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L’ India rischia di ritrovarsi in una situazione complessa. Pochi hanno considerato la variabile indiana ma, in base a ciò che accadrà in Afghanistan, Nuova Delhi potrebbe pagare un prezzo geopolitico altissimo. Il motivo è semplice. L’Elefante indiano è geograficamente posizionato nella regione scossa dalla rinascita dei talebani, confina con il Pakistan – a sua volta legato a doppia mandata alla debacle afghana, nonché acerrimo nemico indiano dai tempi della decolonizzazione britannica – e condivide un lembo di terra (conteso con Islamabad, il famigerato Kashmir), proprio con l’Afghanistan.

Per complicare ulteriormente lo scenario aggiungiamo altri due punti. Il primo: i rapporti tra India e Cina sono tesissimi, e Pechino ha già fatto capire di essere intenzionata a dialogare con i talebani usando tutto il pragmatismo possibile. Dall’altro lato, il governo indiano teme che l’insurrezione afghana possa destabilizzare il proprio territorio e dare nuova verve al fondamentalismo islamico, o peggio ai separatisti.

L’altro punto da considerare: l’India è uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Asia. Ma che ne sarà di questo rapporto adesso che l’immagine di Washington è stata danneggiata in seguito all’avventata ritirata dallo scenario afghano?  La sensazione, a detta di alcuni analisti, è che la vicinanza con l’America possa adesso per l’India una sorta di spada di Damocle.

L’India tra la Cina e il Pakistan

Semplificando allo stremo i margini della vicenda afghana, ci troviamo di fronte a una specie di partita a scacchi. La vittoria dei talebani a Kabul e dintorni è vista di buon occhio (se non addirittura foraggiata) da un’ampia parte del deep state pakistano e dalla Cina. Dall’altra parte, l’India potrebbe accusare un durissimo doppio colpo. Prima di tutto a livello geopolitico e di alleanze, dato che gli Stati Uniti – e, più in generale, la ritirata Occidentale – ha incrinato l’immagine dell’Occidente a una latitudine in cui la guerra di propaganda è pressoché quotidiana.

La mossa di Biden ha praticamente provocato un danno di credibilità al famoso patto delle democrazie sul quale lo stesso presidente americano intendeva puntare per arginare l’ascesa di Pechino, e l’India è rimasta intrappolata sotto le macerie di questo crollo improvviso. Dopo di che bisogna prendere in esame i nodi prettamente indiani e collegarli alla vicenda afghana. Da questo punto di vista, Nuova Delhi teme possibili ripercussioni terroristiche in regioni movimentate, su tutte il Kashmir.

Secondo quanto riportato dalla Bbc, la salita al potere degli studenti coranici in Afghanistan potrebbe scrivere un cambiamento geopolitico nell’intera Asia meridionale, riaccendendo vecchie tensioni e alimentando rivalità mai archiviate. Ecco perché è fondamentale iniziare a pensare a come potrebbero cambiare i rapporti tra India, Cina e Pakistan. 

Le sfide dell’India

Tra le tante sfide che dovrà affrontare l’India vale la pena sottolineare le due più importanti. Intanto Nuova Delhi dovrà scegliere se riconoscere o meno il governo guidato dai talebani. Il fatto che Cina e Russia possano farlo, rischia di mettere pressione sull’Elefante indiano, che a quel punto si troverebbe costretto a inseguire l’asse Pechino-Mosca per non essere compromessa del tutto dalla regione.

In ogni caso, non scorre buon sangue tra India e gli eredi del mullah Omar, visto che questi ultimi, nel 1999, aiutarono i dirottatori di un aereo della Indian Airlines fornendo loro un passaggio sicuro. Come se non bastasse, l’India ha sempre avuto forti legami con l’Alleanza del Nord, un gruppo che ha combattuto i talebani tra il 1996 e il 1999 guidato da Ahmad Shah Massoud.

La seconda sfida riguarda la piaga del terrorismo. Il timore più grande del governo indiano è che gruppi militanti, come Lashkar e Taiba o Jaish e Mohammad, possano perpetrare attentati contro l’India sulla scia dei successi talebani in Afghanistan. Non solo: la regione contesa del Kashmir, come ha evidenziato l’Huffpost , rischia pure di diventare un punto di raccolta caldissimo dei mujaheddin.

Sia chiaro, l’Afghanistan non è mai stato in cima all’agenda di Delhi se non in chiave anti Pakistan. Sempre in quest’ottica, Narendra Modi potrebbe fare la prima mossa. Anche perché, ha scritto l’Economist, per l’India il crollo della fragilissima democrazia afghana rappresenta una battuta d’arresto strategica e una bruciante umiliazione. Dal 2001 a oggi, infatti, il governo indiano ha speso circa 3 miliardi di dollari per sostenere il regime installato dagli americani, costruendo strade, dighe, linee elettriche, cliniche e scuole in tutto il Paese. Soldi buttati al vento? Vedremo che cosa accadrà nelle prossime settimane.