Il Consiglio turco, abbreviazione di Consiglio di cooperazione dei Paesi turcofoni, è una delle realtà sovranazionali più importanti delle relazioni internazionali contemporanee. Lanciato ufficialmente nel 2009, dopo anni di negoziati sotto banco trainati da Turchia, Kazakistan e Azerbaigian, il Consiglio turco ha mostrato e dimostrato in più occasioni alti livelli di coordinamento e coesione tra gli Stati membri e sta giocando un ruolo determinante nella transizione del mondo verso l’epoca del multipolarismo e del “secolo asiatico“.

Nascita e struttura

La proposta di inquadrare i rapporti bilaterali tra Ankara e gli -stan postsovietici all’interno di un organismo sovranazionale giunge nel lontano 2006 dal Pater Patriae kazako, Elbasy Nursultan Nazarbaev, ricevendo immediatamente una calda accoglienza presso il mondo turcico. Nei tre anni successivi, le diplomazie kazaka, turca, azera e kirghisa avrebbero lavorato incessantemente alla traslazione in realtà del sogno di Nazarbaev, trasponendolo infine su carta il 3 ottobre 2009. Quel giorno, i presidenti di Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia si riunirono a Nakhchivan, capoluogo dell’omonima exclave azera, per apporre le firme sul testo fondativo del Consiglio turco.

L’accordo di Nakhchivan ha dato vita e forma all’entità sovranazionale, delineandone missione e scheletro, investendo di legittimità istituzionale (e storica) quel sentimento nel 1992 aveva determinato la nascita dei “Vertici dei capi di Stato dei Paesi turcofoni”, ovverosia il panturchismo.

Il Consiglio turco ha un presidente onorario, Elbasy Nursultan Nazarbaev, e presenta un corpo istituzionale ben strutturato al cui funzionamento sovrintende il Segretariato generale, che ha sede a Istanbul ed è attualmente presieduto dal kazako Baghdad Amreyev. L’organigramma si compone di quattro realtà comunicanti e rispondenti ad uno schema gerarchico e piramidale che vede, in ordine di importanza, il Consiglio dei capi di Stato, il Consiglio dei ministri degli esteri, il Comitato dei funzionari e il Consiglio dei anziani.

Il Consiglio dei capi di Stato è il principale organo decisionale dell’organizzazione ed è controllato da un presidente di turno – corrispondente al presidente di uno stato membro , che viene scelto a rotazione e con mandato annuale. Il Consiglio, allo stesso modo degli altri organi, è legato a doppio filo al Segretario generale, con il quale coordina l’agenda dei lavori e dal quale viene monitorato.

Il Consiglio dei capi di Stato si riunisce regolarmente e, di volta in volta, in uno stato membro differente. Dal 2011 ad oggi hanno avuto luogo sette vertici ordinari (due in Kazakistan, ad Almaty e Nur-Sultan, due in Azerbaigian, a Baku e Qabala, due in Kirghizistan, a Biskek e Colponata, e uno in Turchia, a Bodrum) ed uno straordinario, allestito lo scorso aprile da remoto con l’obiettivo di applicare la concertazione alla lotta contro l’allora emergente pandemia.

Ultimo ma non meno importante, urge sottolineare come il Consiglio turco non sia un’entità unica e a se stante, ma un ingranaggio facente parte di una catena estesa, costruita e fondata sul panturchismo, alla quale appartengono degli organismi di cooperazione culturale, politica ed economica come l’Assemblea parlamentare dei Paesi turcofoni, l’Organizzazione internazionale della cultura turca, il Consiglio affaristico turco, l’Accademia turca internazionale, l’Assemblea mondiale dei turchi e il Centro delle civiltà nomadi.

Di cosa si occupa e perché è importante

Il Consiglio turco nasce con l’obiettivo di creare un’unione multidimensionale tra gli stati membri in termini di interdipendenza economica, gemellaggio culturale, supporto diplomatico e coordinamento delle politiche estere.

I fatti suggeriscono che l’organizzazione, almeno sino ad oggi, abbia servito lo scopo fondativo: interscambio commerciale tra gli stati membri aumentato radicalmente, comunanza di visioni e posizioni su dossier di rilevanza internazionale (come il Nagorno Karabakh), concertazione ottimale allo scoppio di gravi crisi (come la pandemia di Covid19) e progressiva instaurazione di un clima plasmato dalla cordialità tra Anatolia, Caucaso meridionale e Asia centrale (come rammentano il sodalizio turco-azero, il corridoio dei lapislazzuli, la sinergia kazako-uzbeka e gli accordi per lo sfruttamento equo e condiviso del Mar Caspio).

