La nuova fase della “relazione speciale”¬†tra Stati Uniti e Regno Unito post-Brexit parte con un forte screzio, stando a quanto rivelato dal¬†Financial Times, sul 5G e sul ruolo di Huawei nelle isole britanniche. Marted√¨ 4 febbraio, infatti,¬†Donald Trump e Boris Johnson¬†avrebbero avuto un aspro confronto nel colloquio telefonico in cui si sono confrontati sulla posizione britannica circa la richiesta Usa di mettere Huawei e le altre telco cinesi al bando dai programmi di innovazione tecnologica.

Recentemente, il governo di BoJo ha deliberato un bando unicamente parziale, che coster√† a Huawei “un’esclusione¬†dalla parte ‚Äúcore‚ÄĚ della rete, e un tetto massimo del 35% nella parte ‚Äúnon-core‚ÄĚ, cio√® alberi, antenne radio, fibra”, come spiega Formiche. Troppo poco per gli Stati Uniti, che difficilmente riusciranno a rompere la consolidata relazione speciale tra Londra e Huawei.

In primo luogo perch√®, come certificato dall’ex ad italiano di¬†Vodafone, Vittorio Colao,¬†il Regno Unito √® all’avanguardia su Europa e Stati Uniti sulla valutazione dei rischi della¬†cybersicurezza,¬†conquistandosi indipendenza sia dalle mire eccessivi dei cinesi che dai “consigli” molto spesso impositivi di Washington.

In secondo luogo perch√®, come ha recentemente fatto notare su¬†Atlante¬†l’analista¬†Alessandro Aresu,¬†la Gran Bretagna ha piazzato una sua figura di primo piano nell’establishment Huawei: John Suffolk, ex¬†chief information officer¬†di tre diversi primi ministri (Blair,¬†Brown,¬†Cameron).¬†Suffolk, spiega Aresu, “ha lasciato il suo incarico pubblico a fine 2010 e nel corso del 2011¬†√® stato autorizzato dal governo, ai sensi delle regole del servizio civile britannico, a prendere servizio presso Huawei. √ą Suffolk a prendersi la responsabilit√† di confronti, talvolta aspri, con i rappresentanti politici, in particolare negli Stati Uniti e nella sua Gran Bretagna” e a vegliare la nascita degli apparati di cybersicurezza di cui Londra dispone.

Nella difficolt√† di convincere un governo pi√Ļ esperto e pacato nella gestione del rischio, che cerca anche nei confronti della Cina proiezione economica e geopolitica per il dopo Brexit, l’amministrazione Trump spera di contenere Huawei sul campo puntando sui grandi attori europei della¬†telefonia. La stessa Vodafone ha annunciato una dismissione dei suoi investimenti con Huawei, mentre¬†Orange,¬†campione nazionale francese nel settore, si rivolger√† per il 5G a¬†Nokia e Ericsson. Compagnie ora diventate centrali nella visione Usa.

Contraddicendo il proverbiale ostruzionismo dell’amministrazione Trump verso il progetto dell’Unione Europea, gioved√¨ il ministro della Giustizia¬†William Barr¬†ha auspicato durante un incontro al Center for strategic and international studies (Csis) di Washington Dc la nascita di un campione europeo¬† del 5G guidato da Bruxelles e comprendente sia la finlandese Nokia che la svedese Ericsson, a cui aziende americane potrebbero partecipare con appoggio finanziario. L’uscita di Barr manifesta sia il timore statunitense di essere rimasti troppo indietro nella corsa mondiale al 5G che la volont√† di scendere a pi√Ļ miti consigli con l’Europa dopo che questa ha bocciato sul campo il richiamo di Washington alla scelta di campo e al bando totale di Huawei, preferendo in maggioranza a livello di Stati nazionali un’eterogenea gamma di strumenti intermedi (come il¬†golden power italiano).

Mike Pence,¬†vicepresidente di Trump, ha gettato acqua sul fuoco ribadendo che gli Usa non hanno ancora ufficialmente promosso tale strategia. Ma l’idea che gli Usa possano appaltare all’Europa investimenti e sviluppo del 5G potrebbe ingolosire diversi governi. “In questo clima, la Commissione Ue lavora a una Comunicazione sulla sua strategia digitale. Obiettivo √® mettere in campo treni connessi alla Rete lungo “corridoi ferroviari in 5G” entro il 2023 e “corridoi in 5G” anche per le auto, entro il 2027″, fa notare Repubblica. Per la prima volta nel campo occidentale gli Usa potrebbero dunque cedere il testimone della corsa verso l’innovazione di frontiera al¬†Vecchio Continente. Difficile che questo possa sostanziarsi in un totale stop a Huawei: per√≤ l’idea di un’adozione americana del 5G targato Nokia ed Ericsson potrebbe spingere alla convergenza i due colossi. E dare adito a sviluppi interessanti sul piano politico.

Resta da valutare la posizione di Londra. Il governo Johnson come si comporterà nei confronti del suo player maggiore, Vodafone, che pare destinata a seguire le prescrizioni di oltre Atlantico? Come saprà mediare nel caso di convergenza Usa-Europa? Domande che restano aperte ma che testimoniano la portata delle sfide a cui Londra andrà incontro nella sua corsa nel mondo multipolare.

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