La fine della seconda guerra del Nagorno Karabakh ha significato l’inizio di una nuova era per quella parte dell’Azerbagian su cui, anche grazie attraverso la Dichiarazione del 9 novembre, il Paese ha ripristinato la propria sovranità. Qui, invero, nei territori liberati, Baku, con il supporto principale dei propri alleati e partner, in primis Roma e Ankara, sta portando avanti un’estesa campagna di riscrittura della rete infrastrutturale e di immagine del territorio, costruendo e/o ripristinando unità abitative, campi per l’agricoltura, collegamenti stradali e reti ferroviarie.

La ricostruzione del Karabakh è parte integrante e fondamentale della visione nazionale per il dopoguerra che il presidente azerbaigiano, Ilham Aliyev, ha illustrato ad una platea internazionale il 13 aprile presso l’università ADA di Baku. In quella visione, che sta venendo esperita a ritmo serrato, come palesato dal recente avvio dei cantieri della tratta ferroviaria Horadiz–Agbendè stato ritagliato dello spazio considerevole per l’Italia, partner strategico dell’Azerbaigian, le cui aziende stanno contribuendo in maniera determinante al ritorno a nuova vita del Karabakh.

I “villaggi smart” che parleranno italiano

Il 26 aprile ha avuto luogo la presentazione al pubblico azerbaigiano di un innovativo progetto urbanistico arrecante anche la firma dell’Italia. Tabella di marcia e natura dei lavori sono state illustrate da Ilham Aliyev in persona, che ha colto l’occasione di una visita ufficiale nei distretti liberati di Jabrayil e Zangilan per informare i residenti della prossima costruzione in loco di “villaggi intelligenti” (smart village).

I suddetti verranno realizzati da aziende italiane, turche, israeliane e cinesi, le quali avranno l’onere-onore di trasportare una parte del Karabakh nell’era dell’urbanistica 2.0 a mezzo dell’ammodernamento profondo delle infrastrutture esistenti e della costruzione di nuove, edificate nel rispetto delle ultime scoperte nel campo delle città intelligenti. Il progetto pilota, che riscriverà anima e volto dei villaggi Aghali 1, 2 e 3 del distretto di Zangilan, dovrebbe condurre al concretamento dei seguenti obiettivi:

  • La costruzione di duecento case futuristiche, ovverosia fondate su materiale edile isolante, dotate di reti di comunicazione tecnica interna e rafforzate dal possesso di sistemi di riscaldamento impieganti “tecnologie intelligenti”;
  • L’ottimizzazione dei livelli di connettività e digitalizzazione di asili nido, scuole, policlinici e centri di controllo. Fra le compagnie appaltatrici figura Huawei Azerbaigian, che, in una prima assoluta per la nazione caucasica, farà uso della tecnologia AirPON per migliorare la qualità della rete internet dell’area, implementando dei “sistemi di educazione intelligente, sanità intelligente e agricoltura intelligente”.
  • La “verdizzazione” di strutture sociali, ristoranti, campi per l’agricoltura ed edifici amministrativi, che cesseranno di impiegare i combustibili fossili in favore dell’utilizzo di energie alternative, non inquinanti e a basso impatto ambientale. A questo proposito, un’azienda turca avrà l’onere di installare degli impianti in grado di produrre abbastanza energia elettrica da soddisfare la domanda del villaggio e rendere un surplus vendibile all’estero.
  • L’aumento dell’attrattività della regione attraverso la realizzazione di uno scheletro infrastrutturale e di servizi adibito a supportare i flussi turistici.

Non è noto al momento quante imprese saranno coinvolte nella realizzazione del villaggio intelligente, ma il presidente azerbaigiano ha preannunciato che saranno invitate e privilegiate le “aziende di Paesi amici”, facendo il nome di Italia, Turchia, Cina e Israele.

Nel corso della stessa visita, infine, il capo di Stato azerbaigiano ha dato il via alla restaurazione della moschea di Zangilan, distrutta dai militari armeni durante la guerra e che sarà rimessa a nuovo dalla Fondazione Heydar Aliyev, ha inaugurato i lavori dell’aeroporto internazionale di Zangilan, rammentando della costruzione già cominciata di quello di Fuzuli, e ha posato la prima pietra dell’autostrada Zangilan-Horadiz, una rete a sei corsie, della lunghezza di 124 chilometri, concepita per facilitare l’interconnessione tra i territori liberati con il resto dell’Azerbaigian e il futuro corridoio di Zangezur.

I progetti dell’Italia

La presenza italiana nel Karabakh è tangibile, radicata e in fase di progressiva espansione. L’ultimo traguardo tagliato dal Bel Paese riguarda l’ottenimento di un contratto per la fornitura del materiale necessario a produrre beni caseari di alta qualità in un caseificio che sta venendo eretto nel distretto di Zangilan da una ditta israeliana. Spiegato altrimenti: israeliani i costruttori, italiani i fornitori e azerbaigiani i consumatori; una formula tanto semplice quanto efficace che esplica alla perfezione il modus operandi e la forma mentis di Baku, una media potenza in ascesa che cerca di coinvolgere nei propri piani di crescita e sviluppo ognuno dei propri alleati, attingendo da ognuno nel nome della complementarità.

Nello specifico, una ditta italiana si occuperà di dotare il futuro caseificio della tecnologia, delle competenze e delle conoscenze necessarie e propedeutiche alla fabbricazione di prodotti caseari altamente competitivi, perché connotati da un’elevata qualità, come la mozzarella e la burrata. L’Azerbaigian non poteva che fare affidamento sull’Italia per la conduzione di un simile progetto, trattandosi del quarto esportatore mondiale di formaggi e di un’eccellenza impareggiabile, priva di concorrenti, nel mercato della mozzarella di bufala – la cui protensione verso l’estero è aumentata del 168,7% dal 2006 al 2016, per un valore di quasi 300 milioni di euro.

Villaggi intelligenti e caseario sono soltanto due delle innumerevoli e variegate sfere nelle quali Italia e Azerbaigian stanno collaborando attivamente e profittevolmente. Perché dalla fine della guerra ad oggi, in effetti, i due alleati hanno siglato una caterva di documenti in materia di cooperazione bilaterale, quando a livello di governo e quando a livello di pubblico-privato, tra i quali figurano e risaltano un accordo tra Azerenerji e Ansaldo Energia – per la costruzione di quattro sottostazioni nei territori liberati, un programma pluriennale di cooperazione scientifico-tecnologica e due contratti da 160 milioni di dollari tra Maire Tecnimont e Heydar Aliyev Oil Refinery.

Energia a parte, è noto che un numero indefinito di ditte italiane stia partecipando alla ricostruzione dei distretti liberati del Nagorno Karabakh e che l’incremento della loro presenza sia auspicato da ambo le parti, cioè Roma e Baku, ragion per cui, nella giornata del 21 aprile, il governo italiano ha inaugurato “una web mission nel settore della pianificazione urbana” funzionale a fare incontrare imprenditori nostrani e committenti azerbaigiani.

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