La crisi politica ed economica in corso nel Regno Unito cambierà la corsa delle nazioni della Nato verso il 2%? La fine repentina del governo di Liz Truss è partita proprio dalla caduta del Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng e del suo “mini-budget” da 45 miliardi di sterline in cui era incluso anche il primo step verso la realizzazione degli obiettivi della premier-meteora in termini di Difesa: l’aumento del budget di Londra al 3% del rapporto tra spesa militare e Pil entro il 2030. Considerato una conditio sine qua non per spingere i Paesi alleati della Nato a toccare almeno il 2% sull’esempio britannico nella stessa fase, rispettando gli impegni presi al summit gallese dell’Alleanza Atlantica nel 2014.

Il segretario alla difesa del Regno Unito, Ben Wallace, a settembre ha detto che il Partito Conservatore ha ampliato gli impegni presi durante il governo di Boris Johnson per potenziare la Difesa e annunciato che la spesa militare raddoppierà dal suo livello attuale per raggiungere i 100 miliardi di sterline nel 2030. Wallace si era detto fiducioso a seguito dell’impegno di Liz Truss ad aumentare il bilancio delle forze armate espresso durante il confronto nelle primarie con Rishi Sunak.

Il ministro ha detto in un’intervista al Sunday Telegraph che l’esercito “crescerà in termini reali” per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda – anche se non si è specificamente impegnato a invertire un taglio pianificato delle dimensioni dell’esercito.

Truss aveva promesso durante la sua campagna per la leadership di aumentare la spesa per la difesa dal 2,1% del PIL al 3% entro il 2030, decisamente al di sopra di un impegno preso da Boris Johnson a giugno di aumentarlo al 2,5% entro la fine del decennio. Ora Wallace, dopo le dimissioni della premier dal governo più breve della storia britannica, si confronta con il neo-Cancelliere dello Scacchiere Jeremy Hunt, chiamato a sistemare la manovra disastrosa che ha affondato il governo uscente.

“La capacità a lungo termine di finanziare un aumento della spesa per la difesa dipenderà dalla stabilità della situazione economica e da una crescita sana dell’economia”, ha dichiarato Hunt a Bbc Radio 4. Il compito che lo attende è a dir poco oneroso: si tratta di trovare tra 40 e 50 miliardi di sterline per raffreddare l’inflazione, intervenire sui costi dell’energia, difendere la sterlina e finanziare i programmi di spesa. E come ricorda Gabriele Carrer su Formiche questo va contro il fatto che dagli Usa sono giunte raccomandazioni agli alleati più fedeli perché spendano non soltanto il 2% del prodotto interno lordo ma “vadano oltre”, poiché “bisogna investire nelle capacità di produzione e rimpiazzare ciò che è stato fornito all’Ucraina dai magazzini degli alleati”. Gli alleati Nato dell’Europa orientale, come la Polonia e gli Stati baltici, vogliono che i paesi ritenuti più vicini a loro come il Regno Unito impegnino più truppe nella loro difesa in prima linea in risposta all’invasione russa dell’Ucraina e lo stesso Johnson ha fatto dell’Europa Orientale un pivot.

Tra inflazione e energia, di fatto, ora Hunt naviga a vista e se da qui al 31 ottobre non ci sarà una stabilizzazione della situazione anche la Difesa potrebbe risultare tra i settori sacrificati nella riduzione del sentiero di crescita. Wallace, assieme a Hunt, è dato come papabile per mantenere la posizione nel suo ruolo, ove resterebbe titolare della Difesa quarto governo consecutivo (dopo i due di Johnson e quello della Truss), dunque se Hunt dovesse operare tagli nella sua proposta di manovra lo scontro è destinato a continuare. Tanto che Wallace ha minacciato le dimissioni in caso di operazioni del genere.

L’obiettivo di crescita sostanziale della spesa britannica è funzionale anche a una mobilitazione industriale e produttiva a cui l’Europa non potrebbe restare indifferente e che risulterebbe capace di generare una leva notevole anche nelle spese di altri comparti nazionali nei Paesi-guida, dall’Italia alla Germania, per questioni di filiera, produzione e sviluppo. Dunque buona parte della crescita della spesa militare Nato è in mano alla manovra d’apertura britannica destinata a sortire i suoi effetti di lungo termine anche in un contesto di inflazione alta e di difficile risoluzione. Il Tesoro britannico ha insomma in mano una parte sostanziale del futuro delle spese militari europee già in vertiginoso aumento ma a cui Londra ambisce a dare una svolta ulteriore verso l’alto, in ottemperanza e anche superando i cardini Nato, come gli Usa vorrebbero. Sempre che la problematica situazione interna del Regno Unito lo permetta.