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Il ricovero del leader del Fronte del Polisario è diventato subito un caso diplomatico tra Spagna, Marocco e Algeria. Tutto è nato infatti quando è stata confermata, da fonti del Paese iberico, la notizia della presenza in un ospedale vicino Saragozza di Brahim Ghali, numero uno del gruppo separatista Polisario che rivendica la scissione del Sahara Occidentale dal Marocco con il sostegno dell’Algeria. I malumori non si limitano al territorio marocchino. Anche in Spagna infatti diverse organizzazioni saharawi e spagnole chiedono l’arresto di Ghali, il quale dal 2016 risulta ufficialmente ricercato dalle autorità giudiziarie di Madrid, insieme ad altri 28 dirigenti del Polisario accusati di crimini che vanno dalle violazioni dei diritti umani, torture, terrorismo, a sequestro di ostaggi, stupri, sparizioni di saharawi e deviazione degli aiuti umanitari internazionali nei campi di Tindouf.

La reazione del Marocco

Dal 1991 tra Rabat e il Fronte del Polisario è in atto un cessate il fuoco. Il conflitto, iniziato all’indomani dell’addio della Spagna dalla regione del Sahara Occidentale, avvenuto nel 1974, è costato la vita a migliaia tra civili e militari. Da 30 anni la tregua si regge con la mediazione dell’Onu, presente nel territorio con la missione Minurso, tuttavia sul fronte politico non si è giunti ancora a un’intesa. Anche perché dal canto suo il Polisario non è mai sembrato intenzionato a raggiungere una soluzione definitiva a questa controversia regionale. Di recente il gruppo separatista ha virato anche verso toni e posizioni vicine a quelle dei gruppi terroristici presenti nell’area. Da qui la stizzita reazione di Rabat nei confronti di Madrid: “Il Regno del Marocco – si legge in una nota pubblicata il 25 aprile dal ministero degli Esteri – deplora l’atteggiamento della Spagna, che ha accolto sul suo territorio Brahim Ghali, leader delle milizie separatiste del Polisario, ricercato per gravi crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani”.

“Il Marocco – prosegue il comunicato – esprime la sua delusione per questo atto contrario allo spirito di partenariato e di buon vicinato e che riguarda una questione fondamentale per il popolo marocchino. Per il Ministero marocchino l’atteggiamento spagnolo suscita grandi incomprensioni e legittime domande: perché Brahim Ghali è stato ammesso di nascosto in Spagna e con un passaporto falso? Perché la Spagna ha ritenuto utile non avvisare il Marocco? Perché è stato ammesso sotto falsa identità? E perché la giustizia spagnola non ha ancora reagito alle tante denunce presentate dalle vittime?”. L’ambasciatore spagnolo a Rabat è stato convocato dal governo locale per delle delucidazioni sulla vicenda. Anche perché il caso è nato proprio in un momento dove, tra Marocco e Spagna, le relazioni sembravano aver trovato la giusta direzione. Tra i rispettivi governi infatti sono stati compiuti negli ultimi anni molti passi in avanti sulla gestione comune di numerosi dossier, a partire da quello migratorio.

Le polemiche in Spagna

Anche nel Paese iberico la notizia del ricovero di Ghali ha suscitato numerose diatribe. Diverse associazioni hanno sottolineato l’inopportunità di accogliere una persona che da diversi anni risulta ricercata in Spagna ed è ritenuta responsabile di omicidi attuati nei confronti di cittadini spagnoli e saharawi, ritenendo l’azione del governo spagnolo  un disprezzo ai volari democratici e un discredito alla separazione di potere e all’indipendenza della Giustizia.

Nelle scorse ore ha preso posizione l’Associazione delle vittime del terrorismo delle Canarie (Acavite): “Ghali è soggetto ad un mandato di cattura per gli attacchi da lui commessi – si legge in una nota – è accusato di omicidi di lavoratori canari nel territorio del Sahara e di essere il mandante degli omicidi, rapimenti collettivi e il furto di equipaggi in alto mare di marinai canari durante la guerra nel periodo 1973/1986”. Una posizione ribadita anche dalla Federazione Nazionale delle Vittime di Spagna, gruppo che riunisce almeno 300 parenti di cittadini spagnoli uccisi dalle attività del Polisario.

Dal ministero degli Esteri spagnolo al momento è giunta solo una nota con la quale è stato specificato che Brahim Ghali è atterrato nel territorio dello Stato iberico con un falso documento d’identità algerino. Questo gli ha permesso per motivi umanitari di accedere alle cure della clinica di Logrono, non lontano da Saragozza. Ghali sarebbe stato colpito dal Covid e presenterebbe gravi sintomi. Questo però non ha placato le polemiche: “Sono molto grata alla Spagna che mi ha dato l’opportunità di sporgere denuncia, ma sarei ancora più grata se lo arrestassero, per rendermi giustizia”, è l’appello lanciato con un video pubblicato su ElNoticiario.es da Khadijatou Mahmoud, una ragazza che lavorava come traduttrice in uno dei campi profughi di Tindouf gestiti dal Polisario e che è stata abusata, secondo la sua denuncia, dallo stesso Ghali.