Il complesso triangolo del rapporti tra India, Iran e Stati Uniti

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L’India intrattiene, da molti anni, proficue relazioni con l’Iran. Questo rapporto è stato facilitato da legami comuni in ambito storico e culturale ed ha portato i due Paesi a sviluppare una partnership commerciale di successo: gli scambi con Teheran rappresentano, infatti, più del 2,50 per cento del volume totale del commercio con l’estero di Nuova Delhi. Il settore energetico, nello specifico, ha assunto una rilevanza particolare e l’Iran è stato, per oltre un decennio ed eccezion fatta per il periodo compreso tra il 2011 ed il 2015 quando il Paese era sotto sanzioni americane, tra i tre principali fornitori di petrolio grezzo dell’India. I fabbisogni energetici del colosso dell’Asia meridionale, infatti, rendono Nuova Delhi fortemente dipendente nei confronti dell’importazione di petrolio grezzo e la nazione ha anche importato, nel tempo, gas naturale dall’Iran.

Uno scenario mutato

Questo stato di cose ha però risentito della decisione, presa dall’Amministrazione Trump, di imporre nuovamente sanzioni economiche nei confronti di Teheran a causa dello sviluppo del suo programma nucleare. Le misure vanno a colpire, in particolar modo, l’export petrolifero iraniano, che è anche una delle fonti principali di guadagno per il Paese ed hanno indirettamente causato dei problemi a Nuova Delhi. Il governo indiano ha potuto beneficiare, in un primo momento, di un’esenzione concessagli da Washington ma in seguito è stato costretto ad aumentare le importazioni energetiche dall’Arabia Saudita dagli Stati Uniti ed a tagliare quelle provenienti dall’Iran. Il miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti ed India ed il fatto che Washington rappresenti il principale mercato di esportazione dei prodotti indiani hanno sicuramente influito sulla decisione presa da Nuova Delhi. Le sanzioni all’Iran hanno così ottenuto il duplice risultato di isolare Teheran nello scenario politico ed economico della regione e di portare benefici commerciali alle casse di Washington rinforzando, al tempo stesso, la partnership con il colosso indiano, vitale per la stabilità dell’Asia e contrappeso al dominio cinese nell’area. La Cina, peraltro, non si è adeguata alle sanzioni imposte da Washington ed ha continuato ad importare il greggio dall’Iran.

Le prospettive

I rapporti tra Nuova Delhi e Washington, seppur in via di progressivo miglioramento, non sono comunque destinati a sfociare nella formazione di un’alleanza politico-militare permanente. L’India ha l’ambizione, nel prossimo futuro, di divenire una grande potenza mondiale e pertanto deve mantenere una certe indipendenza in politica estera ed essere anche pronta ad imporre, qualora necessario, il proprio punto di vista sullo scacchiere regionale. Le relazioni con Teheran, al momento congelate per cause di forza maggiore, sono destinate a tornare a crescere in caso di mutamento dello scenario internazionale: un’eventuale rimozione delle sanzioni da parte di Washington, infatti, potrebbe riportare Nuova Delhi a focalizzarsi sull’Iran ed a perseguire i propri interessi strategici nell’area. Il riavvicinamento con gli Stati Uniti, inoltre, è stato facilitato dalla crescente ostilità tra l’amministrazione americana e quella cinese ed il contenimento di Pechino ha ripercussioni benefiche tanto per il governo indiano quanto per quello statunitense. La questione del Kashmir, paradossalmente, ha consentito il saldarsi dei rapporti tra Nuova Delhi e Washington: il Pakistan, rivale storico dell’India, è un alleato di primo piano della Cina e pertanto l’India deve controbilanciare l’alleanza tra Pechino ed Islamabad. Queste dinamiche, però, potrebbero subire dei cambiamenti e riportare il governo indiano ad avere una relazione sempre più stretta con Teheran. L’amministrazione Trump dovrà essere particolarmente abile nel gestire questo scenario complesso e mutevole ed essere pronta alla flessibilità qualora voglia mantenere la partnership con Nuova Delhi.