L’aereo da Tripoli è arrivato nella tarda serata di domenica 30 maggio. A Ciampino è stato Luigi Di Maio ad attendere a bordo della pista il premier libico Abdul Hamid Dbeibeh. Niente tappeti rossi, niente colpi di scena come ai tempi di Muammar Gheddafi. L’incontro tra il capo dell’esecutivo di Tripoli e il capo della diplomazia italiana in aeroporto è cordiale sì, ma sobrio. Di Maio oramai conosce Ddeibeh, i due si sono visti in almeno 4 o 5 occasioni, ma sempre in Libia. Adesso è la volta della prima visita in Italia in qualità di leader da parte dell’imprenditore misuratino, chiamato a traghettare il Paese nordafricano fino alle elezioni di dicembre, sempre ammesso che si riescano ad organizzare. Per il premier libico l’occasione è di quelle delicate: in ballo ci sono molti argomenti sia interni che riguardanti i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo.

Dall’immigrazione alla ricostruzione: i nodi della visita di Ddeibeh

Il premier libico ha avuto già modo di conoscere anche il principale interlocutore della visita romana, ossia il presidente del consiglio Mario Draghi. Quest’ultimo si è recato a Tripoli il 6 aprile scorso. Quell’incontro, il primo all’estero in qualità di capo dell’esecutivo per l’ex governatore della Bce, ha rilanciato un clima positivo lungo l’asse tra Roma e Tripoli. I due capi di governo, entrambi entrati in carica da poco nelle rispettiva capitali, hanno rilanciato alcune questioni chiave e hanno riannodato i fili del discorso tra Italia e Libia dopo mesi di tensioni. Oggi il clima, a distanza di nemmeno due mesi, è apparso un po’ diverso. C’è sempre l’ottimismo riguardo i rapporti tra i due Paesi, al tempo stesso però in poche settimane sono subentrate alcune difficoltà. Lo stesso Ddeibeh ad esempio non è riuscito a stabilizzare il fronte interno. Anzi, al contrario più volte il parlamento, che a marzo gli ha concesso una larga fiducia, gli si è dimostrato ostile. In Tripolitania le milizie continuano a controllare il territorio, nell’Est del Paese il generale Haftar continua a dettar legge.

C’è poi un fronte molto caldo, quello migratorio. In questi mesi le partenze dalla Libia sono aumentate del 25%, l’Italia è stata la prima meta dei barconi partiti dalle coste nordafricane. Una circostanza che ha destato allarme a Palazzo Chigi, per due motivi ben precisi: in primo luogo, in un contesto ancora contrassegnato dall’emergenza sanitaria, il massiccio aumento di sbarchi ha messo in difficoltà il sistema di accoglienza. In seconda battuta, a livello interno ogni gommone in più arrivato a Lampedusa è stato oggetto di polemiche tra le due anime contrapposte della maggioranza, ossia Pd e Lega. Draghi a Tripoli aveva elogiato il ruolo della Guardia Costiera libica, la quale effettivamente è entrata in azione riportando indietro più di diecimila migranti. Ma non è bastato ad evitare grattacapi all’Italia, da qui la necessità di ulteriori accelerazioni nel dialogo con Ddeibeh. C’è poi un’altra questione, quella relativa alla ricostruzione della Libia e al peso del nostro Paese sull’economia locale. Si parla di commesse, appalti e affari per diversi miliardi di Euro, con l’Italia spettatrice interessata anche sul fronte politico.

Draghi: “L’Italia sostiene la Libia”

L’incontro tra i due leader di governo ha avuto inizio poco dopo le 15:00 a Palazzo Chigi. Il vertice è durato circa due ore. Il bilancio conclusivo è stato stilato dagli stessi protagonisti: “L’Italia rimane al fianco della Libia – ha esordito in conferenza stampa Mario Draghi – sosteniamo il Paese in questa transizione complessa”. Un modo per ribadire un primo punto fermo: Roma deve essere in prima linea nel supporto a Tripoli per il raggiungimento definitivo del cessate il fuoco e nell’allontanamento dei mercenari, condizioni necessarie secondo Draghi per far ripartire poi il dialogo su tutti gli altri nodi affrontati. Il presidente del consiglio, prima di soffermarsi sull’immigrazione, non a caso ha parlato di altri temi considerati “vitali” nei rapporti con la Libia: “Abbiamo discusso – ha proseguito Draghi – della cooperazione in ambito sanitario, costruiremo nuovi ospedali e accoglieremo decine di bambini malati di cancro”. C’è poi anche il discorso relativo alla cooperazione sulla transizione ecologica, per il quale il capo dell’esecutivo di Roma ha annunciato la predisposizione di uno specifico memorandum di intesa. Un modo, ancora una volta, per affermare il ruolo di protagonista a cui l’Italia aspira, tra non poche difficoltà, in Libia.

Si è quindi poi arrivati al tema senza dubbio più atteso, quello cioè relativo all’immigrazione. Qui Draghi ha parlato dell’intenzione di puntare su alcuni aspetti specifici sul fronte migratorio: favorire i rimpatri dei migranti presenti in Libia, favorire corridoi umanitari e vigilare sul contrasto ai trafficanti. Impegni per i quali però, sempre secondo il presidente del consiglio, è necessario il coinvolgimento dell’Unione europea: “L’Italia continuerà a fare la sua parte in termini di risorse e capacità formative – ha affermato Draghi – ma serve un’azione dell’Ue determinata e rapida”. Molte quindi le argomentazioni messe sul piatto. Ma è ancora presto per valutare l’effettiva portata dell’incontro di queste ore. Ddeibeh, tornando a Tripoli, porterà con sé il sostegno del nostro Paese mentre, dal canto suo, Draghi spera in una più fattiva collaborazione sull’immigrazione. Soltanto nelle prossime settimane sarà possibile osservare se dalle parole odierne si sarà passati ai fatti. E il termometro, ancora una volta, sarà dato dal numero degli sbarchi lungo le nostre coste.

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