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Taliban go to Oslo: la scorsa domenica una delegazione talebana guidata dal ministro degli Esteri ad interim Amir Khan Muttaqi ha avviato tre giorni di colloqui a Oslo con funzionari dei governi occidentali e rappresentanti della societĂ  civile afgana, nello specifico attiviste per i diritti delle donne, difensori dei diritti umani ed esponenti della diaspora afgana. Zabihullah Mujahid, viceministro afgano della cultura e dell’informazione, ha affermato che Muttaqi spera vivamente di tenere incontri separati con la delegazione statunitense e colloqui bilaterali con i rappresentanti europei.

Nelle stesse ore di lunedì, mentre è in corso il clou della visita, il governo russo ha smentito le notizie di diversi media, secondo cui una delegazione talebana e una di rappresentanti del Fronte di resistenza nazionale afgano sarebbero arrivate a Mosca per negoziati. Lo ha affermato il rappresentante speciale del presidente russo per l’Afghanistan e direttore del Secondo dipartimento asiatico del ministero degli Esteri, Zamir Kabulov. In precedenza, un certo numero di organi di stampa, citando fonti anonime, avevano riferito che rappresentanti talebani, tra cui il ministro della Difesa afgano Mohammad Yacoub ed il vice primo ministro del Paese Abdul Ghani Baradar, fossero nella capitale russa per incontrare i leader della resistenza Amrullah Saleh e Ahmad Shah Massoud.

La prima visita in Europa dopo il ritorno al potere

Nella loro prima visita in Europa da quando sono tornati al potere ad agosto, i talebani hanno incontrato rappresentanti di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Unione Europea e Norvegia.

I 15 membri della delegazione, tutta al maschile, sono arrivati ​​sabato a bordo di un aereo noleggiato dal governo norvegese, non nuovo a missioni diplomatiche di questo tipo. Tra loro c’è Anas Haqqani, leader della fazione piĂą temuta e violenta del movimento talebano, la rete Haqqani, responsabile di alcuni degli attacchi piĂą devastanti in Afghanistan. La sua partecipazione è stata pesantemente criticata sui social e nelle piazze europee: durante il fine settimana si sono svolte numerose proteste in tutta Europa. “Non si parla con i terroristi” è stato lo slogan dei manifestanti a Oslo.

L’iniziativa ha diviso anche gli afgani: alcuni sottolineano l’importanza di coinvolgere i talebani; altri insistono sul fatto che i talebani non dovrebbero essere invitati nelle capitali europee mentre violano sistematicamente i diritti umani in patria, riferisce Lyse Doucet della Bbc.

“Rompere il ghiaccio”

Obiettivo principale? Spingere i talebani a cedere sui diritti umani, delle donne in primis, per scongelare gli aiuti umanitari in serbo per l’Afghanistan, che ammonterebbero a quasi dieci miliardi di dollari da destinare al ripristino della macchina burocratica statale e ad aiuti alimentari (la fame ora minaccia 23 milioni di afgani, ovvero il 55% della popolazione).

Quale sarebbe, tuttavia, il significato diplomatico della missione? Un’accoglienza tra pares? Un riconoscimento? Oppure una Canossa talebana? Nessun Paese ha ancora riconosciuto il governo talebano e il ministro degli Esteri norvegese Anniken Huitfeldt ha sottolineato che i colloqui “non rappresenterebbero una legittimazione o un riconoscimento” ma, come ha sostenuto venerdì il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, “sarebbe un errore sottoporre il popolo afghano a una punizione collettiva solo perché le autorità de facto non si comportano correttamente”.

Dell’incontro trapelano ancora poche informazioni, alcune delle quali filtrate da attivisti e giornalisti: l’attivista femminista Jamila Afghani ha dichiarato all’agenzia di stampa Afp che i negoziatori hanno mostrato “buona volontĂ ” e che si possa parlare, a ragion veduta, di rottura del ghiaccio. I talebani “hanno mostrato buona volontĂ … Vediamo quali saranno le loro azioni, in base alle loro parole”, ha dichiarato l’attivista. Nel frattempo, il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha dichiarato in un tweet: “Tutti gli afgani devono lavorare insieme per migliori risultati politici, economici e di sicurezza”.

