Nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc) c’è un’anonima città che si chiama Kolwezi. È situata nella provincia meridionale di Lualaba. Non trova sempre spazio nelle principali cartine geografiche, eppure è un importante hub minerario mondiale. Kolwezi ospita alcuni dei più grandi siti di rame e cobalto del pianeta e, suo malgrado, proprio a causa della ricchezza del sottosuolo è finita al centro della competizione tra Stati Uniti e Cina. Una competizione che, più o meno indirettamente, rischia di aver partorito la grave crisi che, ormai da giorni, sta interessando Goma, un’altra città congolese strategica ricca di risorse minerarie, situata nella parte orientale del Paese dove si registrano violenti scontri tra l’esercito regolare di Kinshasa e le milizie tutsi dell‘M23 sostenute dal Ruanda.
Gli echi dei combattimenti sono arrivati fino alla capitale. Qui orde di cittadini infuriati hanno preso d’assalto l’ambasciata del Ruanda, ma anche le rappresentanze diplomatiche di Francia e Stati Uniti, accusando queste nazioni di appoggiare i ribelli dell’M23.
Usa-Cina: in Congo è scontro all’ultimo minerale
Tra indiscrezioni vere o presunte, gli Stati Uniti hanno da tempo avviato una minuziosa opera di contenimento delle attività economiche cinesi nella Rdc. All’inizio del 2024, per esempio, le aziende minerarie di Kolwezi hanno iniziato a spedire i loro materiali lungo una ferrovia sostenuta da uno sforzo economico degli Usa che termina la sua corsa nel porto atlantico di Lobito, in Angola. Stiamo parlando del cosiddetto Corridoio di Lobito, un corridoio che dovrebbe collegare l’Angola alla Repubblica Democratica del Congo e allo Zambia, finanziato da Washington, insieme ad altri Paesi del G7 e dell’Unione europea, per arginare lo stra potere della Nuova Via della Seta di Pechino (che in Africa ha trovato terreno fertilissimo).
In ogni caso, nonostante gli Usa siano desiderosi di accrescere la propria presenza nel mercato dell’estrazione dei minerali critici in Rdc e dintorni, la Cina resta l’attore dominante. Le aziende del Dragone, infatti, controllano oltre l’80% delle miniere di rame della Repubblica Democratica del Congo e vantano una simile posizione di comando anche nell’estrazione di cobalto.
La richiamata Belt and Road, inoltre, ha consentito a Pechino di rafforzare la propria presenza in Africa a colpi di investimenti infrastrutturali. Risultato? A Kolwezi la Cina è ovunque: sui cartelloni pubblicitari che presentano caratteri cinesi; nei casinò e ristoranti gestiti da proprietari cinesi; e, soprattutto, nelle miniere.
La posizione cinese è a rischio?
La Rdc ha una ricchezza mineraria stimata in circa 24 mila miliardi di dollari, la maggior parte della quale inutilizzata. È il secondo produttore di rame del pianeta, e i suoi depositi – molti dei quali situati a Kolwezi – ospitano oltre il 70% del cobalto mondiale, un metallo essenziale usato nelle batterie dei veicoli elettrici e nei motori a reazione.
Particolare da non ignorare: la Repubblica Democratica del Congo è stata definita l’epicentro degli investimenti cinesi in Africa. Se, infatti, in passato le aziende statunitensi possedevano molteplici miniere di cobalto all’interno del Paese, nel corso degli ultimi anni la maggior parte di quei siti è stata venduta a società cinesi. Le più rilevanti sono quattro: Huayou Cobalt, Chengtun Mining, China Molybdenum e China Nonferrous. In ultima battuta è interessante sottolineare un altro fatto: il governo congolese sta combattendo i ribelli dell’M23 impiegando droni e armi cinesi, a conferma dell’integrazione tra Pechino e Kinshasa. La crisi esplosa a Goma potrebbe dunque innescare un effetto domino che rischia di demolire, passo dopo passo, gli interessi del Dragone nella Rdc.
Curiose, a questo proposito, un paio di dichiarazioni. Russell Fryer, amministratore delegato della società britannica Critical Metals, ritiene che il Corridoio di Lobito rappresenti una manna per la miniera di rame e cobalto che la stessa azienda sta sviluppando in Congo. “Vorremmo vendere i nostri prodotti, il nostro concentrato di rame, in Europa o in Nord America”, ha affermato Fryer in tempi non sospetti. Molly Phee, ex assistente del segretario di Stato per gli Affari africani sotto l’amministrazione Biden, ha invece rivelato che Washington avrebbe proposto di coinvolgere anche il Ruanda nello sviluppo del suo progetto infrastrutturale in cambio del ritiro del proprio sostegno ai ribelli M23. Missione fallita.

