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“Non possiamo mica instaurare una specie di servizio pendolari tra la costa libica e e l’Italia”. A pronunciare queste parole non è l’ex ministro Matteo Salvini, né tanto meno il leader di una qualsiasi formazione cosiddetta sovranista in Europa. Si tratta del ministro dell’interno tedesco, Horst Seehofer. È questo il segno di un repentino cambio di toni e di linea della Germania il cui governo, da quando in Italia è operativo l’esecutivo giallorosso, non manca di rimarcare vicinanza al nostro paese in fatto di immigrazione. Ed adesso Berlino si fa promotore anche di un qualcosa che, fino a poco tempo fa, sembra un tabù: ossia, la riforma del trattato di Dublino. 

La proposta tedesca in vista del vertice di Malta

Il tempismo con cui viene lanciata la proposta tedesca, non è certo casuale: Horst Seehofer in un’intervista rilancia la volontà di presentare un piano che vada “oltre Dublino” al prossimo vertice maltese, proprio mentre il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier è a Roma in visita da Mattarella. E dal Quirinale, il presidente federale della Germania ripete ancora una volta: “L’Italia non sarà lasciata sola a gestire l’emergenza immigrazione nel Mediterraneo”. Sembra un assedio all’incontrario: prima si accusa a più riprese il nostro paese di essere disorganizzato e preso alla sprovvista sul fronte dell’immigrazione, oggi invece è proprio la Germania a ribadire a più riprese di non dover lasciare l’Italia da sola.

A Malta, il cui vertice del 23 viene convocato proprio su spinta tedesca, la Germania vuole proporre un primo superamento del trattato di Dublino. In poche parole, si vuol mettere in discussione l’attuale sistema che fa sobbarcare al paese di primo approdo ogni onere: soccorso, sbarco, controllo, domande di asilo e tutto il contesto burocratico che ne consegue. Berlino mette sul piatto la possibilità di una redistribuzione non più su base volontaria, bensì automatica, dei migranti. Un qualcosa che viene proposto dal nostro paese già da anni e da governi di diverso colore. A Malta si avvierà questa discussione, il cui culmine sarà l’8 ottobre con la presentazione delle consultazioni tra i vari ministri dell’interno dell’Ue nella riunione prevista quel giorno a Lussemburgo.

I dubbi sulla fattibilità della proposta

Quella tedesca però sembra più un’offensiva mediatica che altro, un vero e proprio bluff a voler essere precisi. Il tutto, probabilmente, per dare manforte ad un governo “amico” quale quello di Giuseppe Conte (versione giallorossa) in difficoltà dopo il repentino aumento degli sbarchi da quando si è re-insediato. Infatti, assodato che Dublino deve essere superata, il problema è adesso capire come. E non è detto che l’attivismo tedesco porti a trovare una quadra già nel vertice di Malta. Anzi, come anticipato nei giorni scorsi, in seno all’Europa emergono posizioni divergenti. C’è chi del superamento di Dublino non ne vuol sapere, come i paesi Visegrad (che non parteciperanno comunque alla riunione maltese), chi si dice favorevole ma a condizioni che di fatto rifarebbero cadere sempre sull’Italia gli oneri più importanti e gravosi dell’accoglienza.

È il caso della Francia, d’accordo con il meccanismo di redistribuzione automatica ma solo per i migranti che hanno diritto d’asilo, i quali costituiscono di gran lunga una minoranza tra chi sbarca. Peraltro, decidere se dare o meno l’asilo spetterebbe in ogni caso al paese di primo approdo. Parigi, che pure si mostra anch’essa profondamente affascinata dal nuovo corso italiano, non accetta il principio della rotazione dei porti che invece rappresenterebbe un primo grande passo per il superamento dell’attuale sistema.

Forse ciò che si potrebbe da subito applicare è l’idea, lanciata sempre dal ministro Seehofer, di iniziare un dialogo con i rappresentanti delle Ong proprio per evitare, come già citato ad inizio articolo, di “instaurare un servizio di pendolari tra la costa libica e l’Italia”. Ma dire questo, fino a poche settimana fa, avrebbe potuto significare essere additato come “poco umanitario” o, peggio ancora, “razzista”.

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