A dispetto del freddo di stagione, che porterà con sé tutti i disagi dell’inverno britannico, il clima che aleggia sulla campagna elettorale inglese è rovente. E lo è al punto che la polizia ha deciso di alzare il livello di guardia.

I troppi episodi di violenza e minacce, anche frutto di un dibattito politico che ha esacerbato gli animi dentro e fuori dal parlamento, hanno spinto le forze dell’ordine ad intervenire dedicando un team speciale di agenti ad ascoltare, seguire l’attività e studiare le eventuali denunce presentate dai candidati. Questi ultimi hanno quindi ricevuto un vademecum: otto regole per adottare comportamenti a tutela della loro incolumità e per proteggere tutti coloro che saranno direttamente impegnati nella campagna elettorale, almeno fino al voto del 12 dicembre. Ma non è tutto.

La decisione dell’Npcc, l’organo di coordinamento delle forze di polizia, si è resa necessaria a difesa degli attori di quello che potrebbe diventare – ma non è garantito sarà – l’epilogo di una lunga fase politica di incertezza e insofferenza che si è aperta con il referendum del 2016. Quello sulla Brexit.

Sì, perché, sebbene i partiti impegnati nella campagna elettorale stiano rispolverando tutti i temi legati alla politica interna per ricompattare il voto di un elettorato stanco e quanto mai volatile, l’uscita dall’Ue resta la questione dominate per il 60% degli inglesi.

Stando al rilievo condotto da Ipsos Mori Issues Index, infatti, la Sanità è al secondo posto nelle preoccupazioni britanniche per il 39% della popolazione, criminalità e sicurezza sono al terzo posto con il 25%, l’inquinamento, dopo l’istruzione, è quarto per il 19%.

Questo significa che, oltre ai temi del tradizionale confronto e scontro politico, cioè le questioni identitarie e caratterizzanti per i diversi partiti e per il loro elettorato, oggi a restare centrale è ancora la Brexit. Una questione altamente divisiva, che negli anni ha piegato la Gran Bretagna a metà riacutizzandone debolezze e frustrazioni, con conseguenze anche drammatiche.

Nessuno nel 2016 si sarebbe aspettato un caos simile, che si è presentato con la peggiore delle premesse: l’omicidio della deputata Jo Cox, impegnata contro la Brexit, a pochi giorni dal referendum. La Labour, vittima di un delitto equiparato ad un attacco terroristico, è stata uccisa spietatamente da Thomas Mair, 53enne, disoccupato e condannato con il carcere a vita. L’uomo, ritenuto un estremista spinto dall’ideologia neo nazista, le ha sparato tre colpi di fucile in viso e sul petto per poi accanirsi su di lei con un pugnale al grido di “Britain First”, “prima la Gran Bretagna”.

Dopo l’uccisione di Jo Cox, il parlamento ha istituito un’unità alla quale i deputati possono rivolgersi per denunciare situazioni critiche o per chiedere informazioni se non addirittura aiuto.

Ma la polizia, alla luce dell’impennarsi progressivo degli episodi di intolleranza e per dare sostegno anche chi si candida per la prima volta, ha deciso di spingersi oltre. L’allerta è alta.

Come si è arrivati a questo punto

Non è nelle intenzioni delle forze dell’ordine voler “interferire con le libere dinamiche democratiche né voler smorzare l’entusiasmo dei candidati”, ma le precauzioni suggerite, spiegano dall’Npcc, “si sono rese necessarie” per far fronte ai forti segnali di rischio e rispondere ai diversi fenomeni che si sono già verificati.

Non è casuale, infatti, la richiesta indicata nell’ultimo punto del vademecum in distribuzione, che invita i candidati a moderare il linguaggio e abbassare i toni.

La polizia ha spiegato che “opinioni anche molto diverse sono la caratteristica di una democrazia forte”, ma queste non devono mai oltrepassare la linea, correndo il rischio di trasformarsi in un crescendo di abusi, atti criminali, aggressioni o peggio, disordini.

Nella conferenza stampa dello scorso settembre, gli agenti avevano già evidenziato la stretta relazione tra quello che accadeva in parlamento e le ripercussioni fuori, tra la gente.

Boris Johnson, famoso per le sue intemperanze anche dialettiche, ha sempre usato atteggiamenti e un linguaggio di metafore forti che gli sono valsi l’accusa, da parte degli avversari e dei suoi ex compagni di partito, di “istigare alla violenza”.

La sua leadership spregiudicata ha drammatizzato lo scontro dando vita, tra le altre, ad espulsioni e redde rationem nel suo stesso partito.

