SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Il Belgio risente, ormai da diverso tempo, della difficile convivenza tra i fiamminghi e i valloni, le due principali comunità linguistiche del Paese. Le elezioni parlamentari più recenti, svoltesi nel maggio del 2019, hanno certificato quanto sia difficile far convivere spinte politiche opposte: nelle Fiandre (come ormai accade da alcuni turni elettorali) si sono imposti i movimenti nazionalisti e separatisti capeggiati dalla Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA) e dalla destra radicale del Vlaams Belang, mentre in Vallonia hanno trionfato i Socialisti ed i Verdi. L’impossibilità di formare un esecutivo ha portato a diversi mesi di stallo, che si è poi interrotto unicamente a causa della pandemia. Sophie Wilmès, l’attuale primo ministro, presiede un governo di minoranza che pare destinato ad avere vita breve.

Le Fiandre aspirano all’autonomia

L’unità del Belgio è a rischio, almeno stando ad un sondaggio realizzato tra il 9 ed il 28 aprile dalla compagnia VUB / UA: il lockdown, infatti, non è riuscito a mitigare le pulsioni separatiste dei fiamminghi ed il Vlam Belang è ormai il primo partito delle Fiandre. La destra radicale e separatista otterrebbe il 24,5% dei voti in caso di nuovi comizi elettorali mentre i nazionalisti più moderati dell’N-VA si fermerebbero al 20.3%. Il governo in carica ha il supporto di appena un quarto dei parlamentari e la formazione di un nuovo esecutivo è di vitale importanza per garantire la sopravvivenza politica dello Stato belga. I socialisti valloni e l’N-Va non riescono a dialogare e l’unica soluzione potrebbe essere quella di unire cristiano democratici, socialisti fiamminghi, liberali e Verdi. Qualora ciò si riveli impossibile non resterà che tornare alle urne: non è escluso che i separatisti fiamminghi possano ottenere la maggioranza assoluta dei seggi e ciò potrebbe trasformare il Belgio in una confederazione.

Il fronte nazionalista è spaccato

Il coronavirus può fungere da detonatore per il divorzio tra fiamminghi e valloni. Il Vlaams Belang ha fomentato gli istinti separatisti affermando che sono e saranno le ricche Fiandre a pagare il conto della crisi anche per la Vallonia mentre Theo Francken, membro dell’N-Va, ha ricordato come una rottura potrebbe essere imminente. Non tutte le voci dei nazionalisti vanno, però, nella stessa direzione: Bart De Wever, leader degli indipendentisti fiamminghi, ha proposto al Partito Socialista di formare un governo insieme. De Wever sostiene che entrambi gli schieramenti sono ostaggio dell’attuale esecutivo e che quindi dovrebbero pensare ad un nuovo progetto insieme. Non è chiaro se saranno i nazionalisti moderati o quelli radicali ad imporre la propria agenda politica ma l’evoluzione della pandemia e della crisi contribuiranno ad orientare la sensibilità dell’elettorato in un senso o nell’altro.

Il peso della malattia

Il coronavirus ha infettato almeno 58.061 persone in Belgio, un numero di casi totali piuttosto elevato se si pensa che la popolazione del Paese è di poco più di 11 milioni di abitanti. Il tasso di crescita delle nuove infezioni sta rallentando e la nazione sta affrontando l’uscita dal lockdown, iniziata il 10 e l’11 maggio, in maniera responsabile ed ordinata. Un nuovo allentamento delle misure restrittive ha avuto luogo a partire dal 18 maggio: i parrucchieri hanno riaperto così come le scuole, i musei, le attrazioni culturali ed i piccoli mercati. Le conseguenze economiche della pandemia saranno piuttosto marcate: il Prodotto Interno Lordo si è contratto del 3,9% nel primo trimestre del 2020 rispetto al trimestre precedente mentre alcuni settori strategici, come quello edile e quello dei servizi hanno fatto registrare tassi di decrescita rispettivamente del 6.6 e del 3.6%. I dati suscitano allarme ma bisogna ricordare che  fanno riferimento ad appena due settimane di lockdown ed i trimestri successivi faranno quasi certamente registrare perdite molto maggiori. Un quadro desolante che faciliterà l’emergere di tensioni separatiste.