Cosa vogliono i talebani, cosa chiede l’Occidente

“Chiediamo loro di sbloccare i beni afgani e di non punire i comuni afgani a causa delle visioni politiche”, ha affermato il delegato talebano Shafiullah Azam. “A causa della fame, a causa dell’inverno mortale, penso che sia tempo che la comunitĂ  internazionale sostenga gli afgani, non li punisca a causa delle loro controversie politiche”. Le Nazioni Unite sono riuscite a fornire una certa liquiditĂ  e hanno permesso all’amministrazione talebana di pagare le importazioni, compresa l’elettricitĂ . Ma dal Palazzo di Vetro arriva anche l’allarme piĂą inquietante: le Nazioni Unite hanno avvertito che ben 1 milione di bambini afgani rischiano di morire di fame e la maggior parte dei 38 milioni di persone del Paese vive al di sotto della soglia di povertĂ .

Di fronte alla richiesta di fondi da parte dei talebani, è probabile che le potenze occidentali mettano i diritti delle donne e delle ragazze in Afghanistan in cima alla loro agenda, insieme alla ricorrente richiesta dell’Occidente che l’amministrazione talebana condivida il potere con i gruppi etnici e religiosi minoritari dell’Afghanistan. Da quando sono saliti al potere a metĂ  agosto, i talebani hanno imposto restrizioni diffuse, molte delle quali rivolte alle donne. Le donne sono state bandite da molti lavori al di fuori dei campi della salute e dell’istruzione, il loro accesso all’istruzione è stato limitato oltre la prima media e le è stato ordinato di indossare l’hijab. I talebani, tuttavia, si sono fermati prima di imporre il burqa, che era obbligatorio quando in precedenza governavano l’Afghanistan negli anni ’90. I talebani hanno preso di mira sempre piĂą i gruppi per i diritti umani, così come i giornalisti, detenendo e talvolta picchiando le troupe televisive che seguivano le manifestazioni.

La delegazione statunitense, guidata dal Rappresentante speciale per l’Afghanistan Tom West, ha dichiarato, nel frattempo, che intende discutere “la formazione di un sistema politico rappresentativo; risposte alle urgenti crisi umanitarie ed economiche; problemi di sicurezza e antiterrorismo; e i diritti umani, in particolare l’istruzione per ragazze e donne”, secondo una dichiarazione rilasciata dal Dipartimento di Stato americano.

Il divario percettivo

Al termine della prima giornata di colloqui, un funzionario talebano ha dichiarato all’agenzia di stampa AP che gli incontri sono stati un “passo per legittimare il governo afghano”, una dichiarazione che sottolinea un profondo divario percettivo circa l’incontro. “Questo tipo di invito e comunicazione aiuterĂ  la comunitĂ  europea, gli Stati Uniti o molti altri paesi a cancellare l’immagine sbagliata del governo afghano”, ha aggiunto il funzionario.

Nessun Paese ha ancora riconosciuto i talebani, anche se alcuni hanno adottato misure per normalizzare i rapporti con il gruppo. I talebani si sono recati in Russia, Iran, Qatar, Pakistan, Cina e Turkmenistan per cercare di stabilire relazioni formali. Venerdì, l’Unione Europea ha ristabilito una “presenza minima” in Afghanistan per facilitare le operazioni di aiuto umanitario, ha affermato Peter Stano, portavoce della Commissione Europea per gli Affari Esteri. Stano ha sottolineato che l’operazione “non deve in alcun modo essere vista come un riconoscimento” del regime talebano. Le prossime ore saranno cruciali per confermare-o smentire- un’edulcorazione eventuale della linea dura dei talebani.

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