Nei giorni successivi alla riapertura del parlamento – grazie ad una sentenza della Corte Suprema che ha giudicato illegittima la decisione di Johnson di chiudere per cinque settimane – è arrivata anche la richiesta di proroga dell’estensione dei termini dell’uscita dall’Ue dal 31 Ottobre 2019 al 31 Gennaio 2020. Tutte situazioni di grande tensione che lo hanno spinto a distribuire colpe e responsabilità ovunque e senza usare mezzi termini.

Così, il cosiddetto “Benn Act”, che prevedeva l’estensione dei tempi per evitare l’uscita dall’UE senza un accordo, è stato ribattezzato “Atto di resa” (“Surrender Act”) e il parlamento in stallo, senza una maggioranza, è diventato uno “Zombie”.

Situazioni, espressioni e immagini che hanno soffiato vento sul fuoco di un Paese già altamente infiammabile. Un boomerang per la politica.

In quegli stessi giorni, solo per fare un esempio, la deputata Jess Phillips ha aperto la discussione sull’uso del linguaggio in aula accusando il Primo Ministro di usare una strategia per dividere il Paese. Come conseguenza, da quel giorno, Phillips ha denunciato di aver ricevuto numerose minacce, anche di morte. “Ti troveranno morta in un fosso” se non permetterai al parlamento di portare a casa la Brexit, recitava una di queste. Johnson, interpellato sulla questione, ha espresso condanna.

Ma le cronache di quei giorni ricordano anche la burrascosa uscita da Westminster del leader della House of Commons, Peter Rees-Mogg, il 19 Ottobre scorso, accompagnato dal figlio di 12 anni che, tra il pubblico, aveva assistito al dibattito in aula. I due sono stati aggrediti dai manifestanti anti Brexit al grido di “vergogna” e scortati dagli agenti fino a casa, a pochi passi da lì.

Stessa sorte è toccata ad altri deputati Conservatori, come Michael Gove, anch’egli scortato da dodici agenti di polizia. L’editorialista del Daily Mail e moglie di Gove, Sarah Vine, ha commentato: “Che nessuno abbia grande simpatia per i politici è cosa nota, ma questo è quello che succede a fare politica in Gran Bretagna oggi.”

Insomma, mentre nella House of Commons si discuteva animatamente, fuori dall’aula aumentavano i crimini istigati dall’odio, esattamente come avvenne nel 2016, quando episodi di xenofobia e razzismo vennero denunciati lungo tutto il Paese.

La denuncia di Hillary Clinton

Di questi giorni, la notizia dell’arresto di una persona condannata ad un anno per l’invio di lettere minatorie all’indirizzo della deputata Anna Soubry. “Cox è stata la prima, tu sarai la prossima”, le parole spedite da un 55enne all’ufficio della deputata che alle prossime elezioni correrà per l’Independent Group for Change.

Questo è solo l’ultimo episodio, ma ciò che da tempo appare ormai chiaro è che, in questo clima di rabbia e disperazione, chi paga il prezzo più alto è la classe politica femminile.

L’ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton, ospite al King’s College di Londra, si è detta particolarmente colpita dall’alto numero di deputate che hanno deciso di fare un passo indietro e non ricandidarsi perché spaventate o minacciate. La Clinton ha denunciato il grande rischio che corre la Gran Bretagna sempre più sull’orlo di una deriva “autoritaria” che, in questo Paese, tocca soprattutto le donne.

I “seminatori di odio” sia di destra che di sinistra, ha spiegato, rappresentano “un grande rischio per la democrazia”. Il punto grave, per l’ex Segretario di Stato, non è solo il disagio sofferto da chi è esposto a pericoli nell’adempimento del suo ruolo istituzionale. Intimidire persone, democraticamente elette per svolgere una funzione, significa portare il Paese sulla strada del “fascismo”.

Netta, quindi, la condanna della Clinton al clima di misoginia presente nella politica britannica dove alcune deputate hanno ricevuto minacce dirette alle loro famiglie e ai loro figli. Certo, odio e pregiudizio sono sempre esistiti, ha ammesso, ma l’amplificazione genera un drammatico effetto a catena.

Da qui, il dito puntato contro il ruolo svolto dai social media, cassa di risonanza giudicata responsabile di moltiplicare odio e rabbia “al punto da arrivare all’omicidio di Jo Cox, vittima di un assassinio politico”.

La stagione non aiuta

Se normalmente la chiamata alle urne si avvale del clima complice di stagioni miti, questa volta, come accadde nel 1923, gli inglesi dovranno munirsi di tanta volontà e forte passione civica per impegnarsi come volontari nel fare campagna elettorale e per decidere di uscire di casa per andare a votare. 

Dicembre non regala alcuna clemenza e dopo le inondazioni, che già hanno colpito duramente alcune aree del Paese, arriveranno anche la neve, i venti gelidi e soprattutto il buio.

