Ucraina e Russia starebbero lavorando ad un nuovo scambio di prigionieri che possa portare alla liberazione di altri cittadini di Kiev e Mosca detenuti nei rispettivi Paesi. Questa notizia, confermata dalla presidenza ucraina, giunge a pochi giorni di distanza da un altro importante scambio di detenuti avvenuto tra le parti e conclusosi con il rilascio e rimpatrio di 76 cittadini ucraini e 124 russi. Queste misure sono destinate a rafforzare il clima di fiducia che si sta creando tra le due nazioni: una distensione che potrebbe portare alla fine del conflitto nel Donbass che, ormai da cinque anni, insanguina gli oblast di Donetsk e Lugansk ed ha provocato oltre tredicimila morti e gravi danni infrastrutturali e materiali in loco.

Un dialogo su più fronti

Il miglioramento dei rapporti tra Mosca e Kiev ha già portato reciproci benefici in ambito energetico: dopo lunghe trattative, infatti, le due parti sono giunte alla firma di un accordo, della durata di cinque anni, che garantirà il transito del gas russo verso l’Europa attraverso le infrastrutture ucraine. L’intesa è stata siglata in extremis, a ventiquattro ore di distanza dalla scadenza di quella precedente e consentirà alla Federazione Russa di continuare ad essere un un importante fornitore energetico del Vecchio Continente. Il presidente Zelensky, invece, ha affermato che il nuovo accordo porterà, nel corso dei suoi cinque anni di durata, almeno sette miliardi di dollari nelle casse di Kiev e che potrà essere prolungato per altri dieci anni. La crisi tra Mosca e Kiev, nata in seguito agli eventi del 2014 che hanno portato alla formazione di un governo filo occidentale in Ucraina ed al suo allontanamento dall’orbita della Russia, aveva messo a rischio l’intesa energetica destinata a scadere il primo gennaio del 2020. Il Cremlino, infatti, ha puntato molto, negli ultimi anni, sui gasdotti TurkStream e North Stream 2, destinati a passare rispettivamente attraverso il territorio turco ed il mar Baltico, per rifornire l’Europa di idrocarburi bypassando, al tempo stesso, il territorio ucraino.

Le prospettive

Il circolo virtuoso, generato dal riavvicinamento tra le parti in seguito all’elezione alla presidenza della repubblica di Volodymyr Zelensky, si sta allargando sempre di più e potrebbe sfociare quantomeno in una pacificazione del Donbass.

Restano, però, degli ostacoli. In primis bisognerà vedere se l’opinione pubblica ucraina continuerà ad accettare le aperture fatte, nel corso dei mesi, al Cremlino e ciò determinerà il campo d’azione del Capo di Stato ucraino e la velocità con cui potrà essere raggiunta un’intesa. La Federazione Russa, inoltre, non potrà continuare ad accettare l’avvicinamento di Kiev a Bruxelles e questa dinamica provocherà di certo delle tensioni nel prossimo futuro dato che sembra improbabile che la nazione post sovietica possa cambiare il corso delle sue relazioni internazionali. La situazione sul campo nel Donbass, infine, continua ad essere suscettibile agli eventi improvvisi ed alle crisi che potrebbero essere generate da un improvviso esacerbarsi delle ostilità tra le parti e ciò potrebbe complicare gli sforzi di pacificazione della regione. Il 2020, in definitiva, potrebbe essere l’anno della svolta e della definitiva conclusione del conflitto ma, al tempo stesso, non bisogna dimenticare che ancora molti imprevisti possono frapporsi sul cammino della pace.