Il Cile, malgrado l’avvio di un percorso di riconciliazione nazionale deciso dal Presidente Sebastian Pinera e dopo un periodo di tregua, è tornato ad essere segnato da violenze e proteste. Quattro persone, infatti, hanno perso la vita nel corso della settimana appena trascorsa aggravando, in questo modo, un bilancio già abbastanza grave. Un uomo è deceduto, nella capitale, dopo essere stato colpito alla testa nel corso di una protesta vicino ad una stazione di polizia mentre un altro è stato trovato morto all’interno di un supermercato dato alle fiamme dalla folla. Un altro uomo è stato invece mortalmente investito da un furgone delle forze dell’ordine ed un ragazzo, infine, è stato travolto da un bus dirottato. La polizia ha provato a disperdere i manifestanti con l’uso di cannoni ad acqua ed ha poi arrestato 16 dimostranti e nella mattinata di venerdì diverse barricate avevano fatto la loro comparsa nelle strade della capitale.

Una lunga crisi

Le proteste cilene avevano avuto inizio nel mese di ottobre ed erano scaturite, apparentemente, da un aumento nel costo dei trasporti pubblici nella capitale. In realtà le radici delle dimostrazioni erano più profonde ed andavano a toccare le profonde diseguaglianze sociali ed economiche: dall’ alto costo della vita  al basso livello delle pensioni passando per l’insoddisfazione nei confronti di un sistema sanitario ed educativo ritenuto classista. Ben presto i dimostranti hanno iniziato a chiedere una nuova Costituzione dato che il documento precedente, risalente alla dittatura di Augusto Pinochet, era ormai ritenuto superato. L’esecutivo conservatore di Sebastian Pinera ha dapprima reagito proclamando lo stato di emergenza ma il perdurare delle dimostrazioni lo ha spinto ad implementare misure di pacificazione sociale ed a convocare, per l’aprile del 2020, un referendum sull’adozione di un nuovo testo costituzionale.

Le prospettive

La lunga stagione delle proteste cilene ha avuto e continua ad avere un ingente costo in termini di vite umane: oltre trenta persone hanno perso la vita, migliaia sono rimaste ferite ed altrettante arrestate, si sono registrati miliardi di dollari di danni, causati da alcune manifestazioni più violente, alle infrastrutture ed alle attività economiche private mentre anche la crescita economica ha risentito di quanto accaduto. La polizia è stata inoltre accusata di aver agito con violenza eccessiva e ci sono state accuse di stupri e torture. Le proteste, inoltre, hanno coinvolto, all’inizio di gennaio, anche i test d’ingresso universitari, a cui hanno preso parte trecentomila studenti. Alcuni studenti, infatti, hanno bloccato l’accesso ad un certo numero do sedi d’esame ed hanno bruciato le documentazioni necessarie allo svolgimento dei test. Questi sviluppi hanno infine portato alla sospensione dei provvedimenti in 64 sedi su 700. Non bisogna poi dimenticare l’effetto del lungo periodo di instabilità sulla popolarità del presidente Sebastian Pinera che godrebbe, ormai, di un tasso di approvazione molto  esiguo (10 per cento) e di un alto tasso di disapprovazione altissimo (82 per cento). I prossimi mesi saranno decisivi per capire le vere prospettive dell’esecutivo conservatore.

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