Il presidente russo Vladimir Putin sta pianificando una visita in Turchia nella prima settimana di gennaio. A riferirlo è stato Ibrahim Kalin che lavora nell’amministrazione presidenziale di Ankara. Nel corso dell’incontro con l’omologo Recep Tayyip Erdogan verranno trattati temi come il gasdotto Turkstream, destinato a trasportare il gas russo verso la Turchia e l’Europa meridionale e i dettagli dell’accordo raggiunto tra Turchia e Federazione russa in merito al ritiro del gruppo di guerriglieri curdo-siriani dello Ypg dalla frontiera con Ankara. Le relazioni tra le parti non sono sempre state facili in particolare perché lo scenario siriano le vede perseguire interessi opposti: il Cremlino è il partner più stretto di Bashar al Assad e lo ha supportato nel corso della guerra civile siriana consentendone la vittoria, Erdogan, invece, si è schierato con l’opposizione e ha pessimi rapporti con Damasco.

La questione energetica

Gli interessi reciproci in ambito energetico possono costituire, di certo, una spinta che faciliti un riavvicinamento tra Ankara e Mosca. La Turchia, infatti, è la seconda maggiore importatrice di gas russo dopo la Germania e i suoi crescenti bisogni energetici aumentano l’importanza di Turkstream. Ankara potrà inoltre beneficiare, grazie alla costruzione di un secondo ramo del gasdotto, di poter diventare uno snodo fondamentale per l’esportazione degli idrocarburi russi verso l’Europa sudorientale, guadagnando miliardi di dollari. Turkstream potrà iniziare ad operare alla fine del 2019 ed insieme al progettato Nordstream 2, che attraverserà il Baltico, fornirà il prezioso gas russo ai tanti Stato europei che ne hanno bisogno, bypassando in questo modo l’Ucraina e causando perdite significative dei diritti di transito alle casse di Kiev. La politica diplomatica russa può così sfruttare le grandi risorse energetiche del Paese a suo vantaggio e Ankara è pronta a beneficiare di queste dinamiche.

La Siria

La Federazione russa e la Turchia hanno raggiunto un accordo, alla fine di ottobre, per porre fine all’incursione di Ankara nel nord della Siria e per facilitare il ritiro dei militanti curdi dello Ypg dall’area. Secondo i termini concordati, infatti, le forze turche avrebbero potuto continuare a controllare i territori occupati nel nord della Siria mentre le forze curde, sotto la supervisione di Mosca e Damasco, avrebbero avuto 150 ore per ritirarsi ad almeno trenta chilometri di distanza da buona parte della frontiera tra Siria e Turchia.

L'avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)
L’avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)

Il successo dell’intesa ha portato benefici tanto a Mosca, che ha rafforzato il predominio sull’area quanto ad Ankara, che ha raggiunto lo scopo di eliminare la presenza dell’Ypg ( che ritiene un’organizzazione terroristica). L’implementazione dell’accordo deve essere garantita dai pattugliamenti congiunti dell’esercito turco e russo: uno sviluppo simbolico e altamente significativo.

La Turchia, dopo aver dovuto accettare l’esito della guerra civile siriana e il conseguente smacco strategico, è almeno riuscita a soddisfare l’aspirazione di allontanare gli odiati nemici curdi dello Ypg. Il dialogo o quantomeno la collaborazione con Mosca sarà fondamentale per consentire ad Ankara di raggiungere il proprio obiettivo strategico. L’attivismo diplomatico russo, che ha portato il Paese ad ottenere il massimo beneficio dal conflitto siriano ed a rinsaldare in un certo senso i legami con Ankara, si è dimostrato vincente e rientra nel più generale rilancio del Paese sullo scenario mondiale.

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