Il Cardinale Viganò, l’ultimo profeta dell’apocalisse rossobruna

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Quando il Dicastero per la Dottrina della Fede ha annunciato la scomunica per scisma di monsignor Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, il Vaticano ha colpito un idolo dei cattolici più tradizionalisti, che aveva provocato divisioni nella Chiesa e si era opposto apertamente a papa Francesco sostenendo teorie del complotto come quelle di QAnon. Ma la decisione ha toccato un personaggio che era diventato il riferimento grottesco, nel sottobosco socialmediale, anche per un pubblico ex di sinistra finito a destra. La scomunica comporta l’abbandono dello stato sacerdotale ed è stata gestita internamente alla Chiesa, ma la galassia anti-sistema che crede in Viganò è ancora attiva, e Bergoglio dovrà farci i conti.

La denuncia di Diego Fusaro

A segnalare il guazzabuglio ideologico che si è affidato per anni a Viganò ci ha pensato, nell’agosto 2022, il filosofo Diego Fusaro. In un video più sobrio e melanconico del solito, lo «studioso indipendente di Marx e Hegel» annunciava il suo addio ad Ancora Italia, uno dei tre partiti che faceva parte dell’alleanza Italia Sovrana e Popolare (che comprendeva anche il Partito Comunista di Marco Rizzo e Riconquistare l’Italia). «Il partito nasceva intorno alla mia figura… mi sviliscono a consulente esterno», denunciò su YouTube Fusaro, che parlò di una «epurazione silenziosa» e di mistificazione della realtà da parte del presidente-caporione, Francesco Toscano.

Ma i problemi del partito rossobruno erano anche culturali e politici, spiegava il suo teorico. A cominciare dal «concreto appoggio a Donald Trump… presentato come possibile redentore delle sorti del pianeta… un imperatore buono», mentre la Cina veniva descritta seguendo la «narrativa delle destre, [come una] dittatura rossa». Come se non bastasse, aggiunge il prolificissimo autore, il presidente di Ancora Italia nonché fondatore di Visione TV «ha celebrato in maniera agiografica il Cardinale Viganò», un prelato che parlava di Grande Reset e sosteneva che il Coronavirus non esistesse.

In effetti, era difficile far convivere il sentimento filo-cinese e marxista (seppur destrorso sulla cultura) di un Fusaro, con il responsabile della Lombardia di Ancora Italia, Luciano Tovaglieri, che è un ultracattolico fan di monsignor Viganò – oltre che di Donald Trump e del filosofo russo Alexander Dugin – contro il diritto all’aborto e ancor prima ex frontman del gruppo musicale Reazione estrema, che si esibiva negli anni Novanta allo Skinhouse di Milano.

O forse no: quella fusione era quantomeno pensabile, se ad amplificare con approvazione le dichiarazioni pubbliche di Viganò ci ha pensato, a lungo, persino Aldo Nove, scrittore del gruppo “cannibale” che ancora nel 2016 collaborava con un’icona ultrasinistra come Michela Murgia. Segno delle spaccature ideologiche a sinistra negli ultimi dieci anni, dopo l’innalzamento dell’ondata nazional-populista.

Contro il Concilio Vaticano II

Praticamente tutte le ultime missive pubbliche di Viganò, a partire da quella, clamorosa, sul caso del cardinale statunitense Theodore McCarrick, in cui l’ex Nunzio accusava falsamente papa Francesco di aver coperto il «molestatore di seminaristi», vertono attorno al problema di una «autorità pervertita» nella Chiesa e in società. Che si tratti di vaccini o di guerra in Ucraina (voluta dalla NATO col beneplacito dei cattolici progressisti, spiega Viganò) la teoria è una sola: il Papa fa parte della cabala globalista che opprime la gente comune, e questa complicità ha reso possibile l’infiltrazione da parte dei «pervertiti» di ogni singolo aspetto della nostra società, dal Vaticano ai nostri sistemi sanitari, dalle nostre ONG all’ONU. Ribollente sotto una superficie di paranoia e disinformazione, tuttavia, si nasconde una disturbante retorica di violenza, che va notata.

