La capitale del sovranismo, in Europa, è Karlsruhe una cittadina di 300mila anime del Baden-Wurttemberg, la “Citta del diritto” vicina ai confini con la Francia. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Karlsruhe ha ospitato la sede della Bundesverfassungsgericht, la Corte costituzionale tedesca, e la Corte di giustizia federale (Bundesgerichtshof), titolari rispettivamente del potere di indirizzo sulla giustizia istituzionale e su quella civile tedesca.

Perché parliamo di istituzioni “sovraniste”? Perché attraverso gli strumenti del diritto incarnati nelle istituzioni basate a Karlsruhe la Germania ha sempre legittimato di fatto la sua leadership in Europa, ricordando che il diritto interno ha preminenza sull’ordinamento comunitario decidendo come e in che forma i condizionamenti delle norme europee possano avere un impatto in Germania. Berlino ha fissato amministrativamente e giuridicamente il non plus ultra e, dunque, il gradiente dell’applicabilità del diritto comunitario, facendo scuola al resto dell’Unione per la sua influenza centrale nel Vecchio continente.

Nella giornata del 5 maggio, la Corte Costituzionale dovrà deliberare la conformità con il diritto tedesco del piano di espansione monetaria e di acquisto titoli varato dalla Banca Centrale Europea a motivo, in particolare, della concentrazione degli acquisti su titoli di alcuni Paesi come l’Italia. Se venisse segnalato un vizio di incostituzionalità dell’utilizzo di risorse “finanziate” anche attraverso il contributo della Bundesbank, per l’Europa scatterebbero, scrive Il Tempo, “sicure conseguenze sull’acquisto di titoli da parte della Bundesbank: la portata dell’ impatto, per ora non pienamente prevedibile, potrebbe essere comunque pesante, anche per lo stimolo a comportamenti imitativi da parte di paesi in questo campo notoriamente ‘satelliti’ della Germania”.

Una scelta “pragmatica”, per Karlsruhe, sarebbe un via libera condizionato alla vigilanza da parte del governo di Angela Merkel sul comportamento delle istituzioni europee. Cosa che, è bene ricordarlo, di fatto avviene: non a caso la Cancelliera è risultata la grande vincitrice del round negoziale basato su Eurogruppo e Consiglio europeo, al termine del quale è passata la linea di affidare a tre istituzioni a guida tedesca (Commissione, Mes e Bei) la ricostruzione dell’Europa dopo la crisi del coronavirus.

Pur centrale in Europa, la Germania ha sempre ben fissati i confini della superiorità del suo ordinamento e del suo interesse nazionale su quello europeo. La Corte Costituzionale, ad esempio, ha tenuto col fiato sospeso l’Europa nel 2012 prima di dare il via libera al Fiscal Compat e al Mes, approvando al contempo le operazioni straordinarie della Bce a patto che essero fossero vincolate a limiti temporali, quantità e distanza dal momento di emissione. Sviluppi messi ora in dubbio dal nuovo corso dell’Eurotower, su cui le autorità tedesche dovranno esprimersi. Per la Germania la natura di istituzione costituzionale della Bundesbank giustifica l’intervento giuridico volto a dare semaforo verde all’ordinamento europeo in nome della tutela dei risparmi dei cittadini tedeschi.

Cos’è in fondo il sovranismo se non la volontà di piegare alla priorità dell’interesse nazionale i condizionamenti politici, sociali ed economici che influiscono sulla vita di uno Stato? C’è chi il sovranismo lo predica e chi, come la Corte di Karlsruhe, lo esercita attivamente. Proprio per questo Berlino riesce a essere centrale in Europa: perché è padrona delle regole, decisiva nella sua scrittura, selettiva nella sua applicazione, decisiva nella definizione del perimetro della loro validità. Recedere dal principio secondo cui è l’ordinamento nazionale a dover avere priorità è sempre un grave problema, come insegnano troppi cedimenti italiani sul tema.

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