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Gli elettori di diverse città e regioni della Federazione Russa si sono recati alle urne per le consultazioni locali. Le sfide più significative erano quelle di Mosca e San Pietroburgo, le due città più popolose e simbolicamente importanti del Paese.

Nella capitale si è votato per rinnovare la Duma locale, composta da 45 membri. Nella ex Leningrado, invece, si è eletto il nuovo Governatore, con l’indipendente ma filo-governativo Alexander Beglov che correva da favorito. In entrambe le sfide i vincitori sono stati quei candidati appartenenti o vicini al partito del presidente Vladimir Putin, Russia Unita mentre gli schieramenti di opposizione ammessi al voto, da quello Comunista, a Russia Giusta, al Partito Liberaldemocratico, hanno ottenuto successi più limitati seppur significativi.

Nella capitale, Russia Unita ha ottenuto 25 scranni, in calo di 15 rispetto alle elezioni del 2014, il Partito comunista 13 seggi, Russia Giusta tre e il movimento liberale Jabloko quattro scranni. Andrei Metelsky, il leader della sezione di Russia Unita a Mosca, è stato sconfitto, a sorpresa, nel suo seggio. Beglov si è imposto a San Pietroburgo tra accuse di irregolarità mentre il Partito Liberaldemocratico ha trionfato nella regione di Khabarovsk, nell’est della Russia, conquistando la maggioranza dei seggi.

In questa regione, il partito del presidente Putin ha ottenuto appena due seggi su 35 nel Parlamento locale mentre nella regione di Irkutsk, in Siberia orientale, ha perso la maggioranza nell’Assemblea legislativa. Almeno cinque candidati governatori di Russia Unita sono stati invece rieletti presentandosi da indipendenti. I non esaltanti risultati ottenuti dal partito presidenziale sono stati attribuiti, dal carismatico oppositore Aleksej Navalny, alla decisione degli oppositori politici di adottare la tattica del “voto intelligente”. Votare, cioè, per quei movimenti di opposizione presenti sulla scheda elettorale, sebbene questi stessi schieramenti siano ritenuti, da alcuni osservatori, controllati in maniera più o meno diretta dal Cremlino.

Una tattica spregiudicata e non apprezzata da tutti ma che sembra comunque essere riuscita a provocare un qualche effetto. Molti candidati indipendenti, appartenenti a movimenti più radicali ed anti Putin, non avevano invece potuto prendere parte alle elezioni moscovite. Questi ultimi avevano dovuto presentare migliaia di firme in supporto alla propria candidatura, ma le autorità le avevano dichiarate falsificate e impedito agli stessi di prendere parte alla competizione elettorale. Grandi proteste popolari, non un evento frequente in Russia, hanno accompagnato i mesi precedenti le consultazioni. Decine di migliaia di persone erano scese in piazza, in particolare a Mosca e in più occasioni, per dimostrare la propria solidarietà a quei politici più indipendenti, almeno cinquantasette, a cui era stata rifiutata la partecipazione. Centinaia di manifestanti erano stati arrestati dalla polizia russa per la loro partecipazione alle dimostrazioni e alcuni erano stati condannati a pene detentive.

I limitati rischi per il sistema

Le elezioni della Duma moscovita destano, usualmente, un limitato interesse nella popolazione e si concludono senza particolari problemi. Il parlamento cittadino ha infatti poteri limitati, anche se può comunque supervisionare la stesura del budget municipale. La violenta repressione poliziesca ha però provocato lo sdegno di alcuni settori della società russa e più in generale ha rafforzato la determinazione dei dimostranti. L’effetto è stato quello di penalizzare, in una certa misura, i risultati di Russia Unita alle urne, evitandone un trionfo e facendole subire persino alcune sconfitte clamorose.

Non si tratta però di un tracollo governativo. Il reale impatto delle proteste sulle urne sarà probabilmente limitato ed incapace di generare un cambiamento immediato nel sistema di potere russo, aveva affermato, prima delle elezioni, Sam Greene, direttore del Russian Institute presso il King’s College di Londra. Il danno di immagine subito da Russia Unita non è comunque di poco conto ed è destinata ad avere ripercussioni sulle dinamiche interne del partito.

Le dimostrazioni popolari, pur massicce per gli standard del Paese, non sono mai diventate oceaniche e non hanno mai realmente impensierito il Cremlino, provocando però dei fastidi e una certa pubblicità negativa a livello locale ed internazionale. Il presidente Putin, nel corso degli ultimi mesi, ha evitato di parlare di questi eventi e ha piuttosto cercato di rafforzare la popolarità dei suoi alleati, come quella del sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, raggiunto dal capo di Stato nella giornata del 7 settembre per una visita ad una sede espositiva. Non si può, in definitiva, parlare di un trionfo del partito presidenziale e questo è già un considerevole risultato per lo schieramento politico anti-Putin. Certo partiti come Russia Giusta e il Partito Comunista, premiati dal voto tattico degli oppositori, non si possono definire anti sistema e le loro vittorie sono perlopiù simboliche.

Le incertezze di lungo termine

Allargando la prospettiva temporale, invece, le proteste e gli imbarazzi alle urne potrebbero assumere un tono più minaccioso per l’apparato statale. La stagnazione dell’economia russa, con i salari in diminuzione da cinque anni, potrebbe incidere, qualora proseguisse inalterata, in maniera profonda sulla popolarità delle élite di governo e fomentare dimostrazioni sempre più estese e partecipate contro il sistema di potere russo.

La politica estera muscolare, mostrata in passato dal Cremlino, potrebbe non bastare più a galvanizzare una base elettorale concentrata, sempre più, sui bisogni socio economici di base. Il mandato presidenziale di Vladimir Putin, inoltre, avrà termine nel 2024 e non è ancora chiara la direzione che prenderà la Federazione dopo quella data. Gli eventi che hanno avuto luogo a Mosca, in questi mesi, potrebbero non avere ripercussioni nel breve periodo ed essere anche dimenticate ,al termine delle votazioni, da gran parte dell’elettorato. Sono però il sintomo di un problema più ampio e che si potrebbe ripresentare, con maggiore virulenza, nel prossimo futuro e che potrebbe minacciare le basi del potere del Cremlino.

La necessità di generare una crescita economica significativa, che faccia sentire i suoi effetti sulla maggior parte della popolazione, resta la preoccupazione principale delle élite politiche del Paese. Una preoccupazione che dovrà generare soluzioni ad un problema sempre più impellente e minaccioso. L’opposizione politica, invece, potrebbe avvantaggiarsi di questa stagnazione e provare a costruire una narrativa alternativa a quella dominante. Narrativa che necessiterà, però, di essere testata direttamente alle urne, con la partecipazione diretta di movimenti in aperta opposizione al Cremlino e non con il voto tattico per gli antagonisti più moderati e tollerati dal sistema di potere russo.

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