A parte i suoi sproloqui su pandemia, vaccini obbligatori e gender, il messaggio fondamentale che Viganò trasmette ai suoi follower, che siano sacerdoti o ex comunisti amareggiati, è che è accettabile disobbedire all’autorità quando questa viene esercitata illegittimamente, sia nella Chiesa che nella società in generale. Viganò suggerisce che “la Rivoluzione” (nelle sue varie “espressioni”, compreso il comunismo) ha essenzialmente sostituito il “cosmo” cattolico durante il Concilio Vaticano II – secondo lui, la vera origine del declino occidentale.

Lo ha notato lo stesso Bergoglio in una lettera a Civiltà Cattolica, l’anno scorso: «Il Concilio che alcuni pastori ricordano meglio è quello di Trento… Il numero di gruppi di restauratori – ad esempio, negli Stati Uniti ce ne sono tanti – è impressionante…», scriveva il Papa riferendosi evidentemente alla galassia di Viganò. «Ci sono idee, comportamenti che nascono da un restaurazionismo che in fondo non ha accettato il Concilio. Il problema è proprio questo: che in alcuni contesti il Concilio non è stato ancora accettato. È anche vero che ci vuole un secolo perché un Concilio si radichi».

Una rivolta conservatrice

Sentendosi uno dei comandanti in capo della rivolta nazional-populista degli ultimi anni, quella contro la Chiesa delle riforme, contro la Chiesa percepita come cedevole nei confronti della secolarizzazione e della multiculturalità delle masse, rivolgendosi a un popolo per lo più radicalizzato su Internet, Viganò suggerisce che possa essere appropriato pregare affinché un Papa come Bergoglio, che è invece l’espressione più generosa del «popolare», muoia al più presto: «Che Dio lo chiami a Sé il prima possibile, se da ciò può derivare un bene per la Chiesa», scrive Viganò in una enciclica online.

Dopo aver accusato Bergoglio di fare politica, Viganò scrive lettere d’amore a Trump, incoraggiandolo nella lotta escatologica contro il Male, incarnato dall’ordine mondiale tecnocratico che vorrebbe usare i disordini antirazzisti per aumentare il controllo sui cristiani. Altrove, Viganò cita Tommaso d’Aquino per suggerire che il Papa potrebbe comunque meritare di essere messo a morte per eresia, essendo il regicidio lecito in determinate circostanze. Con una linea retorica tangente la violenza esplicita, parla di «assaltare il Palazzo Apostolico per cacciare l’ospite indegno», poco dopo aver inveito contro la «colossale frode elettorale» che avrebbe regalato nel 2020 la Casa Bianca a Joe Biden, uno «sottomesso all’ideologia anti-umana, anticristica, infernale agenda».

Il prelato fa circolare così le «molte voci autorevoli» del mondo della scienza e della medicina che confermano le sue teorie, sul Covid e sulla scienza globalista: prelati in pensione anti-Concilio come Robert Sarah o Gerhard Muller, lo psicologo televisivo Alessandro Meluzzi, ex deputato socialista e poi di Forza Italia, sostenitore della teoria sul Piano Kalergi, Silvana De Mari, denunciata per le sue posizioni omofobe secondo cui «gli uomini che fanno sesso con altri uomini hanno rischi maggiori di contrarre malattie e tumori», Giulio Meotti, giornalista ferocemente anti-bergogliano del Foglio.

Destra, sinistra e centro, senza più bussola e in disperata ricerca di una rivolta da cavalcare, per rimettere in circolo la Storia. Questo è il popolo di Viganò che la Chiesa ha ammonito, scomunicando il suo eroe. Un popolo in cerca di profezie apocalittiche. Anche se l’età media è piuttosto elevata, e l’alfabetizzazione tecnologica piuttosto scarsa. Ma con una risorsa cruciale a disposizione, forse la più importante di tutte: il tempo libero.