La conferma  da parte di Riad del suo coinvolgimento nel brutale omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, forse addirittura smembrato  nello stesso consolato saudita di Istanbul dove è stato ucciso, complicherà la vita al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non solo per il chiaro danno di immagine causato dalla stretta alleanza con l’Arabia Saudita, ma anche per quanto riguarda il dossier che riguarda l’Iran, centrale fin dal suo insediamento alla Casa Bianca.

Per novembre è attesa l’ennesima ondata di sanzionia danno di Teheran, argomento che ha già portato a un duro scontro tra Bruxelles e Washington. La decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi dal Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) – considerato il fiore all’occhiello della presidenza Obama – ha portato sia l’Alto commissario per gli Affari esteri dell’Ue, Federica Mogherini, sia molti leader dei singoli Stati europei a condannare la campagna anti iraniana dell’amministrazione Trump.

Nonostante ciò, le sanzioni americane hanno portato molte aziende internazionali, e italiane, a lasciare la Repubblica islamica dell’Iran. Per riuscire a far fronte ai danni causati dalle politiche statunitensi l’Unione europea ha comunque deciso di non fare passi indietro. Anzi ha proposto, col supporto della Banca europea per gli investimenti, di creare un fronte europeo compatto con l’obiettivo di riuscire a controbilanciare gli effetti negativi dell’uscita degli Stati Uniti dal trattato sul nucleare. Effetti che intanto potrebbero essere mitigati dall’istituzione di linee di credito per aziende europee con la volontà di investire nel paese.

In questo contesto la campagna anti iraniana di Donald Trump subisce un duro colpo. Accusare l’Iran di essere un “rogue state” dopo l’omicidio Khashoggi non sarà facile e se già ci sono lamentele da parte dei paesi europei riguardo alla politica contro Teheran adottata da Washington possiamo immaginare cosa diranno quando Trump annuncerà il prossimo pacchetto di sanzioni contro il regime dell’ayatollah. Il doppiopesismo della morale americana sembra portare gli Stati Uniti a considerare meno gravi i crimini commessi dai propri alleati. Attitudine che alla lunga presenterà il conto, perché se è vero che i cittadini non sembrano molto colpiti dalla brutalità della guerra in Yemen, è altrettanto vero che solitamente l’opinione pubblica rimane estremamente colpita da fatti di cronaca come quello che riguarda  l’efferato omicidio del giornalista del Washington Post.

Inoltre bisogna tenere in considerazione la notizia della conferma da parte di Donald Trump che il contratto per la vendita di 110miliardi di dollari di armi stretto con Riad non sarà compromesso  dall’omicidio Khashoggi. Salvo colpi di scena quindi tutto rimarrà come prima. Gli Stati Uniti considerano ancora l’Arabia Saudita come uno dei loro più stretti alleati in Medio Oriente e quale miglior modo di celebrare questa vicinanza se non un contratto miliardario per la vendita di armi ed equipaggiamento militare.

Se non verranno adottate dure contromisure contro il regime dei Saud, Washington pagherà il mantenimento dei rapporti economici con Riad con la credibilità sul palcoscenico internazionale. Quando la Casa Bianca chiederà nuovamente il supporto di Bruxelles alle sue politiche contro l’Iran i paesi europei  avranno un’arma in più per imporsi e scegliere un’altra strada.

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