I Verdi europei tifano Kamala e chiedono alla verde Usa Stein di ritirarsi. Ma lei non ci sta

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I Verdi europei e quelli di oltre Atlantico sono intenti a un duro braccio di ferro dopo che, nella giornata del 31 ottobre, i partiti rappresentati al Parlamento europeo nella galassia ecologista hanno chiesto a Jill Stein, la candidata alla presidenza del Green Party of the United States, di ritirarsi dalla corsa e appoggiare Kamala Harris. Il motivo? Fare barrage contro Donald Trump, ritenuto dai Verdi europei una minaccia ai diritti dell’ambiente, delle minoranze Lgbt, dei diritti civili.

“L’Europa ha bisogno di Kamal Harris come presidente”, notano i Verdi europei, sottolineando che “le politiche climatiche richiedono istituzioni democratiche, che rischiano di essere smantellate se Trump sarà eletto”. L’appello non manca di ambiguità: dopo un lungo preambolo sulla necessità di Kamala Harris come prossimo comandante in capo degli Usa, i Verdi europei prendono inaspettatamente le distanze dalla controparte di oltre Atlantico, sostenendo di essere diversi da loro per le “loro relazioni con leader autoritari” e per le “serie divergenze politiche su temi chiave come la risposta alla guerra in Ucraina”, su cui Stein si è sempre detta anti-interventista.



Curiosa missiva, quella che viene redatta prendendo le forme della comunicazione a un partito-fratello, che con Stein al timone ha conquistato 1,5 milioni di voti nell’ultima candidatura della 71enne di origine ebraica, nel 2016, e si presenta accreditato dell’1-1,5% dei suffragi in molti Stati chiave che potrebbe essere decisivo per far pendere l’ago della bilancia a favore di Trump.

La lettera, inoltre, sembra dimenticare quello che è il maggior punto di contatto su cui, invece, buona parte dei Verdi europei dovrebbe riconoscersi in Stein: la sua netta, chiara e continua campagna contro l’amministrazione Usa di cui Harris fa parte per il sostegno a Israele nella guerra a Gaza, vero fattore determinante della sua popolarità. Stein sta facendo una campagna di testimonianza attiva: in una dichiarazione ufficiale i Verdi Usa hanno detto che “stanno ottenendo il sostegno degli americani che sono inorriditi dagli aiuti militari degli Stati Uniti per la pulizia etnica e lo sterminio dei civili di Gaza da parte di Israele”. Aggiungendo che “un gran numero di elettori si rifiuta di votare per qualsiasi candidato che sia favorevole a maggiori aiuti per il genocidio o esiti a chiedere un cessate il fuoco immediato, il che descrive sia Harris che Donald Trump”.

La presa di posizione dei Verdi europei sembra riecheggiare la martellante campagna del Partito Democratico Usa, segnalata da Time, per mettere all’angolo i candidati “terzi” che possono drenare voti dal partito dell’asinello. I Verdi Usa lamentano alle controparti europee un’assenza di comunicazioni dirette e nella risposta vanno al nocciolo del problema: i membri del Green Party of the Usa “sono rimasti costernati dal silenzio o dalla complicità dei Verdi europei in risposta alle politiche di apartheid di Israele, all’occupazione illegale delle terre palestinesi e alle atrocità a Gaza”.

Qui la presa di posizione appare diretta principalmente al partito-guida della coalizione ecologista in Europa, i Grunen tedeschi seconda forza del governo di Olaf Scholz, la cui esponente di punta nella coalizione, il ministro degli Esteri Annalena Baerbock, ha impostato una politica radicalmente pro-Israele e di recente ha minimizzato il valore politico del massacro di civili a Gaza da parte delle forze armate di Tel Aviv. Sul tema una piccola eccezione è stata rappresentata da Europa Verde, formazione di riferimento dell’ecologismo italiano alleata a Sinistra Italiana nella coalizione Avs (Alleanza Verdi-Sinistra), sorpresa delle ultime Europee. Commentando il risultato vicino al 7% di Avs, il segretario dei Verdi Angelo Bonelli ha a giugno indicato come obiettivo quello di “mettere un vero discorso sulla pace al centro del dibattito politico decisiva per il nostro futuro”, rivendicando “la nostra posizione coerente di condanna del massacro indicibile subito dal popolo palestinese”, del resto premiata dall’elettorato giovanile italiano che ha incoronato Avs come formazione più votata. Ma, alla prova dei fatti, anche Europa Verde ha firmato l’appello a Stein. Segno ulteriore di una carenza di comunicazione tra le due sponde dell’Atlantico che sicuramente indebolisce la solidità globale dei Verdi in tempi decisivi per l’applicazione delle loro politiche e agende.