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È scontro tra Unione europea e Stati Uniti su dossier caldissimi come l’Intelligenza Artificiale (IA) e la regolamentazione delle piattaforme social attraverso il controverso Digital Service Act (DSA). Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance non ha usato mezzi termini durante il suo intervento al vertice sull’Intelligenza Artificiale a Parigi, organizzato dal presidente francese Emmanuel Macron. Nel suo primo discorso all’estero da quando ha assunto l’incarico, Vance ha criticato duramente le politiche di regolamentazione dell’Unione Europea, prendendo di mira in particolare il Digital Services Act (DSA), definendolo un ostacolo alla libertà di espressione e un pericolo per l’innovazione tecnologica.

JD Vance smonta il DSA europeo

“Il Digital Services Act impone regole massicce sulla rimozione dei contenuti e sulla cosiddetta lotta alla disinformazione”, ha dichiarato Vance. “Ma chi decide cosa è disinformazione? Stiamo davvero dicendo a un adulto cosa può o non può leggere? È questo il futuro che vogliamo?”.

Il vicepresidente ha sottolineato che l’amministrazione Trump intende fare degli Stati Uniti il leader indiscusso e il gold standard nel campo dell’Intelligenza Artificiale, promuovendo un approccio basato su libertà e competitività. “Dobbiamo guardare a questa nuova frontiera con ottimismo, non con timore. L’eccessiva regolamentazione rischia di uccidere un’industria che ha il potenziale di trasformare il mondo”, ha aggiunto.

Macron ridimensionato (a casa sua)

Vance ha poi criticato altre normative europee, come il Digital Markets Act e il General Data Protection Regulation (GDPR), definendole “regole internazionali onerose” che rischiano di soffocare l’innovazione. Ha inoltre avvertito che le aziende tecnologiche statunitensi, di fronte a normative troppo stringenti, potrebbero semplicemente decidere di bloccare l’accesso agli utenti europei per evitare problemi legali.

“Se continuiamo su questa strada, rischiamo di creare un mondo frammentato, dove l’innovazione viene sacrificata in nome di un controllo eccessivo”, ha affermato. “Gli Stati Uniti non possono e non accetteranno che Governi stranieri stringano i bulloni sulle nostre aziende tecnologiche con presenza internazionale”.

Il discorso di Vance ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre alcuni leader hanno apprezzato la sua difesa dell’innovazione, altri hanno espresso preoccupazione per quello che sembra essere un rifiuto di qualsiasi forma di regolamentazione. Una cosa è certa: l’attacco di Vance al Digital Services Act segna un nuovo capitolo nel dibattito a distanza con l’UE, con gli Stati Uniti che si pongono come paladini della libertà tecnologica e l’Europa ancora alla volontà di voler censurare le opinioni scomode sulle piattaforme social.

Che cos’è il DSA e perché è problematico

l Digital Services Act (DSA) è una normativa dell’Unione Europea che, insieme al Digital Markets Act (DMA), mira – sulla carta – “a creare un ambiente digitale più sicuro e regolamentato”. Tra le priorità dichiarate ci sono la “protezione dei minori e la lotta alla disinformazione”, inclusa quella definita come “propaganda pro-russa”. Tuttavia, l’applicazione di queste regole solleva preoccupazioni sulla libertà di espressione, in quanto l’UE può obbligare le grandi piattaforme digitali a censurare contenuti ritenuti problematici. Se non rispettano le direttive, aziende come Facebook, X e Instagram rischiano multe fino al 6% del loro fatturato globale o addirittura il divieto di operare nell’UE. Il DSA lavora in sinergia con il “Codice di condotta sulla disinformazione”, imponendo alle piattaforme di segnalare regolarmente le misure adottate per contrastare le fake news, un meccanismo che molti esperti considerano arbitrario e potenzialmente pericoloso.

L’approvazione del DSA nell’agosto 2023 ha suscitato critiche da parte di 60 Ong, che hanno denunciato la possibilità che il regolamento venga usato per limitare la libertà di espressione, fino a bloccare intere piattaforme social, come suggerito in Francia dopo i disordini del 2023. Anche analisti come Jacob Mchangama evidenziano che, sebbene la legge imponga maggiore trasparenza ai social media, il rischio è che incentivi la rimozione indiscriminata di contenuti perfettamente legali, riducendo così lo spazio di discussione online.

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