Il boom elettorale dei nazionalisti irlandesi preoccupa Londra

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Un pareggio che potrebbe significare una lunga fase di paralisi politica: questo è il primo responso che emerge da un importante exit poll, che ha un margine di errore dell’1,3 per cento, sulle elezioni legislative irlandesi svoltesi sabato. Secondo Ipsos MRBI, infatti, i nazionalisti-progressisti del Sinn Féin ed i moderati del Fine Gael, di cui è membro il premier uscente Leo Varadkar e del Fianna Fáil avrebbero ottenuto, tutti, circa il 22 per cento delle preferenze espresse. Più distanziati gli altri partiti: i Verdi, ad esempio, si sarebbero piazzati al quarto posto con circa l’8 per cento dei voti. Nessuno schieramento potrà sperare di ottenere, qualora questi dati vengano confermati, la maggioranza assoluta dei 160 seggi del Dáil Éireann, la Camera Bassa del Parlamento irlandese. La vera sorpresa, in ogni caso, è l’ottimo risultato conseguito dai nazionalisti del Sinn Féin, che ha beneficiato del voto dei giovani preoccupati dai problemi sociali e che è stato tradizionalmente tenuto ai margini tanto dal Fianna Fáil quanto dal Finne Gael, che si alternano al governo di Dublino sin dai tempi dell’indipendenza.

Il boom dei nazionalisti

Il Sinn Féin è stato a lungo penalizzato dai suoi legami con il Provisional Irish Republican Army (Ira) ed ha cominciato a godere di un supporto significativo solamente dopo gli Accordi del Venerdì Santo del 1998, che hanno posto fine al conflitto a Belfast. Nel corso degli anni lo schieramento ha elaborato un programma politico più variegato e non legato solamente al tema della riunificazione dell’Irlanda. La sua volontà di sanare i problemi relativi al sistema sanitario ed a quello degli alloggi hanno, evidentemente, riscosso il consenso di molti elettori e consentito al partito di fare un vero e proprio salto di qualità alle elezioni. Un balzo che, però, non si dovrebbe tramutare in una prima o seconda posizione per quanto riguarda il numero di seggi ottenuti: il Sinn Féin ha infatti deciso di schierare appena 42 candidati per i 160 seggi in ballo e ciò dovrebbe tradursi in un aumento significativo ma non strabiliante degli scranni ottenuti. Il Finne Gael ed il Fianna Fáil hanno escluso di poter formare una coalizione con i nazionalisti-progressisti ma questi risultati sono comunque destinati ad aumentare il peso dello schieramento all’interno del Parlamento di Dublino.

Le prospettive

Lo scenario più probabile, in ogni caso, è quello di una riedizione della coalizione tra Finne Gael e Fianna Fáil, come accaduto nella legislatura uscente. Le elezioni del 2016, infatti, avevano prodotto un Parlamento bloccato e dopo una lunga fase interlocutoria era stato formato un esecutivo di minoranza del Finne Gael con l’astensione strategica, su temi chiave, degli storici rivali. Potrebbero però servire anche i voti di qualche schieramento minore, come i Verdi oppure i Laburisti, per raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi e ciò potrebbe complicare le cose. Si è votato con un sistema proporzionale basato sul voto singolo trasferibile (con indicazione da parte degli elettori anche delle seconde e terze preferenze) e bisognerà poi vedere, concretamente, come questa modalità trasformerà le preferenze in scranni. L’affermazione del Sinn Féin, in ogni caso, è destinata ad agitare ulteriormente le già poco tranquille acque dell’Irlanda del Nord: lo schieramento nazionalista vorrebbe organizzare, entro 5 anni, un referendum sulla riunificazione dell’Irlanda e ciò è destinato a suscitare tanto la preoccupazione di Londra quanto quella degli unionisti nordirlandesi. L’impossibilità di formare un esecutivo ed un eventuale ritorno alle urne, poi, potrebbe traslarsi in un’ancora più netta affermazione del Sinn Féin ed una sua eventuale partecipazione ad un futuro governo potrebbe segnare una gravissima crisi nei rapporti con il Regno Unito.