Tutte queste avversità climatiche priveranno i candidati di molte occasioni di incontro pubblico con la cittadinanza intorno ai gazebo o sotto ai palchi dei comizi; situazioni impossibili da proporre in inverno a certe latitudini.

In alcune aree montuose della Scozia, ad esempio, è possibile ritrovarsi in località dove non c’è nemmeno l’illuminazione stradale. Che dire poi delle isolette che hanno collegamenti rarefatti e subordinati alle condizioni climatiche già difficili per i residenti, estreme per i candidati, proibitive per i volontari.

Come conseguenza, in certi territori sarà più complessa, ancorché necessaria, anche l’attuazione del piano B: puntare tutto sul “canvassing”.

L’azione di volantinaggio e l’attività di persuasione porta a porta sono i riti elettorali fondamentali per vincere nei collegi uninominali dove un voto in più sull’avversario fa la differenza e manda l’eletto dritto a Westminster. Abitualmente, questa attività si concentra nelle ore serali, dopo il lavoro.

In un Paese dove, partendo da Nord, dalle 15 in poi scende il buio, il “canvassing” presenta sensibili elementi di rischio per tutti, anche perché difficilmente si troverà qualcuno disposto ad aprire la porta a degli sconosciuti.

Al di là delle criticità idrogeologiche e climatiche, dunque, questo scenario espone a rischi contro i quali la polizia ha invitato i candidati e i volontari alla massima prudenza. Il punto è: allerta alta, non solo per il clima invernale ma anche per quello politico.

I candidati non dovranno mai muoversi da soli, dovranno informare sempre lo staff di quali saranno le loro tappe e i loro spostamenti. Quando in movimento, dovranno assicurarsi di avere la batteria del cellulare sempre carica e sarebbe infine opportuno evitare di fornire informazioni sensibili su vita privata e famiglia, se non strettamente connesse all’attività politica.

Una bella retromarcia, questa, rispetto alla progressiva “umanizzazione” dei politici a caccia di “like” che i social media da tempo, soprattutto in Italia, ci hanno raccontato in ogni situazione possibile. Li abbiamo visti mangiare, fare sport, li abbiamo visti anche in camera da letto, oppure impegnati in attività quotidiane come la cucina o i giochi con i figli per regalarci un’immagine più “vicina al popolo” e possibilmente simpatica…

In Gran Bretagna, le pene per chi verrà giudicato colpevole di stalking, minacce, aggressioni, calunnia e vandalismo e di tutti gli atti criminali legati alla campagna elettorale e riconducibili ad un dissenso politico spinto oltre i limiti tollerati dalla legge, saranno molto severe.

L’allerta terrorismo nel Regno Unito

A fronte dell’aumento dell’allerta sicurezza lanciato dalla polizia sulla campagna elettorale, il Joint Terrorism Analysis Centre, l’organizzazione di intelligence del Servizio di sicurezza del Regno Unito, ha informato il governo che, il livello di rischio terrorismo per il Paese è stato abbassato da “forte” a “consistente”. Un punto in meno in una scala di cinque che, per la prima volta in cinque anni, pone il Paese a metà in una classifica che valuta la minaccia di attacchi terroristici da “altamente improbabile” ad “altamente probabile e imminente”.

Il Segretario di Stato per gli Affari Interni, Priti Patel, lo ha comunicato senza grandi entusiasmi perché, ha specificato, questo non significa che il rischio sia scongiurato dato che il livello rimane comunque alto. La minaccia può essere generata internamente o esternamente, può essere di matrice di estrema destra come di estrema sinistra e oggi indica una sostanziale stabilità.

Se fino ad ora i fattori di rischio più concreti erano legati al terrorismo di matrice islamista, ora, è quello di estrema destra a crescere molto velocemente, ha spiegato Priti Patel indicando un rapporto di 16 per la ideologia islamista a 8 per l’estrema destra, così come evidenziato nel rapporto che studia il fenomeno a partire dal Marzo 2017.

Esattamente la stessa situazione di allerta che si registra, secondo quanto riportato dal Guardian, nelle investigazioni dell’antiterrorismo che segue la situazione interna, anche in relazione all’allarme generato dalle tensioni nel clima politico. I controlli, per individuare possibili minacce legate a fenomeni di estremismo di matrice islamista o di estrema destra, sono stati molto intensificati.

Accuse di islamofobia, antisemitismo, fascismo e segnali di crescente intolleranza stanno macchiando la storia recente della grande democrazia britannica alle prese con la Brexit, evidentemente, non la causa di tutti i mali ma semplicemente il sintomo di un disagio che ha saputo gridare con più forza le sue ragioni.