribuito a dare slancio alla postura strategica del comitato e a operare l’ampia e complessa analisi sul sistema-Paese che ha mostrato, dalla primavera all’autunno del 2020, tutte le facce delle criticità del sistema-Paese. Dando nel complesso l’idea di una chiara visione d’insieme sul ruolo del Copasir e sulla sua operatività che ora lo scontro di potere rischia di mettere sotto traccia, riportando in auge le diatribe politiche sui servizi che hanno contraddistinto la fase terminale del governo Conte II e che, giustamente, il centrodestra ha sempre condannato.

La prova del Copasir è una vera e propria questione dirimente per capire le prospettive della coalizione. Ora che Lega e Fdi si contendono lo scettro della leadership della coalizione di centrodestra, le prospettive unitarie sono messe a repentaglio da dinamiche sempre più competitive: “Se non ti fidi del tuo alleato finisci per giocare da solo”, ha sottolineato Vittorio Macioce sull’edizione odierna de Il Giornale. “Non costruisci. Non ti riconosci. Non sei in grado di immaginare un futuro insieme. Quello che resta è un comitato elettorale, qualcosa che forse ti consente di vincere le elezioni, ma non di governare”. Costruire una cultura di governo, dunque, sarà la sfida chiave per un centrodestra oggi diviso sul sostegno all’esecutivo di Mario Draghi. Partiti come la Lega e Fdi hanno saputo cooperare, confrontarsi e darsi sostegno reciproco nella valorizzazione operativa del Copasir ma rischiano di scottarsi alla prova del nove. E si torna sulla questione, fondamentale, della fiducia. “È questo il punto”, chiosa Macioce. “Senza la fiducia il governo diventa solo poltrone. La presidenza della commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti spetta all’opposizione. Non è una consuetudine. Lo dice la legge”. E se da un lato sono da sottolineare come frutto di una ponderata e seria volontà politica le aperture di Volpi che, preoccupato per l’assenza di una norma precisa sull’alternanza alla guida del Copasir, propone un accordo politico per riazzerare il comitato dando cinque membri e la presidenza all’opposizione, cioé al gruppo Fdi, dall’altro bisogna capire quanto nel Carroccio queste parole siano interpretate come necessità tattiche e quanto come l’abbozzo di una trattativa. Che tocca il rapporto fiduciario diretto tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, mai quanto ora prova generale di una futura, possibile coabitazione di governo.

Elio Vito ha provato a rompere l’impasse in un’intervista a Repubblica, dichiarandosi pronto alle dimissioni qualora le forze politiche confermassero Volpi presidente. “Su una questione come questa non si fanno trattative, né compromessi, né ci possono essere contropartite”, ha fatto notare, rispedendo al mittente il paragone tra il precedente di Massimo D’Alema, confermato alla guida del Copasir con la nascita del governo Monti nel 2011: “Il Pd non aveva ministri al governo, mentre oggi la Lega sì. Inoltre tutti allora furono d’accordo. Ora sia da Fi che dal segretario dem Letta viene contestata la presidenza leghista”, e questo sottolinea un rischio dello stallo in atto: l’apertura di un fronte assolutamente evitabile in cui, sagacemente, l’ex premier si è infilato facendo sua la causa del passaggio della presidenza del Copasir al partito della Meloni.

Lo stallo che nei prossimi giorni potrebbe proseguire anche con la ripresa dell’attività ordinaria del Copasir, che prevede l’audizione dell’autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, il prefetto Franco Gabrielli, rischia di inficiare le prerogative del Copasir, istituzione mai decisiva quanto oggi in una fase che, tra investimenti strategici nel Recovery Fund, campagna vaccinale, sfide decisive per l’industria e conseguenze di un contesto internazionale sempre più competitivo, impone all’Italia di muoversi con attenzione sugli scenari internazionali e ai servizi di operare in totale serenità senza essere portati nuovamente nell’agone della politica quotidiana. La lezione del governo Conte IImandato al tappeto anche dalla bulimia di potere del premier sul comparto intelligence, deve essere un memento istruttivo per chi, nel centrodestra, immagina dopo le prossime elezioni politiche un ritorno della compagine al governo nella sua interezza. Considerando il fatto che sulle questioni pratiche legate all’attività ordinaria dei servizi e alla postura internazionale dell’Italia i punti di convergenza tra le forze politiche coalizzate sono numerosi (dall’attento scrutinio alla tecnologia cinese alla collocazione in campo occidentale al fianco degli Usa) la lotta Lega-Fdi per la presidenza rischia di passare all’opinione pubblica come una battaglia di piccolo cabotaggio su singole poltrone.

Un guaio evitabile che il centrodestra deve sanare nel più breve tempo possibile, come indirettamente Vito fa capire richiamando al fatto che nella costruzione di una cultura di governo il centrodestra non debba dividersi sulle “regole del gioco”: la battaglia del Copasir è una partita sul “rispetto dei diritti dell’opposizione e quindi dei valori di una democrazia liberale. È una questione fondamentale e irrinunciabile”. Una prova di maturità a cui Fdi e, soprattutto, la Lega saranno chiamate per rintuzzare attacchi simili in futuro e affrontare sfide di portata ben più ampia con la dovuta coesione.

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