Il potenziale dell’organizzazione è incredibilmente elevato, perciò gli stati membri stanno cercando di promuoverla a livello internazionale come una colonna portante del multilateralismo alternativo, cioè di matrice non-occidentale, ed una centrale elettrica dei processi di integrazione politica, culturale ed economica che stanno riscrivendo il volto dell’Eurasia. Questo è il motivo per il quale il Consiglio turco, i cui membri sono a loro volta legati ad altre realtà cooperative come l’Unione economica eurasiatica e l’Organizzazione di cooperazione economica, sta divenendo una sorta di magnete in grado di attrarre verso di sé attori regionali, come l’Uzbekistan (che vi ha aderito nel settembre 2019), e al di sopra di ogni sospetto, come il neutrale Turkmenistan e le europee Ungheria e Ucraina.

L’Ungheria ha conseguito lo status di membro osservatore nel settembre 2018, in occasione del vertice di Colponata, e sta cercando di aumentare la propria esposizione nella realtà panturca coerentemente e conformemente all’agenda della cosiddetta “Apertura a Oriente” di Fidesz. Tale indirizzo politico, plasmato dalla mescolanza di realpolitik (diversificazione) e ideologia (turanismo), ha condotto Budapest ad entrare nell’Accademia turca internazionale e, più di recente, nel Fondo di investimento del Consiglio turco.

L’Ucraina, invece, ha palesato la volontà di entrare a far parte dell’organizzazione lo scorso agosto, per voce della diplomatica Emine Dzheppar, adducendo come movente la presenza di lunga data all’interno della nazione dei tatari, i quali essendo “un ponte tra l’Ucraina e la Turchia”, renderebbero la prima un'”erede della cultura turcica”.

In sintesi, lo studio e l’analisi di questa realtà integrativa, spesso e ingiustamente bistrattata e/o sottovalutata dall’ambiente politologico, sono fondamentali ai fini della comprensione delle dinamiche attuali e della previsione degli scenari futuri in quella macro-regione geopolitica che si stende dall’Anatolia all’Asia centrale, passando per parte dei Balcani, Caucaso meridionale e Russia.

Il ruolo del Kazakistan

Il Consiglio turco è una delle espressioni più potenti e manifeste di quel sentimento che è il panturchismo, il vero comburente che sta guidando i processi di integrazione in Eurasia, ma è, anche e soprattutto, uno dei più grandi risultati che la diplomazia kazaka abbia mai conseguito.

Come soprascritto, infatti, il Consiglio turco nasce su iniziativa di Elbasy Nursultan Nazarbaev, il cui contributo determinante è stato omaggiato due anni or sono a mezzo della sua investitura a presidente onorario, e continua tutt’oggi a ricevere la propria linfa vitale dal Kazakistan, i cui diplomatici e politici sono propositori di iniziative e formulatori di agende in sede di incontri formali e informali.

I numeri e i fatti suggeriscono, anzi provano, che il Kazakistan sia la veridica eminenza grigia dell’intera ragnatela ruotante attorno all’organizzazione: ha ospitato due dei sette vertici ufficiali del Consiglio Turco, il primo ad Almaty nel 2011 e il secondo a Nur-Sultan nel 2015 (all’epoca ancora nota come Astana), è la mente di un piano per il lungo termine presentato a Baku nel 2019 (“La visione turca per il 2040”), è la culla dell’attuale segretario generale, è sede dell’Accademia turca internazionale ed è lo stato fondatore dell’Organizzazione internazionale della cultura turca – nata nel 1993 su iniziativa di Nazarbaev e dal 2011 retta dal kazako Dusen Kasseinov.

Ed è sempre in Kazakistan, più precisamente nella città autonoma di Turkistan, che nella giornata di ieri, 31 marzo, avrebbe dovuto avere luogo un vertice informale tra i capi di Stato del Consiglio turco. Il perdurare dell’emergenza sanitaria, però, ha comportato l’allestimento dell’evento da remoto. Presieduto da Kassym-Jomart Tokayev, il video-incontro si è concluso con l’emissione di una dichiarazione congiunta composta, tra le varie cose, dai seguenti punti:

  • Reiterazione del supporto generale all’Azerbaigian per quanto riguarda la questione Nagorno Karabakh
  • Riaffermazione dell’obiettivo di lavorare al miglioramento del Consiglio turco e alla promozione degli interessi delle nazioni turcofone nell’arena internazionale
  • Proclamazione della città autonoma di Turkistan quale capitale spirituale del mondo turcico
  • Consenso unanime circa la proposta formulata dall’ex presidente Nazarbaev riguardante il cambio di nome dell’organizzazione, che dovrebbe essere ufficializzato in occasione del prossimo vertice tra capi di Stato
  • Avvio dei cantieri per il concretamento della strategia del Consiglio turco fino al 2025 e della “Visione turca per il 2040”