Il futuro politico di Jair Bolsonaro continua ad essere quantomeno incerto. La sua amministrazione ha perso un importante esponente con le dimissioni del ministro della Salute Nelson Teich, che ha abbandonato l’incarico dopo appena un mese di attività. Poco più di trenta giorni fa era invece stato il predecessore, Luiz Henrique Mandetta, a dimettersi in seguito ai forti disaccordi con il Capo di Stato in merito alla gestione della pandemia. Mandetta si era espresso in favore delle misure di distanziamento sociale mentre Bolsonaro le ha sempre criticate e definite dannose per l’economia. Teich non ha reso note le motivazioni della sua scelta ma aveva contestato la decisione di Bolsonaro di riaprire l’economia e l’uso della clorochina, stigmatizzata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel trattamento dei malati di Covid-19.
Un disastro umanitario
Il coronavirus rischia di travolgere il Brasile: milioni di persone rifiutano l’isolamento sociale, il sistema sanitario è sovraccarico ed il presidente si mostra scettico nei confronti del virus, definito “un leggero raffreddore”. Il tasso di riproduzione del morbo, il famigerato R0, è particolarmente elevato e si è attestato intorno a 2, ciò significa che l’epidemia è ancora in piena fase espansiva. Il Brasile, secondo lo scienziato Miguel Nicolelis, potrebbe presto diventare il nuovo epicentro mondiale del virus. La crescita esponenziale della curva dei nuovi contagi e dei morti, che si avvicinano ai sedicimila, indicherebbe che non è stato ancora raggiunto il picco. I casi totali del morbo ammontano ad oltre 234mila ma sono sottostimati di almeno dieci o dodici volte a causa dell’assenza di test. Secondo l’Imperial College di Londra il Brasile ha il tasso di contagio più alto tra i cinquantaquattro Paesi presi in esame mentre le misure di distanziamento sociale non sono riuscite ad arginare la crescita dei nuovi casi. Per l’Institute for Health Metrics and Evaluation, situato presso l’Università di Washington, il numero di morti causati dal Covid-19 potrebbe superare gli 88mila entro l’inizio di agosto.
Il caos politico
La drammaticità della situazione non ha comunque indotto il presidente Bolsonaro a fare retromarcia. Secondo il Capo di Stato, infatti, “i lockdown non sono la strada giusta ma piuttosto sono la via verso il fallimento e destinata a gettare il Paese in miseria”. Il governo federale ha rifiutato di imporre una politica di contenimento su scala nazionale ed ha lasciato piena libertà d’azione ai governatori degli Stati: il risultato è stata una risposta non coordinata e ad una serie di forti contrasti tra la parti. Bolsonaro ha peraltro criticato le misure restrittive imposte dai governatori. Il presidente è particolarmente preoccupato dell’andamento dell’economia in vista delle consultazioni presidenziali del 2022: secondo l’istituto Fitch il sistema produttivo dovrebbe contrarsi del 4 per cento nel 2020 mentre per altri la recessione potrebbe toccare punte del 5 per cento. Le prospettive sono fosche a causa della recessione globale, dei problemi della Cina (un partner commerciale chiave) e del crollo dei prezzi delle materie prime. Il rischio è che mandato della presidenza Bolsonaro possa concludersi ben prima della scadenza naturale dei termini.



