La pandemia di Covid-19 è una minaccia alla stabilità socio-politica del mondo ma risulta particolarmente insidiosa per le regioni più povere del pianeta. In Africa, ad esempio, i sistemi sanitari locali non sono in grado di affrontare l’emergenza a causa della mancanza di risorse economiche delle strutture ospedaliere e per la povertà diffusa che rende difficile il rispetto delle più basilari norme igieniche. Tra le nazioni più a rischio del continente c’è il Burkina Faso: qui la lotta al Covid-19 si interseca con la guerra civile contro i ribelli legati allo Stato Islamico e ad Al-Qaeda.

Una situazione complessa

Il nuovo coronavirus è già sbarcato in Burkina Faso: le autorità di Ouagadougou, infatti, segnalano la presenza di almeno sette casi nel Paese. Le carenze del sistema sanitario locale, però, potrebbero rendere difficile identificare il reale numero di casi della nazione africana Il tasso di letalità del morbo potrebbe poi essere decisamente più alto in Burkina Faso rispetto ad altre zone del globo: secondo Jerry-Jonas Mbasha, coordinatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, questo tasso potrebbe divenire, nello scenario peggiore, tra le cinque e le dieci volte più alto della media mondiale. La presenza di un conflitto, ha concluso Mbasha, aggrava la situazione: molte persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case mentre diverse strutture sanitarie non sono più operative.

Il Burkina Faso è divenuto, nel corso degli ultimi anni, uno dei nuovi fronti del terrorismo internazionale ed ha risentito del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza nella regione del Sahel. I radicali islamici hanno iniziato ad operare nel vicino Mali a partire dal 2012 e solo l’intervento dell’esercito francese, che ha una forte influenza politica in Africa occidentale, riuscì ad impedire la caduta di Bamako. I gruppi di terroristi si sono però radicati ed hanno espanso, nel tempo, il proprio raggio d’azione andando a coinvolgere anche altre nazioni dell’area. I ripetuti attacchi terroristici in Burkina Faso hanno costretto almeno ottocentomila persone (ma è un dato sottostimato) ad abbandonare le proprie case. Le regioni al confine con il Mali, invece, sono ormai prive della presenza dello Stato e qui spicca l’assenza delle forze di sicurezza e delle scuole. Il conflitto ha reso poco sicure le aree più remote, dove prolifera la criminalità ed ha esacerbato le tensioni tra i diversi gruppi etnici locali.

Le prospettive

Il futuro del Burkina Faso è molto incerto: la nazione è una delle più povere del mondo ed il 44% della sua popolazione viveva, nel 2017, sotto la soglia di povertà internazionale fissata ad un dollaro e novanta centesimi al giorno. La presenza di gravi malattie endemiche, come la malaria e la sussistenza di alti tassi di mortalità materna ed infantile contribuiscono ad aggravare ulteriormente un comparto sanitario che non gode di buona salute. C’è il rischio che l’accumularsi di problematiche possa, infine, provocare un cortocircuito destinato a far crollare l’impalcatura dello Stato ed a favorire ancora di più il radicamento dei terroristi islamici. La comunità internazionale, che rappresenta un sostegno fondamentale alla stabilità di Ouagadougou, potrebbe essere troppo impegnata nella gestione e contenimento della pandemia di Covid-19 per ascoltare le grida d’aiuto provenienti dal Sahel e dal Burkina Faso.

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